martedì 14 ottobre 2008

Don Ciotti: "La lotta alle mafie non è una priorità del paese"

Al via lo scorso 12 ottobre la dodicesima edizione della Carovana antimafie: cento tappe in due mesi per parlare dell'emergenza criminalità organizzata.
Il fondatore di Libera: "Inquietante che in questo clima la Commissione antimafia non sia ancora insediata e operativa". Beni (Arci): "Pericoloso arretramento"
di Claudia Fusani - Fonte: la Repubblica.it

ROMA, 13 ott. - "E' inquietante che in un paese dove governo e parlamento sono velocissimi nell'approvare provvedimenti che riguardano gruppi ristretti di persone, lo stesso governo e lo stesso parlamento, ad oltre cinque mesi dal loro insediamento, non siano ancora riusciti a far partire la Commissione parlamentare Antimafia. Come se la politica non sentisse la necessità di avere voce su quello che accade ogni giorno, su un'emergenza come quella della criminalità organizzata". Come se non ci si stupisse più, come se tutto fosse statistica, con quell'assuefazione lenta che è il primo passo per non indignarsi più.

Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, parla davanti a studenti e insegnanti. Continua a farlo, non ha mai smesso anche se qualche anno fa la sua era una voce tra tante e oggi è una delle poche che ancora trova la forza di alzarsi contro il potere delle mafie. L'occasione è la partenza della Carovana nazionale antimafie, edizione numero 12, dodici viaggi suddivisi in oltre cento tappe attraverso paesi, cittadine e città. Un modo, dice Paolo Beni, presidente dell'Arci, con Libera, Banca Etica, Fondazione Unipolis, Unipol, Avviso pubblico, Cgil e Cisl tra i promotori della Carovana, "per coinvolgere le persone a parlare e a confrontarsi su un tema come quello dell'emergenza criminale che sembra scomparso dalle priorità del paese. Le persone non parlano più, non comunicano più, ricevono solo messaggi dalla tivù con cui non possono interagire".

Due sindaci calabresi, di Gioia Tauro e Rosarno - è cronaca di stamani - arrestati perchè collusi con il clan Piromalli, uno dei più spietati della 'ndrangheta. Il Parlamento tace, la Commissione Antimafia ancora non è in funzione. I casalesi sparano, uccidono, per dare una lezione, " a caso contro i neri", diciassette "azioni", come le definiscono i verbali di polizia, tra omicidi realizzati e tentati dal 2 maggio al 5 ottobre. Il Parlamento tace, la Commissione Antimafia non si è ancora convocata, non è stato nominato neppure il presidente. Le mafie, tutte, allungano le mani sugli appalti miliardari dell'Expo, la magistratura ingada e il Parlamento, di nuovo, tace.
Così vanno le cose. L'insediamento dell'Antimafia è tradizionalmente una faccenda lunga, all'inizio di ogni legislatura deve essere approvata la legge che conferisce i poteri e individua deputati e senatori membri dell'organismo bicamerale. Qualcosa che accade quasi sempre dopo la pausa estiva. In questa sedicesima legislatura, però, c'è un di più di lento e farraginoso, soprattutto rispetto alla velocità con cui invece il Parlamento legifera e il governo decide.

"Il ruolo dell'Antimafia dovrebbe essere proprio quello di chi chiede e pretende la responsabilità della politica rispetto a questi temi così urgenti per il paese e per il rispetto della legalità" insiste il fondatore di Libera. Un silenzio che pesa e che denuncia, aggiunge Paolo Beni, "un pericoloso arretramento nella lotta alle mafie, un abbassamento della guardia nonchè il progressivo svuotamento dei poteri parlamentari".

E' come se in Italia ci fossero due codici penali, "uno - dice don Ciotti - per i cittadini italiani, un altro per i diversi, i poveri, gli stranieri". Non solo: "Ci preoccupiamo di punire le prostitute ma la lotta alla criminalità organizzata non è una priorità". Per il fondatore di Libera "l'ordinanza anti-lucciole a Roma favorirà gestioni mafiose della prostituzione". E' sbagliato "far sì che le ragazze vengano confinate negli appartamenti, per aiutarle abbiamo bisogno di incontrarle sulla strada". Con la Turco-Napolitano, la legge sull'immigrazione precedente alla Bossi-Fini, "7.500 ragazze hanno lasciato il giro e lo sfruttamento grazie alla regolarizzazione prevista per chi denuncia il proprio sfruttatore".

Con queste premesse, la Carovana si mette in cammino oggi dalla Casa del jazz di Roma, una bellissima villa ricavata dalla confisca dei beni della banda della Magliana. Cento tappe che toccheranno tutte le regioni d'Italia in due diversi percorsi, verso il Nord e verso il Sud per ricongiungersi a metà dicembre nella tappa finale di Ragusa. "'Le mafie non moriranno mai se non cambia il modo di fare politica e non si creano politiche sociali nei territori'' dice don Ciotti. Finchè lo Stato non proverà a dare in quanto diritto ciò che le mafie danno come favore.

'Ndrangheta: arrestati i sindaci di Gioia Tauro e di Rosarno

L'accusa è avere favorito dall'esterno il clan Piromalli. Arrestati anche due boss di primissimo piano della potente cosca
L'operazione è stata condotta dalla Polizia di Reggio Calabria.

REGGIO CALABRIA 13 ott. (Adnkronos) - Cinque persone, responsabili dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso e concorso esterno in associazione mafiosa, sono state arrestate questa mattina dal personale della Polizia di Reggio Calabria. Tra gli arrestati figurano il sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione, il suo vice, Rosario Schiavone, e il sindaco di Rosarno, Carlo Martelli, oltre a boss di primissimo piano della potente cosca di 'ndrangheta dei Piromalli.
L'operazione condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal commissariato di Gioia Tauro ha svelato le infiltrazioni mafiose radicate all'interno delle amministrazioni comunali dei Comuni di Gioia Tauro e Rosarno e, in particolare, ha documentato come i funzionari pubblici agevolassero esponenti di spicco del clan Piromalli.
Secondo quanto è emerso la cosca Piromalli era talmente potente a Gioia Tauro da poter convincere il sindaco a intervenire per modificare il progetto dello svincolo dell'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria.
Alcuni proprietari terrieri contrari all'esproprio della porzione di terreno utile alla realizzazione dello svincolo si erano rivolti a Gioacchino Piromalli senior (74 anni, arrestato questa mattina insieme al sindaco di Gioia Tauro e Rosarno e al nipote omonimo 39enne) per intercedere.
Dalle intercettazioni con imprenditori ritenuti vicini alla cosca è emersa quindi la disponibilità del sindaco Giorgio Dal Torrione a discutere dei progetti uniformandoli alle richieste espresse.
L'amministrazione comunale di Gioia Tauro era stata sciolta per infiltrazioni mafiose, accertate dalla commissione d'accesso, lo scorso mese di maggio.

lunedì 13 ottobre 2008

Rifiuti tossici e radioattivi in Calabria: un affare colossale gestito dalla 'ndrangheta

Le dichiarazioni sconvolgenti di un ex boss della 'ndrangheta, ora collaboratore di giustizia, intervistato dal Tg1
di Domenico Condito
 
Il traffico dei rifiuti tossici in Calabria è diventato un affare colossale gestito direttamente dalla criminalità organizzata. A dichiararlo è un ex boss della ‘ndrangheta, intervistato in esclusiva dal Tg1: “Dietro allo smaltimento illegale dei rifiuti tossici c’è un flusso di denaro inimmaginabile”. “Non basta una finanziaria – ha affermato il collaboratore di giustizia - per spiegare i soldi che ci sono dietro questi traffici, un traffico che è più remunerativo anche della droga”. “Siamo stati interpellati – ha raccontato - dal dirigente di un'industria per smaltire una marea di rifiuti radioattivi che usciva dai loro capannoni e che non potevano essere smaltiti come rifiuti legali”. L’ex boss ha riferito anche delle navi cariche di veleni fatte affondare nei nostri mari: “diverse navi, diciamo qualche decina, sono state affondate con il loro carico di rifiuti tossici e radioattivi. La Jolly Rosso è una di queste”. Il collaboratore di giustizia, apparso sempre di spalle durante l'intervista mandata in onda ieri dal TG1, ha pure affermato che “tutto questo è avvenuto con l'appoggio della politica. Quando un magistrato ha per le mani un'inchiesta del genere riesce a fare quello che gli è permesso di fare”.
Quella che si prospetta è una tragedia immane. La pagheranno con la vita tanti calabresi innocenti, vittime dei veleni disseminati per terra e per mare da criminali senza scrupoli, senza che le Istituzioni, che dovrebbero tutelare e promuovere il bene comune, lo abbiano impedito. L'emergenza Calabria, che rischia di far sprofondare l'intero Paese, dovrebbe essere fra le priorità del Governo, ma così non è: il provvedimento per l'immunità delle alte cariche dello Stato ha meritato senz'altro maggiore attenzione da parte dell'Esecutivo, che non il dramma che uccide la nostra regione. E mentre la Calabria affonda con il suo carico di veleno, il Regime mette in bella mostra la Carfagna che ci parla di prostitute...
Ma non è questo un tempo per puttanate: in Calabria si muore, signori, in Calabria si muore...

sabato 11 ottobre 2008

Disastro ambientale di Crotone: la denuncia di FARE AMBIENTE CALABRIA

Di seguito il comunicato stampa del coordinatore di Fare Ambiente Calabria, l’avvocato amanteano Antonio Iaconetti (nella foto), sulla situazione “dei veleni di Crotone”, con la rivelazione di risvolti inquietanti...
Ringraziamo Amantea.net, con cui continua la proficua collaborazione, per averci fornito il testo.

