venerdì 24 ottobre 2008

Risposta del Presidente Loiero a Quirino Ledda sull'area archeologica di Germaneto

In data 21.10.08, abbiamo pubblicato su queste pagine la posizione di Quirino Ledda sulla chiusura dei cantieri archeologici in località Germaneto, nel territorio del Comune di Catanzaro, sostenendo la protesta dell'ex vice-presidente del Consiglio regionale. E' intervenuto sulla questione il Presidente della Giunta Regionale della Calabria, Agazio Loiero, con un comunicato che pubblichiamo di seguito, in attesa di conoscere i risultati delle indagini archeologiche condotte nell'area.
"Al termine delle indagini - ha promesso il Presidente Loiero - illustreremo con dovizia di particolari l'intera attivita''.

(ASCA) - CATANZARO, 24 ott - ''Tralasciando le opere di sminamento da eventuali ordigni bellici, che hanno interessato tutti i 20 ettari di superficie, che ha avuto un costo di 1 milione di euro, sino ad oggi - dice Loiero - il costo delle indagini archeologiche ammonta a 2,7 milioni di euro. Tuttavia, la Regione ha finanziato di buon grado tali indagini, nella presunzione che le previsioni scientifiche, sulla qualità e quantità dei ritrovamenti, si potessero avverare. Dopo tanti sforzi, come possono testimoniare i tanti operatori che si avvicendano quotidianamente sul cantiere, purtroppo, dobbiamo registrare che i ritrovamenti si sono rarefatti. Da qui a dire che si sta frettolosamente procedendo al rinterro degli scavi ce ne vuole. Ledda, pur animato da un encomiabile passione culturale, o si è informato male o è stato male informato, maliziosamente propenderei più per la seconda tesi, conoscendo l'onestà intellettuale dell'ex vice presidente del Consiglio regionale. Per dissipare ogni equivoco, non è stato ancora prodotto nessun provvedimento ufficiale, anzi le indagini continuano su un'area marginale al fabbricato. Alla luce di tutto ciò, perseverare significa cadere in un accanimento indagatorio che non trova nessuna giustificazione, né sul piano scientifico né su quello culturale, anche perché la Regione ha realizzato una tra le più scrupolose e dispendiose campagne archeologiche mai realizzate in Calabria. Perseverare significa sperperare i quattrini dei contribuenti, aggravare i costi di realizzazione dell'opera, dilatare oltre ogni ragionevole previsione la fase di inizio dei lavori, che ovviamente comporterà un aggravio di costi.
Infine voglio rassicurare, - conclude Loiero - non solo l'interlocutore, ma tutti i calabresi ed in particolare i catanzaresi, che nulla è stato tralasciato, e che in ogni caso, al termine delle indagini illustreremo con dovizia di particolari l'intera attivita''.

giovedì 23 ottobre 2008

Presentazione di “M’’a sùanu…e mm’’a càntu”, libro di Giovannino Borelli edito da Ursini

Poesie in vernacolo sambiasino

Lamezia Terme - Confermata per sabato 25 ottobre, con inizio alle ore 18.00, nel Teatro Umberto di Lamezia Terme, la presentazione del volume “M’’a sùanu e mm’’a càntu…” del prof. Giovannino Borelli, pubblicato nei giorni scorsi dalle Edizioni Ursini di Catanzaro.
Alla presentazione, a cura del Rotary Club, con l’autore e l’editore, interverranno Massimo Sdanganelli (Presidente del Rotary di Lamezia Terme), G. Battista Scalise (Responsabile culturale dell’Accademia dei Bronzi e delle Edizioni Ursini), S. E. Mons. Antonio Cantafora (Vescovo di Lamezia Terme), Carmelo Carabetta (Docente di Sociologia della Famiglia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina), Pasquino Crupi (Critico di letteratura Calabrese e Pro Rettore dell’Università per stranieri di Reggio Calabria).
Voce recitante sarà Raffaella Gigliotti, accompagnata al pianoforte dal maestro Ferruccio Messinese. Intratterrà, con pause musicali e aneddoti sulla poesia dialettale di Giovannino Borelli e di altri autori calabresi, Domenico Bruno Tassone, medico-cantastorie di Spadola.
Nato a Sambiase nel 1962, Giovannino Borelli ha ereditato dal nonno e dal padre la passione per la musica e la poesia. Giovanissimo, ha iniziato lo studio della chitarra classica, conseguendo il diploma presso il Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari. All’attività concertistica abbina quella didattica presso le scuole medie ad indirizzo strumentale.
“Giovannino Borelli - afferma pasquino Crupi - si rivela poeta adulto, solo di tanto in tanto seduto sulle spalle del Padre, che è stato un poeta gigante. Lui, Giovannino, è poeta contemporaneo all’epoca sua, cioè poeta del tempo relativo, come hanno saputo esserlo i grandi poeti in lingua e in lingua dialettale”.
“Presente e passato, passato e presente rotolano di continuo in M’ ‘a sùanu e mm’ a cantu: mai o quasi mai fraterni, sempre in antitesi lontana, senza reciprocante dialettica. Passato e presente, insomma, sono l’uno all’altro termine di paragone, non già due poli della Storia, che preparano un migliore futuro. Sta in questo la novità smagliante della raccolta poetica di Giovannino Borelli. Non conosco nella lunga vicenda della poesia dialettale nessun altro poeta, che, come Giovannino Borelli, sia stato capace di stringere in una sintesi poderosa e prodigiosa le ragioni, liricamente dette, della stagnazione della Calabria, del suo sole nero cui tolgono ombra solo e soltanto i valori spirituali della civiltà contadina, le sue gagliarde feste, la facondia e la fecondità della natura. Il tutto riconvocato dall’orfismo dei versi di Giovannino Borelli, tecnicamente ben costruiti, ritmicamente perfetti, musicalmente compiuti”.