A Crotone ma forse, sarebbe meglio dire in Calabria, ci avvelenano,e tutti tacciono e nessuno si muove.
Una terra mortificata e rassegnata dove nessuno sembra oramai indignarsi.
E le istituzioni, quelle sempre in prima fila quando devono difendere i propri interessi di casta cosa hanno fatto sino ad ora ?
Dei veleni di Crotone, della catastrofe ambientale tutti sapevano, sia ai massimi livelli giudiziari che istituzionali, almeno dal 1999 quando l’allora Procuratore della Repubblica commissionò all’ENEA degli accertamenti al fine di verificare se rifiuti di tipo “speciale” venissero smaltiti senza alcun trattamento .
La reazione dei tecnici, appena misero in funzione i loro strumenti di rilevazione della radioattività fu: “scapparono via come se avessero avuto il peperoncino nel sedere”, questo riferì il Procuratore.
Ed ancora, arriviamo al 2003.
Da una relazione riservatissima prodotta dal Prefetto dell’epoca si apprende che “la Pertusola ha causato un elevato inquinamento a tutta la zona che, uno studio commissionato ad istituzioni universitarie dall’Alto Commissariato per i Rifiuti, ha definito altissimo”.
E conclude il Prefetto , “per fortuna la notizia non si è propagata, perché in caso contrario si sarebbe determinata, a mio avviso, una situazione pericolosa per l’ordine pubblico”.
Nel frangente si è continuato a coltivare le colline, a pescare ed immettere nella catena alimentare pesce all’arsenico, a bere e utilizzare acqua allo zinco senza che nessuno prendesse dei provvedimenti per l’unica cosa ovvia e sensata da fare: la tutela della salute pubblica.
Si è permesso invece di impastare rifiuti tossici con il cemento con il quale hanno poi costruito scuole elementari.
Hanno lasciato che con quel materiale si costruisse il porto, ponti e viadotti, piazzali attrezzati, caserme e piste ciclabili, le strade ed i palazzi dove la gente è morta e continua a morire di tumore, ad ammalarsi di leucemia, a subire alterazioni geniche e del metabolismo e malformazioni di vario genere.
Ci troviamo dinnanzi ad un disastro ambientale di proporzioni immani, una situazione che in molti conoscevano ma hanno preferito tacere e chi doveva agire per assicurare i responsabili alla giustizia nonché impedire che il reato venisse portato ad ulteriori conseguenze, ha taciuto e non ha agito così facendo si è reso complice della catastrofe.
Anche Goletta verde, che ogni anno fa il giro turistico dei nostri mari, con i soldi dei contribuenti, ricevendo sovvenzioni dal Ministero dell’Ambiente, si apprende dal suo sito internet, “ogni anno effettua il periplo della nostra penisola avvistando abusi e illeciti” e sulle acque del mare crotonese ha affermato che : “Quattro i punti campionati in provincia di Crotone, compresa la foce del fiume Neto: tutti entro i limiti di legge, fa eccezione la foce del fiume che risulta leggermente inquinato”.
Solo un leggero inquinamento alla foce del Neto, tutto il resto nei limiti di legge !!!!
Mi chiedo che tipo di analisi facciano !!!
Fiduciosi attendiamo risposte.
Crotone, fondata dagli Achei, con millenni di storia alle spalle, centro della Scuola Pitagorica, meritava E MERITA maggior rispetto.
Siamo convinti che ci vuole un’azione incisiva che eviti che al danno si associ la beffa e, al fine di dimostrare che vi sia un nesso di causalità, che lega le morti da tumore e l’insorgere di gravi patologie alla presenza di quei rifiuti tossici, CHIEDIAMO, come Fare Ambiente l’ istituzione, senza indugio, di un registro dei tumori al fine di confrontare il tasso d’incidenza negli ultimi dieci anni con quelli del decennio precedente, così da poter certificare una variazione statistica significativa.
Naturalmente, Fare Ambiente si costituirà parte civile nell’istaurando procedimento penale al fine di ottenere giustizia e tutela di un interesse giuridicamente rilevante che consiste in un’offesa della persona nella sua dimensione individuale e sociale, intesa, cioè, come lesione del diritto fondamentale, ed a rilevanza costituzionale, ad un ambiente salubre, quale elemento integrante della personalità umana.
Al Governo della Repubblica si chiede un intervento radicale al fine di affrontare in modo risoluto la problematica con l’istituzione di una superprocura contro i reati legati ai rifiuti che abbia competenza non solo sul Crotonese ma su tutto il territorio Calabrese.
E’ infatti necessario unificare, così come si è fatto a Napoli, le competenze in materia per evitare che singoli magistrati possano ostacolare o comunque rallentare, così come è stato fatto sino ad oggi, una vigorosa e si spera risolutiva azione di contrasto alle eco-mafie.Una Superprocura in grado di accorpare e trattare in maniera unitaria tutte le inchieste che riguardano i reati legati all’ambiente:
- dall’ affondamento nel maggio del 1979 della nave ARGO, colata a picco al largo di Locri e contenente 900 tonnellate di solfato ammonico;
- l’ affondata nel mar tirreno sulle coste calabresi nell’ottobre 1986, della nave “Mikigan”, contenete granulato di marmo;
- l’ affondamento nel settembre del 1987, a 50 km a sud di Reggio Calabria della nave “Rigel”, contenente probabilmente rifiuti, nave nel cui diario di bordo fu rinvenuto una copia del certificato di morte di Ilaria Alpi, la giornalista RAI misteriosamente uccisa il 20 marzo 1994 a Mogadiscio assieme al giornalista Miran Hrovatin: i due erano venuti a conoscenza di uno strano traffico di rifiuti tossici tra Italia e Somalia e per questo “fatti fuori” (???)
- affondamento nel dicembre del 1988, nello Ionio meridionale della nave “Four Star I” , contenente sostanze tossiche;
- Spiaggiamento della nave Jolly Rosso avvenuto il 14.12.1990, in Loc. Formiciche del Comune di Amantea (CS), contenente, si presume, rifiuti tossici, e\o radioattivi e tante altre ancora.
E non sono pochi i casi di tumore in tutta la Calabria. Secondo dati del Ministero della Sanità, in Calabria nell’ultimo triennio i casi di tumore sono stati ben 6338, di cui 2154 uomini e 1324 donne. Di questi sono deceduti il 62% degli uomini ed il 46% delle donne.
Per ciò, ci attendiamo dal Presidente del Consiglio dei Ministri un’azione rapida ed ancor più forte di quella che c’ è stata in Campania, un’azione che riscatti le omissioni del passato e faccia sentire questa terra come parte di quello stato che oggi tutti noi sentiamo sempre più lontano.
Crotone e la Calabria si aspettano un intervento che ponga fine ad un’emergenza che persiste da anni, e la possibilità di fare chiarezza su tante inchieste che riguardano traffici di rifiuti pericolosissimi, finite nel nulla e provvedendo, nel contempo a censire e bonificare le aree contaminate.

La Calabria ed i Calabresi aspettano.


San Fili, 07.10.2008

Il Coordinatore di Fare Ambiente Calabria
Avv. Antonio Iaconetti

Domenico Rotundo: “ATLANTIDE IN ITALIA”

Nuovo volume dello studioso catanzarese edito da Ursini.
Il Regno dei Feaci nell’Agro Reggino e l’origine reggina dell’Odissea.

CATANZARO - Dopo “San Tommaso D’Aquino e la Calabria”, “Calabria esoterica”, Pelasgi calabri e Pelasgi dalmati”, solo per citare alcuni dei suoi numerosi volumi, Domenico Rotundo, calabrese di nascita e romano di adozione, pubblica in questi giorni, sempre per i tipi delle Edizioni Ursini di Catanzaro, una nuova corposa opera dal titolo “Atlantide in Italia: il Regno dei Feaci nell’Agro Reggino e l’origine reggina dell’Odissea”.
“Attraverso una serie di saggi - scrive Gianfranco De Turris - l’Autore si ripromette di dimostrare come l’Italia, vale a dire la Calabria e Reggio, siano all’origine della Tradizione che rifiorì dopo il Diluvio Universale, come nella punta dello Stivale siano da localizzarsi innumerevoli terre mitiche e qui si sia realizzata l’Età dell’Oro, come da lì sia iniziata e si sia irraggiata in tutto il mondo una sapienza esoterica tramite miti che riguardavano i principali personaggi sacri ed eroici delle varie religioni, come quella città e quel territorio siano un po’ il “luogo dei luoghi” di innumerevoli leggende che di solito non vengono ricollegati ad essi, anzi si ritengono straniere (il ciclo carolingio, il ciclo bretone, il ciclo nordico)”.
“Un simile intento, che può apparire assurdo ed esagerato, quasi si volesse riscattare una terra attualmente malfamata, viene sorretto da una cultura quasi totalizzante per quel che riguarda la storia e le mitologie classiche e celtico-nordiche, accompagnate da una notevole conoscenza archeologica, artistica, geografica, architettonica, numismatica, letteraria, capace di coordinare la gran massa di informazioni, tra loro sparse, in maniera da portare acqua al mulino delle tesi sostenute dall’Autore. Il tutto viene in aiuto del cosiddetto metodo di indagine “tradizionale”. L’impressione è di una cultura mostruosa, che a tratti può apparire un po’ caotica, ma che tuttavia, alla fine, riesce a raggiungere lo scopo di convincere il lettore della validità e dell’eccezionalità delle tesi sostenute”.
“Stupisce - afferma Rotundo - che l’Agro Reggino, la terra più mitica d’Italia e d’Europa non sia stata oggetto di studio da chi, anche attraverso il mito, cerca di riconoscerne le verità contenute nei simboli, di ricostruire la storia dell’uomo, in particolare la storia delle origini postdiluviane, nella sua dimensione nascosta, quella che gli Antichi, gli Iniziati, hanno voluto occultare con le favole per meglio confondere i profani.
Noi abbiamo tentato di farlo, ci sembra con risultati apprezzabili. Siamo così pervenuti alla conclusione che l’élite sopravvissuta allo sprofondamento dell’Atlantide, dopo il Diluvio, si stabilì in Italia (già colonia del continente scomparso, come ha tramandato Platone) portando in salvo la Tradizione sapienziale, restaurando l’Età dell’Oro (Saturno e Giano-Enotrio) e la Regalità iniziatica (v. anche il mitico approdo in Italia, con la sua Arca, di Giano o Giove Licaone, il Giove del Diluvio). Da qui la localizzazione, nell’Agro Reggino e dintorni (che non a caso si trova al centro esatto del Mediterraneo e dove si verificano fenomeni naturali unici), del Regno di Italo (Giano-Noè), dei “Regni della Vita” da cui Vitalia, Italia), del Giardino delle Esperidi, dell’“Origine degli Dei”, della Stanza delle Sirene e delle Nereidi, dei Campi del Sole dove pascolavano i “buoi” (nell’arcaica lingua greca=uomini e dunque uomini iniziati destinati a ripopolare e ricivilizzare il mondo, come scrive Catone nelle “Origini”) sacri ad Apollo, della dimora di Re Artù e della Fata Morgana (come non senza ragione ritenevano i Normanni), dell’incantato Castello di Klingsor…
Non senza ragione Omero localizzò nell’area dello Stretto di Messina il favoloso Regno dei Feaci la cui capitale Skeria (Reggio) fu anche la patria dimenticata di Ulisse (nipote del reggino Eolo, Re dei Venti) che vi ritornò a morire; quegli stessi Feaci che nell’Agro Reggino custodivano gelosamente il Corno di Amaltea nutrice di Giove, il Vello d’Oro conquistato dall’eolide Giasone (Diomede) nel Giardino delle Esperidi, la Coppa del Graal… Ed è da quei Feaci o Sicani o Ausoni eredi di Atlantide (il cui nome risuona in quello di Italia: lo stesso Italo primordiale fu detto pure Saturno-Atlante) che discendevano i Troiani, i Galli-Celti, i Dalmati, gli ultimi Grecanici di Gallicianò in Aspromonte…
Nel volume si tratta anche, fra l’altro, della vera identità della dea Roma, figlia di Italo, e della vera identità del Nettuno che creò lo Stretto di Messina; del carattere solare-olimpico, legato ai miti delle origini, dell’arcaica cultura greco-reggina (da cui i Bronzi di Riace) e della sua diffusione nell’intero bacino del Mediterraneo e nell’Europa del Nord; della storia di Reggio prima di Anassilao, ricostruita anche sulla base dei miti; degli intensi rapporti fra la Città della Fata Morgana e l’Egitto dei Faraoni, nonché dai fraterni legami fra la stessa, Alessandria d’Egitto (progettata dal pitagorico reggino Diocle) e Roma.

Arte: Luce e Materia. Pino Pingitore 1988-2008

Prima inedita antologica dell'artista presso la Galleria Pramantha Arte

Ieri la Galleria Pramantha Arte (sita in via Pirandello 9 - Sambiase – Lamezia Terme) ha inaugurato la sua nuova stagione espositiva con la prima inedita antologica di Pino Pingitore: Luce e Materia 1988-2008, curata da Maria Rosaria Gallo, direttore artistico della galleria. L'appuntamento conferma la politica promozionale che caratterizza la scelta operativa di Pramantha Arte: presentare al pubblico l'importante realtà artistica vivente e operante sul territorio, facendosi veicolo della creatività contemporanea nel vero senso della parola - quella più prossima e presente - restituendo alla "galleria d'arte" il ruolo che le è proprio, ossia promuovere l'arte là dove l'arte vive e contamina, per recuperare e ricapovolgere anche il senso dell'investimento nell'arte, troppo spesso trattata come pura imprenditoria.In questa direzione, l'agenda della galleria- tra le altre cose - prevede al seguito dell'antologica di Pino Pingitore le personali di Salvatore Pujia, Pasquale Maria Cerra, Fabio Butera. Artisti spesso conosciuti e apprezzati all'estero e misconosciuti in casa propria. Luce & Materia 1988-2008 documenta il lavoro straordinario degli ultimi vent’anni di un artista impegnato con la pittura, e più in generale con l’arte, fin dagli anni settanta.L’opera di Pino Pingitore testimonia in Calabria l’esistenza di un’attività e di una sensibilità artistiche cariche di attualità, vigore, tensione interpretativa, ricerca, anticipazione. Il titolo della mostra è emblematico. Luce e materia, infatti, costituiscono l’oggetto principe della spasmodica ricerca di Pino Pingitore e rappresentano i protagonisti assoluti dell’esibizione, in una interpretazione variegata che testimonia l’illimitata capacità e l’incredibile voglia di confronto dell’artista, attraverso un’opera che – lungo una strada ventennale - si propone di volta in volta come informale, astratta, concettuale, iperreale, materica, senza perdere mai di vista l’obiettivo, senza rinunciare allo spirito personale, asservendo – piuttosto! - le forme espressive e i rigidi “ismi” a esigenze singolari e a intuizioni universali, in una continuità stilistica e in una evoluzione ritmica di colori, materiali, proiezioni, sensazioni, combinazioni, dimensioni e allusioni dispiegate in un percorso incredibile, da non perdere.


Inaugurazione 10 ottobre 2008 ore 18.30
Durata: 10 ottobre - 8 novembre 2008

Galleria Pramantha Arte
Via Pirandello 9 (accanto mobilificio Cerra)
Sambiase - Lamezia Terme
Tel. 0968 355549
Fax 0968 432613

venerdì 10 ottobre 2008

Presentazione di “Razza partigiana” al Pisa Book Festival

Un libro di Carlo Costa e Lorenzo Teodonio (Iacobelli Editore) che racconta la storia di Giorgio Marincola, partigiano "calabrese" dalla pelle scura, nato vicino a Mogadiscio da padre calabrese e madre somala, cresciuto in Calabria, ucciso in Trentino nell’ultima strage nazista in territorio italiano durante la seconda guerra mondiale.