DECRETO GELMINI: MARGHERITA HACK IN PIAZZA CON STUDENTI E DOCENTI

L'astrofisica ieri ha tenuto una lezione a Firenze, in piazza della Signoria, per protestare contro i provvedimenti del Governo su scuola e Università

di Domenico Condito

Nonostante le minacce di Berlusconi di utilizzare la forza pubblica contro le manifestazioni, continua la mobilitazione generale di studenti e docenti contro la Gelmini e i provvedimenti del Governo sulla scuola e l’Università. Ieri a Firenze, in piazza della Signoria, l’astrofisica Margherita Hack ha tenuto una lezione davanti a duemila studenti e docenti di varie facoltà, da Psicologia a Lettere, Scienze, Medicina, Ingegneria, che hanno accolto con un’ovazione la scienziata italiana.
«Il decreto sulla scuola e l’Università - ha esordito la Hack - non è stato discusso nè in Parlamento, nè con chi in questi posti lavora: IN ITALIA C’E’ UNA FALSA DEMOCRAZIA, una situazione terribile per il nostro Paese. E le frasi di Berlusconi sulla polizia sono vergognose». «Spero - ha aggiunto l’astrofisica - che questo movimento degli studenti apra gli occhi a quella parte della popolazione che ancora ammira il Governo, un Governo che ancora distrugge l’Italia, e che l’opposizione cominci ad essere vera e unita, da Rifondazione comunista al PD».

La protesta continua. Studenti e docenti lottano insieme per la salvaguardia del diritto alla formazione, ma nel Paese che fu la culla del Rinascimento si minaccia l’uso della forza per far tacere e mortificare la voce del sapere.

Nell’Italia di Berlusconi la cultura val meno d’uno sputo del volgar Senatur padano.