Firenze 9 ottobre 2008 - Nel bel mezzo dell'autunno e nel cuore della città universitaria più famosa d'Italia, parte il Pisa Book Festival la fiera di riferimento per l'editoria indipendente. Grande vetrina delle novità editoriali e luogo privilegiato d'incontro tra gli amanti del mondo del libro, la fiera è un appuntamento da non perdere con i suoi 200 ESPOSITORI in oltre 5,000 mq di spazio espositivo, un fitto programma culturale ricco di oltre 80 INCONTRI sparsi nell'arco di tre giorni, arricchiti da WORKSHOP e SEMINARI, Laboratori per i più piccoli, SPAZIO MOSTRE e ZONA dedicata al FUMETTO. Il tutto visitabile, con INGRESSO GRATUITO, da Venerdì 10 a Domenica 12 ottobre 2008 dalle ore 10 alle 20.

S’intitola “Razza Partigiana” il libro che racconta la storia di Giorgio Marincola, il partigiano dalla pelle scura che lottò fino alla morte per la sua patria, l’Italia. Il volume, di Carlo Costa e Lorenzo Teodonio (Iacobelli Editore), sarà presentato sabato 11 ottobre, ore 15, presso la Sala Rossa nella nuova sede EXPO del Pisa Book Festival.

Interverranno l’on. Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Rosselli, Isabella e Antar Marincola, alla presentazione saranno presenti anche gli autori.

Il libro racconta la vicenda di un ragazzo nato in Somalia, a pochi chilometri da Mogadiscio da padre calabrese e madre somala, e cresciuto in Calabria con gli zii paterni alla fine degli anni ’30. Ma in quel periodo c’era il fascismo e poi arrivò la guerra. Determinante fu per il giovane Giorgio l’incontro con Pilo Albertelli, suo insegnante di storia e filosofia in seguito trucidato alla Fosse Ardeatine, che istillò nella sua mente e nel suo cuore un forte sentimento di libertà e giustizia che fece di lui l’unico partigiano italo-somalo decorato alla memoria.

Catturato, internato e poi liberato, Giorgio Marincola ha combattuto strenuamente la sua battaglia per la giustizia fino a quella notte fra il 4 e il 5 maggio del 1945 quando il giovane partigiano dalla pelle nera fu ucciso a tradimento dai tedeschi in Trentino, in quella che fu l’ultima strage nazista in territorio italiano durante la seconda guerra mondiale.

In ricordo del suo impegno nella resistenza antifascita oltre alla laurea ad honorem in medicina è arrivata anche la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Fonte testo: Nove.Firenze.it

Giorgio Marincola
il partigiano più sconosciuto della lotta di liberazione
è morto per la nostra libertà.
Aveva 22 anni, era bellissimo ed era Nero.
E' Medaglia d'Oro della Resistenza con queste motivazioni:

"Giovane studente universitario, subito dopo l'armistizio partecipava alla lotta di liberazione, molto distinguendosi nelle formazioni clandestine romane, per decisione e per capacità. Desideroso di continuare la lotta entrava a far parte di una missione militare e nell'agosto 1944 veniva paracadutato nel Biellese. Rendeva preziosi servizi nel campo organizzativo ed in quello informativo ed in numerosi scontri a fuoco dimostrava ferma decisione e leggendario coraggio, riportando ferite. Caduto in mani nemiche e costretto a parlare per propaganda alla radio, per quanto dovesse aspettarsi rappresaglie estreme, con fermo cuore coglieva occasione per esaltare la fedeltà al legittimo governo. Dopo dura prigionia, liberato da una missione alleata, rifiutava porsi in salvo attraverso la Svizzera e preferiva impugnare le armi insieme ai partigiani trentini. Cadeva da prode in uno scontro con le SS germaniche quando la lotta per la libertà era ormai vittoriosamente conclusa".

Libertà!

Crisi finanziaria: BANCA ETICA richiama l’attenzione su ETICA ed ECONOMIA

"Attenzione al vuoto di valori che può inghiottire le migliori intenzioni di recupero. Lasciateci scrivere le nuove regole".Solida come mai, Banca Etica segnala il pericolo di una spregiudicata gestione della crisi.
Chi scrive le nuove regole deve guardare alle esperienze che non mostrano debolezza e che tengono in alto la bandiera del buon credito e di una finanza onesta, al servizio del cittadino.
Un prestito obbligazionario andato a ruba lo evidenzia.



7 ottobre 2008 - Una banca che sfida la finanza tradizionale e aderisce ad una scala di valori nel rispetto della sostenibilità economica invece della creazione di valore per gli azionisti. E’ questa la testimonianza che oggi Banca Etica vuole mettere sulla bilancia su cui pesare il valore di un mercato fallimentare e che catalizza ormai solo critiche e negatività. Aprendo persino nuovi scenari di speculazione – c’è sempre chi guadagna, come gli sciacalli dopo il terremoto – e facendo correre il rischio che per gestire l’emergenza si perda nuovamente di vista l’epicentro del sisma e le soluzioni più adeguate.
“Fino ad oggi ci siamo trattenuti dal parlare. Non volevamo essere confusi con i grilli parlanti. Ma diventa essenziale oggi il nostro contributo. Noi vogliamo essere un testimone nel tribunale che ha messo le banche e la finanza sul banco degli imputati. Forse siamo un testimone contro, vista la nostra scelta, ma chissà che da un processo giusto vengano fuori elementi per ripartire. Non da zero ma dal buono che c’è. Le regole non possono essere scritte da chi le ha violate o interpretate a proprio appannaggio. Né possono rispondere ad una crisi endogena del sistema senza valutarne le alternative già esistenti”. Fabio Salviato, presidente di Banca Popolare Etica.


“Beck, Stilgitz, Roubini e molti altri – tra cui Banca Etica – sono stati inutili profeti. La crisi maturava da tempo. Vero che ce ne sono state molte ma questa è una crisi profondamente etica. Accanto a numeri oramai impronunziabili, di fronte ai quali il piano Usa fa la figura di un davide che combatte golia, c’è una profonda ferita sociale. Ora non è certo il momento di allargare il fronte dei critici, purtroppo. Ma leggere che il Ceo di Unicredit fa ammenda – un po’ tardi, direi – e che chiami con sé nel declino il mestiere dei banchieri non lo accetto. Si può essere banchieri attenti e responsabili, e si può fidelizzare la clientela con servizi e prodotti onesti e sostenibili nel tempo” lo dice Mario Crosta, direttore dell’unica banca etica in Italia.

Siamo in un paese in cui le prime banche del sistema vendono derivati agli enti locali, strozzandone la capacità di sviluppo e di autonomia finanziaria o fanno cordate per comprare un’azienda pubblica a prezzo d’asta lasciandone però i debiti ai cittadini contribuenti. Che – ricordiamo, per inciso - non sono tutti. Etica è anche questo. Facile evocarla e trasformarla in una liana per saltare da un albero all’altro, difficile applicarla con coerenza e ancora più difficile riconoscere il merito a chi ne ha fatto una prassi. “Forse il cambiamento può passare già da questo. Ammettere che c’è un’alternativa e che qualcuno ne è degno rappresentante. Riconoscere insomma a una concorrenza – piccola ma agguerrita – il vantaggio di applicare pratiche economiche sostenibili pur se alternative e applicarle senza nessuna velleità di sacrificio economico ideologico. Noi siamo in piedi, e siamo forti, nella nostra differenza” riprende Salviato.

“Noi non creiamo prodotto da collocare, usando le sirene del facile guadagno o dello stile di vita accessibile a tutti. Ascoltiamo il territorio, le persone, i bisogni e adeguiamo i servizi bancari e finanziari alle tasche ma anche alle esigenze reali dei cittadini. L’ultimo prestito obbligazionario esaurito molto prima della scadenza dei termini per la sottoscrizione ci conforta sulla fiducia dei nostri clienti. Stiamo pensando di emetterne un altro. La nostra caratteristica di banca fondata sulla finanza etica è la carta vincente in questa crisi. Ma non abbiamo da soli la forza di spostare l’ago della bilancia. Possiamo però dare un contributo al sistema economico-finanziario nel formulare ipotesi di ripresa: ricostruire fiducia con regole chiare e trasparenti e mettere al centro della nostra azione la persona e il suo futuro ” conclude Crosta.

martedì 7 ottobre 2008

Calabria: la SINISTRA IN MOVIMENTO parteciperà alla MANIFESTAZIONE DI ROMA del prossimo 11 ottobre

Contro le politiche economiche del Governo che penalizzano fortemente il Sud d'Italia

(ASCA) - CATANZARO, 7 ott - Sinistra in Movimento sarà presente a Roma il prossimo 11 ottobre per manifestare in modo unitario contro le politiche economiche del governo Berlusconi, che invece di intervenire a favore di salari e pensioni, è intento ad approvare il federalismo fiscale ed a realizzare il Ponte sullo Stretto, ''creando ulteriori danni economici e ambientali alle regioni più povere d'Italia''.
A Roma - si legge in una nota - per opporci alla destra che sta deludendo anche su un proprio cavallo di battaglia, perchè pensa che il problema della sicurezza esista solo nella grandi città metropolitane, dimenticando che la vera piaga da sconfiggere è la criminalità organizzata, che di sicurezza ce n'è bisogno nei nostri territori, in modo da garantire sviluppo socio-culturale e legalità alle nuove generazioni che vogliono costruire il proprio futuro nella terra in cui si è studiato e si è cresciuti. Il problema della "emigrazione dei cervelli'' è infatti assolutamente prioritario, ma chi, in un governo in cui non vi è alcun ministro o sottosegretario calabrese, potrà seriamente affrontarlo per consentire che gli investimenti e i nostri soldi restino in Calabria per rilanciare l'economia ed il sistema produttivo calabrese?''.
Il governo Berlusconi - continua la nota - per recuperare i soldi dell'Ici, ''ci ha sottratto le somme che il Governo di centro-sinistra aveva stanziato per le infrastrutture di Calabria e Sicilia e per migliorare la mobilità dei pendolari''.

lunedì 6 ottobre 2008

Disastro ambientale di Crotone: "la gente ha il diritto di sapere"

L'intervento di Nicodemo Oliveiro (Partito Democratico), capogruppo in Commissione agricoltura alla Camera.

(ASCA) - Crotone, 6 ott - ''Le vera priorità per Crotone e per i cittadini, dopo l'incredibile quadro emerso grazie all'inchiesta ''Black mountains'', che ha portato al sequestro di 18 siti con scorie nocive, è quella di accertare la reale situazione ed avviare, nel più breve tempo possibile, senza perdere nemmeno un minuto, gli interventi necessari''. Lo sostiene il parlamentare del Partito Democratico Nicodemo Oliverio, capogruppo in Commissione agricoltura alla Camera. ''Lo stanziamento da parte della Regione Calabria di 15 milioni di euro per lo studio della problematica e la disponibilità dell'Università della Calabria ad effettuare studi scientifici - aggiunge Oliverio - sono fatti oltremodo positivi e che contribuiscono fattivamente all'analisi della situazione ed alla ricerca delle soluzioni. Ma bisogna accelerare. La gente vuole sapere, ha il diritto di sapere cosa è successo e qual è la reale situazione. A queste domande bisogna rispondere in fretta, anche per evitare fenomeni di allarmismi che, oggi, come risultato, produrrebbero soltanto serie penalizzazioni per i comparti dell'agroalimentare e del turismo, fondamentali e strategici per lo sviluppo e l'economia di tutto il comprensorio crotonese. Intanto il lavoro investigativo e giudiziario farà il suo corso, fino in fondo, e le responsabilità, a qualsiasi livello, dovranno essere accertate. Ma il vero problema rimane quello della sicurezza dei cittadini - conclude l'esponente del Pd - che va tutelata mettendo in campo tutte le iniziative, a cominciare da una seria attività di bonifica, che andrebbero concordate tra Governo nazionale, Regioni ed enti territoriali''.

Rotary Lamezia: presentazione volume “M’’a sùanu…e mm’’a càntu”, opera prima di Giovannino Borelli edita da Ursini

LAMEZIA TERME - Programmata nel Teatro Umberto di Lamezia Terme, per sabato 25 ottobre, con inizio alle ore 18,00, la presentazione del volume “M’’a sùanu e mm’’a càntu…” del prof. Giovannino Borelli, pubblicato nei giorni scorsi dalle Edizioni Ursini di Catanzaro.
Alla presentazione, a cura del Rotary Club, con l’autore e l’editore, interverranno Massimo Sdanganelli (Presidente del Rotary di Lamezia Terme), G. Battista Scalise (Responsabile culturale dell’Accademia dei Bronzi e delle Edizioni Ursini), S. E. Mons. Antonio Cantafora (Vescovo di Lamezia Terme), Carmelo Carabetta (Docente di Sociologia della Famiglia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina), Pasquino Crupi (Critico di letteratura Calabrese e Pro Rettore dell’Università per stranieri di Reggio Calabria).
Voce recitante sarà Raffaella Gigliotti, accompagnata al pianoforte dal maestro Ferruccio Messinese. Intratterrà, con pause musicali e aneddoti sulla poesia dialettale di Giovannino Borelli e di altri autori calabresi, Domenico Bruno Tassone, medico-cantastorie di Spadola.
Nato a Sambiase nel 1962, Giovannino Borelli ha ereditato dal nonno e dal padre la passione per la musica e la poesia. Giovanissimo, ha iniziato lo studio della chitarra classica, conseguendo il diploma presso il Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari. All’attività concertistica abbina quella didattica presso le scuole medie ad indirizzo strumentale.
“Giovannino Borelli - afferma pasquino Crupi - si rivela poeta adulto, solo di tanto in tanto seduto sulle spalle del Padre, che è stato un poeta gigante. Lui, Giovannino, è poeta contemporaneo all’epoca sua, cioè poeta del tempo relativo, come hanno saputo esserlo i grandi poeti in lingua e in lingua dialettale”.
“Presente e passato, passato e presente rotolano di continuo in M’ ‘a sùanu e mm’ a cantu: mai o quasi mai fraterni, sempre in antitesi lontana, senza reciprocante dialettica. Passato e presente, insomma, sono l’uno all’altro termine di paragone, non già due poli della Storia, che preparano un migliore futuro. Sta in questo la novità smagliante della raccolta poetica di Giovannino Borelli. Non conosco nella lunga vicenda della poesia dialettale nessun altro poeta, che, come Giovannino Borelli, sia stato capace di stringere in una sintesi poderosa e prodigiosa le ragioni, liricamente dette, della stagnazione della Calabria, del suo sole nero cui tolgono ombra solo e soltanto i valori spirituali della civiltà contadina, le sue gagliarde feste, la facondia e la fecondità della natura. Il tutto riconvocato dall’orfismo dei versi di Giovannino Borelli, tecnicamente ben costruiti, ritmicamente perfetti, musicalmente compiuti”.

Il prof. Giovannino Borelli, poeta e musicista

sabato 4 ottobre 2008

La Calabria immolata alla "devolution" del volgar Senatur "padano"

I tagli del governo Berlusconi e il federalismo fiscale affosseranno la regione, con il tacito assenso dei calabresi e dei politici che li rappresentano.
La denuncia dell’on. Rosa Villecco Calipari: in Calabria sono a rischio di chiusura 416 scuole.