mercoledì 22 ottobre 2008

UMG - Sindrome Metabolica, nuovo ruolo del valore plasmatico di C3

Importante studio di Francesco Ursini, neo laureato alla Magna Graecia

CATANZARO - “Proteine infiammatorie e sottoclassi immunoglobuliniche nella sindrome metabolica: livelli plasmatici e correlazione con lo stato di insulino-resistenza”: è il titolo di un approfondito studio scientifico di Francesco Ursini, neolaureato con una tesi specifica sull’argomento (110 e lode con le congratulazioni di tutta la Commissione Accademica presieduta dal Preside della Facoltà, prof. Giovambattista De Sarro, relatore il professor Franco Arturi).
Lo studio è stato effettuato con la collaborazione di decine di pazienti afferenti all’ambulatorio di Day Hospital della Cattedra di Medicina Interna, diretta dal chiarissimo professor Giorgio Sesti, dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.
“Scopo del mio lavoro - commenta Ursini - è stato quello di confrontare diversi markers immuno-infiammatori al fine di individuare il migliore indicatore sierico per definire lo stato infiammatorio subclinico che accompagna la Sindrome Metabolica”.
“Il gruppo di studio - spiega - comprendeva 52 soggetti di età compresa tra i 20 e i 70 anni che soddisfacevano i criteri per la diagnosi di Sindrome Metabolica, secondo le linee guida dell’International Diabetes Federation. Il gruppo di controllo comprendeva 65 soggetti, sempre di età compresa tra i 20 e i 70 anni, che presentavano solamente 1 o 2 criteri per la diagnosi di Sindrome Metabolica (obesità centrale, iperglicemia, ipertrigliceridemia, ridotti livelli di HDL, ipertensione arteriosa) e soggetti senza apparente evidenza di qualsivoglia processo patologico”.
“Sono stati esclusi dallo studio i pazienti con attuale o pregressa diagnosi di malattie infettive croniche, malattie neoplastiche, malattie reumatiche o condizioni cliniche maggiori, come insufficienza renale cronica e broncopatia cronica ostruttiva. L’esclusione ha riguardato anche quei pazienti in trattamento collaterale con farmaci che potessero alterare l’equilibrio immuno-infiammatorio e quelli che nelle quattro settimane precedenti avevano manifestato sintomi di patologie infettive anche lievi”.
“I dati ottenuti - continua il dottor Francesco Ursini - evidenziano ancora una volta come nei pazienti con Sindrome Metabolica, clinicamente definita, sia possibile riscontrare uno stato sub-infiammatorio sistemico dell’organismo. Nella nostra casistica, tale infiammazione di basso grado era caratterizzata selettivamente da aumentati livelli di PCR, C3 e C4, rispetto ai pazienti non affetti da Sindrome Metabolica. Tra queste tre proteine, di fase acuta, dai nostri dati emerge chiaramente l’importanza del componente C3 del complemento, che tra l’altro, rappresenta, tra le proteine infiammatorie studiate, quella maggiormente correlata con lo stato di insulino-resistenza caratteristico dei pazienti affetti da Sindrome Metabolica. Non è stato, tuttavia, possibile evidenziare alcuna correlazione significativa tra i livelli di C3 e gli indici di obesità addominale (BMI, circonferenza addome), né con la percentuale di grasso corporeo stimata mediante bioimpedenziometria. Questo potrebbe significare che, almeno per quanto riguarda l’innalzamento subclinico dei livelli di C3, il tessuto adiposo non rappresenta un organo chiave, al contrario di quanto avviene per altre proteine di fase acuta e citochine proinfiammatorie.
Nel complesso, i nostri dati sui valori di C3 concordano con quelli pubblicati su “Diabetes Care” nel 2007, ma hanno il vantaggio di non essere limitati ad una fascia di popolazione anziana, di raffrontare un maggior numero di indici di flogosi e parametri dello status immunologico e di essere stati confermati tramite una metodica che studia in maniera diretta lo stato di insulino-sensibilità, il clamp euglicemico iperinsulinemico. Tali dati pongono quindi le basi per un eventuale ruolo futuro del valore plasmatico di C3 come criterio di definizione della Sindrome Metabolica, al posto del più osannato valore di PCR.
“Altre informazioni interessanti - conclude il dottor Francesco Ursini - sono emerse dallo studio dello stato immunitario dei pazienti affetti da tale sindrome. Nel nostro studio abbiamo evidenziato per la prima volta un aumento significativo dei livelli di IgA e IgG-2 nei pazienti clinicamente affetti ed una importante correlazione inversa tra i livelli circolanti di IgM e lo stato di insulino-resistenza stimato mediante l’indice HOMAR-IR. Alla base di queste alterazioni del profilo immunoglobulinico circolante potrebbe esservi il profondo sovvertimento dell’equilibrio citochinico che si realizza in corso di Sindrome Metabolica e altre condizioni correlate come obesità, diabete mellito e ipertensione arteriosa.
Le alterazioni del profilo immunitario, congiuntamente ad altri fattori, potrebbero in questi pazienti spiegare l’aumentata incidenza di infezioni e patologie autoimmuni organo-specifiche e sistemiche.
Ursini, a conclusione del suo lavoro, ha voluto ringraziare tutti coloro che lo hanno sostenuto nella sua ricerca, ed in particolare: il prof. Giorgio Sesti (“grande esempio di uomo di scienza e di umana disponibilità”); il prof. Franco Arturi (“maestro premuroso, virtuoso e sapiente”); le dottoresse Elena Succurro (“sempre disponibile ad aiutare e ad ascoltare il prossimo”) e Mariarosaria Mancuso (“medico esemplare e donna dal carattere forte e vigoroso”); il prof. Ennio Carbone (“fonte di stimolo intellettuale e di grande crescita professionale”).
Ed ancora i dottori: Alessandro Grembiale, Marina Lugarà; le colleghe Agnese, Vittoria e Fiorella; la caposala Rosaria (“dolce e garbata, professionalmente preparata quanto nessun’altra”); i dottori del reparto di Medicina Interna del Policlinico: Abramo, Naty, Irace, Accoti e Gorgone (“solidi riferimenti per tutti nel momento del dubbio”); tutti i colleghi specializzandi, ed in particolare Teresa Esposito, Ermal Sheaj, Giuseppe Nunziante, Francesco Caruso, Francesco Niutta, Stefano Rudi e Michele Izzo (ormai ex); l’amico e collega Valerio Mazzei e i ricercatori del Laboratorio di Immunologia dei Tumori: Rosanna, Taliub, Cinzia, Ilenia e Kant (ora a Stoccolma).
Un ringraziamento particolare lo ha, infine, rivolto al dottor Mauro Rechichi, già primario del Dipartimento Urgenze-Emergenze del “Pugliese-Ciaccio”.
“Ognuno di noi - ha commentato il dottor Ursini - ha una guida spirituale, un vate che illumina le nostre scelte spalancandoci le porte dell’Arte Medica. La mia guida è stata proprio il dottor Mauro Rechichi perché da adolescente ho imparato ad amare la medicina osservando con ammirazione il suo rischioso e silenzioso lavoro al servizio del prossimo. Frequentando il reparto che dirigeva con grande professionalità, sempre attento a non lasciare nulla di intentato anche quando le speranze erano esili, ho capito che quella sarebbe strada la mia unica possibile strada. Molti dei miei risultati li devo, quindi, esclusivamente a lui. Per sempre”.