di Domenico Condito

La “politica dei tagli” condotta dal Governo Berlusconi avrà sulla Calabria un impatto devastante, sicuramente maggiore rispetto alle altre regioni del Sud d’Italia. Dopo l’abbattimento dell’Ici, coperto con i fondi destinati alla realizzazione di infrastrutture in Calabria, il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il ddl sul federalismo fiscale. Saranno lacrime di sangue per l’economia, la sanità, la scuola e i servizi sociali della regione già drammaticamente compromessi. Ma il Governo ha tagliato anche le risorse alle forze dell’ordine, con buona pace della lotta alla ‘ndrangheta che domina vaste aree del territorio regionale.
I cittadini del Nord non avrebbero tollerato un’umiliazione di questa portata, determinati come sono a tutelare i loro interessi, anche a costo di rinnegare, purtroppo, i valori della solidarietà e della giustizia sociale che hanno ispirato le pagine più luminose della loro storia. Non così la Calabria, terra di pascolo del rozzo Senatur padano, immolata sull’altare della devolution senza l’accenno di una pur minima rivolta o contestazione, né un sussulto di dignità dei calabresi e della loro classe politica, più attenta a preservare se stessa che non a garantire un futuro dignitoso alla regione.
Parafrasando Corrado Alvaro, povera Calabria, la nostra, abituata a vedere esempi di miseria, egoismo, viltà, prepotenza in tutti i suoi rappresentanti, Calabria infelice che custodisce gelosa la sua infelicità: che aspetta sempre dagli altri e da fuori benefici e favori, e mai il suo diritto, pronta a voltarsi a chiunque prometta o dimostri di essere potente. Ma stavolta il prezzo da pagare sarà altissimo, e le decisioni di questi mesi condizioneranno per lunghi decenni lo sviluppo della regione.
In Calabria sarà la scuola a subire gli effetti più immediati della politica dissennata del Governo Berlusconi. ''Dopo aver tagliato risorse alle forze dell'ordine è ora il turno della scuola. Si tratta di un ennesimo spot che è in realtà un attacco feroce alla scuola italiana senza precedenti nella storia della Repubblica'', ha affermato Rosa Villecco Calipari, capogruppo in Commissione Difesa del Partito Democratico, intervenendo nella discussione generale sul decreto Gelmini. ''Questo è un provvedimento infarcito di slogan che mira a confondere l'opinione pubblica, nascondendo la sola intenzione reale di ridurre la spesa, colpendo la scuola. I tagli si abbatteranno sul Sud in modo folle: 7.000 delle 14.000 cattedre che il governo pensa di risparmiare nella scuola elementare sono, infatti, nel Mezzogiorno''. Secondo la Deputata calabrese si tratta di ''una riforma contro la scuola, che destruttura quello che funziona nel sistema e solo per fare cassa. Nella sola Calabria sono a rischio di chiusura 416 scuole con meno di 600 studenti, soprattutto nei piccoli centri, dall'Aspromonte alle coste ioniche calabresi. E' evidente che esiste un rischio reale di dispersione scolastica e di ritorno all'analfabetismo per vaste aree del nostro Paese, e particolarmente nelle regioni meridionali, dove occorrerebbe, invece, istituire punti d'istruzione scolastica anche nel più sperduto paese dell'entroterra calabrese o siciliano. Neppure il ricordo delle parole di Giovanni Falcone, che auspicava nella lotta alla mafia, il ricorso ad un esercito, ma di maestri elementari, potrà evitare la scure di tagli sulla scuola, voluti dall'attuale Governo miope di prospettive culturali ed educative''.
“Utopie Calabresi” ringrazia l’on. Rosa Villecco Calipari per questa dignitosa presa di posizione, fra le poche degne di nota nello squallore politico che ci sovrasta.

... E adesso variamo "il lodo Pasolini"

Un articolo di MAURIZIO BOLOGNETTI
Pubblicato venerdì 03 ottobre 2008 su:






Mentre nella classifica annuale dei paesi più corrotti, redatta da Trasparency (l'organizzazione internazionale contro la corruzione), l'Italia si attesta quest'anno al 55esimo posto, il ceto oligarchico partitocratico nazionale è impegnato ad interrogarsi sul cosa fare per garantire impunità alle 4 più alte cariche dello stato (Lodo Alfano) e sul cosa fare per garantire impunità ai Ministri (lodo Consolo). E così, un lodo dopo l'altro, lo schermo dell'impunità si allarga a macchia d'olio, e tutto questo mentre da tempo è in corso un'offensiva contro quella stampa e quei giornalisti che osano parlare di episodi di corruzione.
Eppure, a giudicare da quel che accade in questo nostro bel paese, forse non c'è nessuna necessità di varare "lodi". Ai soliti invasati, come il sottoscritto, appare evidente che la dilagante corruzione non viene perseguita e quando qualcuno si permette di alzare il tiro, e investigare sull'utilizzo del denaro pubblico, scatta un'offensiva volta alla delegittimazione e alla distruzione del turpe malcreato che tanto ha osato. Tra l'altro, in Basilicata e nella vicina Calabria, ma non solo, appare evidente che il miglior modo per approdare in Parlamento consista nell'essere invischiati in una qualche inchiesta.
A questo punto bisogna avere il coraggio di ampliare il più possibile il cerchio dell'impunità sancita dalle leggi della Repubblica. Perché limitarsi ai ministri e non allargare la protezione e l'immunità, pardon l'impunità, anche ai sindaci, ai consiglieri regionali, provinciali, circoscrizionali, agli assessori, ai segretari di partito, ai portaborse, ai galoppini, e magari ai parenti e agli amici degli amici?
Questa soluzione potrebbe alla lunga rivelarsi vantaggiosa. Per esempio, le segreterie di partito potrebbero evitare di candidare Tizio o Caio solo perché oggetto di indagini inerenti gravi episodi di corruzione. Ecco, il lodo Consolo non pensa in grande, non osa, non ha respiro...è giunto il momento di legalizzare il peculato, la concussione, la corruzione.
E che importa se l'anno prossimo sostituiremo la Somalia nella speciale classifica stilata da Trasparency? Viva Dio, almeno ci saremo liberati da questo velo di ipocrisia, diventando il primo paese al mondo che ha avuto il coraggio di legalizzare la corruzione.
Tutto sommato, se non lo facciamo noi che abbiamo fatto del condono un arte, chi potrà farlo?
A questo punto resta da proporre solo un "Lodo Pasolini" per garantire a quegli sfigati che hanno voglia di raccontare vicende scomode la possibilità di continuare a farlo, ma dubito che a Montecitorio, all'interno del Palazzo, ci sia qualcuno disposto a presentarlo.
Concludo citando proprio Pasolini, ma non prima di aver ringraziato Marcello Cozzi, che ci ha ricordato nella prefazione del suo libro "Quando la Mafia non esiste" uno splendido intervento pasoliniano, pubblicato il 14 novembre 1974 ed intitolato "Cos'è questo golpe? Io so".

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Corriere della Sera, 14 novembre 1974
Cos'è questo golpe? Io so

di Pier Paolo Pasolini

....Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.... 

Pier Paolo Pasolini

venerdì 3 ottobre 2008

Pedofilia in Calabria: indagati a Reggio Calabria e Catanzaro

Pedofilia online: tre arresti
Trovato archivio di 20mila files
Diciotto perquisizioni domiciliari in nove regioni: Lombardia, Abruzzo, Lazio, Campania, Veneto, Toscana, Puglia, Calabria e Sicilia.

Articolo di Quotidiano.net:

REGGIO CALABRIA, 3 ottobre 2008 - Tre arresti e diciotto perquisizioni domiciliari sono il risultato di un'operazione del Compartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni della Calabria, che ha interessato tutto il territorio nazionale, contro il fenomeno della pedofilia su Internet.
L'attività è stata coordinata dalla Procure della Repubblica dei tribunali di Reggio Calabria e Cosenza. I tre arresti sono stati eseguiti in flagranza di reato nel corso di perquisizioni domiciliari. Sui computer delle persone sottoposte a limitazione della libertà personale sono stati trovati migliaia di files di natura pedo-pornografica.
Le perquisizioni, nel cui contesto sono avvenuti gli arresti, hanno riguardato nove regioni. In Calabria sono state eseguite quattro perquisizioni, tre in Lombardia, due in Abruzzo e Lazio, ed uno ed una rispettivamente in Campania, Veneto, Toscana, Puglia e Sicilia. Due degli arrestati risiedono nel Lazio ed uno nel Veneto.
L'attività investigativa che ha portato all'arresto dei tre pedofili via internet è nata dalla collaborazione internazionale tra le forze di polizia in tema di pedofilia on line. Il settore operativo della polizia postale di Reggio Calabria ha accertato che nove degli attuali indagati italiani sono stati individuati nell'ambito della collaborazione con i paralleli organismi investigativi tedeschi ed inglesi.
Gli indagati residenti nella città dello Stretto sono tre, i quali detenevano una ingente quantità di materiale pedopornografico (uno dei soggetti addirittura aveva un archivio di 20 mila file e 153 filmati); uno è residente a Catanzaro e dovrà rispondere di divulgazione di immagini di pornografia minorile.
In Lombardia è stata perquisita l'abitazione di un quarantenne incensurato e per il materiale rinvenuto, nei suoi confronti, è scattata una denuncia per induzione alla prostituzione minorile. L'uomo, regolarmente sposato, è accusato inoltre di aver inserito on line messaggi rivolti a minori al fine di organizzare incontri di natura sessuale dietro corresponsione di danaro. Nell'ambito dell'operazione sono stati sequestrati computer, hard disk esterni, pendrive e supporti ottici sui quali sono in corso accertamenti da parte della polizia. -
Quotidiano.net


Scoperto giro di pedofili grazie all’indagine iniziata dalla segnalazione al 114 Emergenza InfanziaLa pedofilia attraverso Internet entra nelle nostre case. Le segnalazioni alle linee di Telefono Azzurro sono uno dei pochi strumenti utili a far emergere il fenomeno e consentire l’intervento delle Forze dell’Ordine. Grazie ad una segnalazione al Servizio 114 Emergenza Infanzia, gestito da Telefono Azzurro, due anni fa veniva arrestato un pedofilo accusato di adescamento nonché di diffusione in rete di foto e filmati pedopornografici riguardanti bambine dai 3 ai 14 anni. Da allora l’indagine della Polizia Postale è proseguita e ha portato oggi a 32 indagati in 12 regioni. - 26 Settembre 2008

giovedì 2 ottobre 2008

IL DISASTRO AMBIENTALE DI CROTONE ERA STATO DENUNCIATO NEL 2005

Apprendiamo da una nota dell'ASCA che il disastro ambientale di Crotone era stato segnalato all'autorità giudiziaria competente già nel 2005. Una perizia tecnica del prof. Giovanni Sindona, dell'Università della Calabria, aveva denunciato le concentrazioni altissime di sostanze tossiche presenti nell'area inquisita. Perchè intervenire solo adesso? Quali ulteriori danni alla salute dei cittadini deriveranno dal mancato intervento delle Istituzioni?
La Calabria sembra diventata un pozzo degli orrori senza fondo, e quello che si prospetta a Crotone è uno scenario di morte e desolazione. Gravissime le responsabilità delle Istituzioni che dovrebbero tutelare la legalità, promuovere il bene comune e ridare speranza a una regione precipitata in un baratro spaventoso. A quando la rivolta morale dei Calabresi? Scriveva Corrado Alvaro che "i calabresi hanno un senso della fatalità; concepiscono la vita sull'immagine delle loro fiumare che presto o tardi travolgono ogni cosa. «Piegati, albero, ché passa la piena», è un loro motto". E' giunto il tempo che i calabresi smettano di attendere, e si facciano loro stessi "fiumara", per travolgere l'egemonia dei cialtroni che violentano la regione, che spregiano la vita dei suoi figli, che ne uccidono il futuro. La Calabria muore, svegliati Calabria!

Domenico Condito

La nota dell'ASCA:

CALABRIA/UNIVERSITA': INTERVENTO GRATUITO SCORIE SCUOLA CROTONE

(ASCA) - Rende (Cs), 1 ott - Il direttore del dipartimento di chimica dell' Università della Calabria, prof. Giovanni Sindona, nell'2005 ha consegnato alle autorità giudiziarie del Tribunale di Crotone una perizia riguardante del materiale recuperato dal sottosuolo, a profondità di pochi decimetri, dell'area attualmente inquisita e oggetto di ampia discussione sulle testate giornalistiche e radiotelevisive, regionali e nazionali. Per il prof. Giovanni Sindona, alla luce dei risultati della perizia, si tratta di un disastro ambientale! A titolo di esempio - dice il docente universitario - lo zinco era presente in 38.000 mg/kg (limite per centro abitato 150); l'arsenico per 190 mg/kg. Anche dopo 16 giorni, il test di rilascio in acqua del materiale repertato, dimostrava valori sempre molto più elevati dei limiti di legge. Le ricerche furono fatte con una metodologia altamente sofisticata e costosa attraverso lo spettrometro di massa con sorgente al plasma dell'Università della Calabria. Infatti presso l'ateneo di Arcavacata esistono unità operative all'avanguardia nel mondo per lo sviluppo di tale metodologie e sono situate sia presso il dipartimento di chimica che presso il dipartimento di scienze della terra. ''Non mi risulta - dichiara il prof. Sindona - che siano state mai sottoposte a controllo le emissioni di sostanze tossiche di natura organica. Nel caso della scuola di Crotone di cui si parla è necessario avviare urgentemente dei prelievi e della analisi. E' necessario anche verificare il trasferimento di metalli pesanti nella catena agroalimentare (latte, vegetali, ecc...). E' necessario, infine, verificare se gli studenti della scuola abbiano riportato contaminazioni da metalli pesanti''. Il prof. Giovanni Sindona, conclude affermando che l'Università della Calabria si offre gratuitamente per predisporre un protocollo di intervento nella diagnosi dell'inquinamento della scuola di Crotone, permettendo di conoscere entro 15 giorni lo stato dell'inquinamento, le metodologie e gli elementi utili in grado di dare in materia delle risposte certe e di tranquillità all'opinione pubblica del territorio crotonese.

mercoledì 1 ottobre 2008

Inchiesta del mensile di Legambiente "NUOVA ECOLOGIA" sulla STATALE 106, la JONICA, la più pericolosa d'Italia

Altri servizi sulle fonti rinnovabili e sul Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, il "banchiere dei poveri"

ROMA - È uscito il numero di ottobre del mensile di Legambiente "Nuova Ecologia", che dedica uno speciale all’energia pulita: tutta la verità sulle rinnovabili, chi investe, in quali Paesi, come migliorano le tecnologie, perché convengono più del nucleare. Nel 2007 il 23% della potenza installata nel mondo arriva dalle fonti rinnovabili. In Europa la sola costruzione di impianti eolici ha assorbito più capitali di qualsiasi altra fonte energetica. E in Italia la crescita del conto energia ad oggi è più che raddoppiata rispetto ai primi mesi del 2008. "Confutiamo le menzogne che assediano le fonti pulite", scrive il direttore Marco Fratoddi. "Assieme all’efficienza, rappresentano già oggi la migliore risposta alla fine del petrolio e all’avanzata del global warming e sono in grado di sostituire l’atomo nell’approvvigionamento energetico delle società avanzate, come sta avvenendo in Spagna e Germania".
L’inchiesta del mensile di Legambiente è dedicata invece alla statale 106, la Jonica, l’unico collegamento tra Reggio Calabria e Taranto. Una strada che può vantare il triste record di essere in Italia quella con il più alto numero di morti: 30 tra gennaio e agosto. Nel ‘35, quando venne costruita, era una delle migliori del mondo, oggi "scoppia" per mancanza di spazio e speculazioni delle cosche. Imprese colluse, pessimo calcestruzzo, "pedaggio" alla ‘ndrangheta. A due corsie, in alcuni tratti non più larga di 7 metri, corre per l’80% dei suoi 491 km attraverso centri abitati. La percorrono ogni giorno circa 22mila auto, anche perché non ci sono alternative. "Per il governo però", sostengono da Legambiente, "la sicurezza stradale nel Mezzogiorno può aspettare: così per coprire i mancati incassi dell’Ici, ha tagliato i fondi per le strade di Calabria e Sicilia". Di conti che tornano parla invece, in un dossier dedicato al social business, il Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus. Il "banchiere dei poveri" concede prestiti a 7 milioni di persone, quasi tutte donne, nei villaggi del Bangladesh e la sua Grameen Bank vanta un tasso di restituzione del 98%. "Per tirare fuori le persone dalla povertà basta creare un ambiente che le metta in condizione di agire", afferma Yunus alla Nuova Ecologia. E racconta perché funziona.
La Nuova Ecologia può essere acquistata nelle librerie Feltrinelli e on-line nell’edicola virtuale sul sito www.lanuovaecologia.it al costo di 4 euro (spese di spedizione comprese). Viene inoltre distribuita in abbonamento postale ai soci di Legambiente e agli abbonati.

Rinasce "CULTURA CALABRESE", il quindicinale di controinformazione fondato da GIUSEPPE GRISOLIA

Un ricordo di Giuseppe Grisolia e di Nicola Silvi, suo amico e collaboratore, a quindici anni dalla loro scomparsa.

di Domenico Condito

Quindici anni fa la scomparsa di Giuseppe Grisolia, fondatore di “Cultura Calabrese”, quindicinale di controinformazione a diffusione nazionale. Giornalista, studioso, ricercatore, storico, fu per decenni una delle voci più limpide e libere della nostra regione. Quanti lo hanno conosciuto e letto hanno apprezzato in lui “lo stile di vita di un uomo che, lontano sempre dai palazzi e dalle consorterie ed alieno da lusinghe e adulazioni, ha sempre visto la sua opera come impegno sociale e civile per la rinascita e la rifondazione di una cultura vera ed autentica, scevra da condizionamenti e servilismo e spirito di cordata” (r.g.). Con lui collaborò negli ultimi anni della sua vita, scrivendo su “Cultura Calabrese”, Nicola Silvi, giornalista, saggista, poeta e scrittore di grande valore. Grisolia e Silvi furono due maestri del libero pensiero, che contribuirono ad accrescere la coscienza critica di coloro che ebbero l’opportunità di conoscerne l’opera e l’indomita passione civile. Due voci libere e scomode contro l’arroganza e la volgarità del potere, le ingiustizie sociali, l’intolleranza e l’integralismo. Lontani senz’altro dai tribuni mediatici dei nostri giorni, capaci com'erano, nella loro analisi politica e sociale, d’una più profonda elaborazione culturale.
Oggi “Utopie Calabresi” e Amantea.Net ricordano insieme Giuseppe Grisolia e Nicola Silvi, in concomitanza con la rinascita di “Cultura Calabrese” che riprende la sua attività dopo cinque anni di interruzione per motivi economici. A quest'ultimo proposito, pubblichiamo un contributo di Amantea.Net, che ringraziamo per la collaborazione.

La nuova scommessa di "Cultura Calabrese"
A 15 anni dalla morte prematura di Giuseppe Grisolia, padre fondatore di questo giornale, e dopo 5 anni di interruzione delle pubblicazioni per motivi economici, Cultura Calabrese riprende il suo difficile e tortuoso cammino. E’ d’obbligo chiederci e chiedere ai lettori se la nuova scommessa editoriale che Rosanna intende affrontare ha una sua ragion d’essere, se questo giornale può ancora svolgere un ruolo informativo e formativo che altri giornali e periodici calabresi non svolgono, vuoi perché sono emanazione diretta o indiretta di potentati economici che vivono di sovvenzioni pubbliche erogate dai politici, vuoi perché fatti da padroni e giornalistri che amano il quieto vivere e le laute prebende di cui godono i cortigiani di ogni tempo e paese. “Questa nostra cara creatura non ha mai avuto una vita tranquilla. E non per i colpi disonestamente mancini del Palazzo dai quali ci siamo sempre difesi… ma per le difficoltà economiche…” scriveva 16 anni fa il suo padre fondatore. Uscita per la prima volta nel 1970, Cultura Calabrese era la continuazione di altre esperienze giornalistiche ed editoriali del compianto Giuseppe che fin dal 1943, non ancora ventenne (quale esempio per i giovani d’oggi!), si era cimentato nella pubblicazione di un periodico chiamato “ La Fiaccola” e successivamente “ Il Calabrese”. Ambedue quegli anni sono stati cruciali per la storia del nostro paese ed anche per la Calabria. Nel 1970 la vita politica e sociale era in ebollizione, la critica di massa colpiva ceti politici e potentati economici, il movimento studentesco intrecciva le sue rivendicazioni con le lotte operaie e contadine, nuovi orizzonti di senso e nuovi modelli di esistenza venivano pensati e praticati in Italia e nel mondo, anche in Calabria pur funestata dalla rivolta fascista di Reggio e dalle bombe del 7 settembre di quell’anno. Giuseppe Grisolia volle partecipare a quella fase della nostra storia con le armi che sapeva manovrare, il pensiero critico e la penna. “Senza libertà di critica non vi sono che elogi adulatori” scrisse sotto la testata del suo “quindicinale di controinforma-zione” che era il paradigma della linea editoriale della sua “creatura”.Anche il 1943, anno della pubblicazione del suo primo periodico, era stato un anno cruciale della nostra storia, forse il più importante del ventesimo secolo. Il 25 aprile Mussolini veniva arrestato, il 3 settembre fu firmato l’armistizio con gli anglo-americani già sbarcati in Calabria, nel Nord si organizzava la lotta di Resistenza contro il nazi-fascismo. Iniziava per l’Italia una nuova fase storica che culminerà con l’avvento della Repubblica.La ripresa delle pubblicazioni di “Cultura Calabrese” coincide forse ancora una volta con un periodo cruciale della nostra storia? Siamo forse all’inizio di una nuova fase segnata dalla decadenza della democrazia e dall’involuzione dello Stato verso forme neo-autoritarie? Siamo alle porte di una rottura dell’unità nazionale per effetto di una lenta e ben orchestrata secessione delle aree forti del paese a danno del Mezzogiorno? Credo di si.La Calabria è investita dalle riforme della nuova destra al potere che sta travolgendo le conquiste sociali che negli ultimi cento anni le precedenti generazioni erano riuscite a costruire all’interno di uno Stato pur sempre dominato dalle consorterie economiche e finanziarie del Nord. Ma i calabresi non riescono a percepire il pericolo e continuano a credere ai padrini politici di turno che si alternano in consonanza tra di loro nelle operazioni di rapina del danaro pubblico.Il Palazzo calabrese continua ad essere abitato dai rapaci, vecchi e nuovi di ogni colore politico. Negli uffici pubblici trionfa la corruzione generalizzata. Negli ospedali si muore per incuria ed insipienza ma nessuno viene punito. Le imprese mafiose esercitano la loro egemonia sull’intero tessuto produttivo regionale. La legalità è quasi derisa ed il fascino della mafia cresce nelle nuove generazioni. La coscienza servile è ritornata prepotente anche tra i giovani forniti di titoli di istruzione superiore e nella politica trionfano i peggiori. La moralità pubblica resta un “dover essere che non è”. Il federalismo fiscale in arrivo impoverirà ulteriormente la nostra Regione, la disoccupazione crescerà ancora, ma nessun sacrosanto ribellismo sociale è all’orizzonte.In questa palude putrescente c’è bisogno ancora di “Cultura calabrese”?Credo di si, perché anche la stampa regionale, pur cresciuta per numero di testate quotidiane, vivendo in gran parte di sovvenzioni pubbliche, non brilla per coraggio ed indipendenza, non conduce battaglie dure contro la corruzione dominante ed i corrotti, non aiuta i calabresi nella ricerca di nuove strade per la liberazione dal servaggio dei nuovi e vecchi feudatari politici.
Il percorso sarà ancora una volta difficile e tortuoso ma io spero che tutti quei Calabresi non ancora proni ai potenti, culturalmente onesti e desiderosi di “non darsi per vinti”, vorranno sostenere questo “periodico”, forse unico nel panorama dell’editoria calabrese, comprandolo in edicola o abbonandosi. Questo io penso, ma che ne pensano i nostri lettori? Aspettiamo tante loro lettere con opinioni, idee, suggerimenti, proposte, critiche e dissensi anche.

L'interesse di "UTOPIE CALABRESI" per la rinascita di "CULTURA CALABRESE"

Articolo dello Staff di Amantea.Net pubblicato giovedì, 25 settembre 2008

Ieri pomeriggio si è svolto presso la sala consiliare del comune di Amantea l’incontro dibattito organizzato da un gruppo d persone cui si deve la rinascita del giornale “Cultura Calabrese”. Al riguardo ci ha scritto il signor Domenico Condito del blog “Utopie Calabresi". Condito, ed anche altri per la verità, ci hanno scritto per manifestare il fatto che, attraverso il sito internet Amantea.Net, hanno appreso, e con molto piacere, la rinascita di “Cultura calabrese”. Nel caso del signor Condito, poi, l’apprezzamento deriva anche da un fatto personale. “Conosco molto bene – ci scrive Condito - il giornale fin dai tempi in cui lo dirigeva Giusepe Grisolia, con il quale ha collaborato un mio caro amico negli ultimi anni della sua vita, il giornalista e scrittore Nicola Silvi”. Lo scrittore era originario di Stalettì ma visse soprattutto a Roma. La passione civile fu probabilmente alla base del suo ritorno in terra calabra. Contnuò ad essere un personaggio scomodo e poprio per quella sua passione civile. “A 15 anni dalla morte – ci scrive ancora Condito - ho cominciato a ricordarlo su “Utopie calabresi””. Su questo blog a breve sarà pubblicato l’articolo apparso su Amantea.Net, e ciò nel ricordo, come vuole lo stesso Condito, di Giuseppe Grisolia e del suo amico e collaboratore Nicola Silvi. Sul blog già ora si può leggere un pezzo che è in sintonia con le considerazioni contenute nell’articolo. Si intitola “Chi salverà la Calabria?”. Tutti noi siamo scettici sulle possibilità reali che questa regione ha di salvarsi da sola, e scettici sulla possibilità che venga salvata dall’esterno. Di certo se un giorno si salverà non sarà certo per opera della classe politica regionale. Vi consigliamo vivamente di leggerlo, anche perché in esso è contenuta un po’ di quella speranza che in molti hanno irrimediabilmente perduto.

Alba sullo Ionio – Stalettì (CZ) 
Foto di Laura Za
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