Il neo-laureato Francesco Ursini con il professore Franco Arturi

Francesco Ursini illustra il suo lavoro alla Commissione accademica

Al neo-dottore Francesco Ursini
le più vive felicitazioni
di “Utopie Calabresi”

martedì 21 ottobre 2008

Chiusi i cantieri archeologici di Germaneto

La protesta di Quirino Ledda, Presidente di Legacoop Calabria ed ex vice-presidente del Consiglio regionale: "cancellati pezzi di storia".
"Utopie Calabresi" sostiene la posizione di Ledda. 

(ASCA) - CATANZARO, 21 ott - ''Come era prevedibile l'attuale Soprintendente ai beni archeologici, con un semplice verbale, considerato da essa un nulla osta, ha deciso, in totale solitudine, con il consenso del Governo regionale, la chiusura dei cantieri archeologici, riguardanti antichi siti, che sono stati scoperti in questi mesi, senza una vera relazione definitiva''. Lo sostiene Quirino Ledda, ex vice Presidente del Consglio regionale della Calabria e dirigente di legacoop Calabria, a proposito dei cantieri archeologici, aperti e chiusi, nella zona di Germaneto di Catanzaro, dove è in costruzione la sede della Regione Calabria.
''Ritengo che la procedura dell'articolo 96 del codice dei contratti sugli appalti che si concludono, impone la necessità di una argomentata relazione, che venga predisposta dal Soprintendente del settore territorialmente competente, sia in profondo contrasto con l'attuale decisione. Vorrei ricordare al governo di centro sinistra, che il precedente Soprintendente ad interim prof. Piero Guzzi, archeologo di fama internazionale - dice Ledda - emise precise prescrizioni consistenti con un monitoraggio continuo ''di ricognizione ed altre verifiche'' dell'area dove sorgerà la nuova sede del Governo regionale''.
''La stessa struttura di indagine chiamata 'regione futura' - dice Ledda - ha messo in evidenza che gli scavi eseguiti hanno accertato che una parte dell'area era ed è di interesse archeologico e che si colloca nel periodo che va dai Bretti a quello Greco-Romano, ed un aera si riferisce al periodo preistorico''.
''Se il Soprintendente e chi per esso ritiene insignificanti i ritrovamenti effettuati, non ha che da fare una conferenza stampa, come propone l'osservatorio per il decoro della città di Catanzaro, per esporre la sua decisione. Io non credo che basti un piccolo saggio, pochi maestri operai, una carriola e qualche secchio per dare una risposta completa ad un'area che ha dinnanzi a se un parco archoelogico come Scolacium. Gli stessi episodi avvengono sulla S.S.106. Il poco personale della Soprintendenza - conclude Ledda - non può giustificare la cancellazione di pezzi di storia che ancora oggi sono sconosciuti. Mi piace ricordare che i cittadini sono gli eredi e i proprietari del patrimonio culturale, quanto nel suo valore simbolico e metaforico, perchè incarnano la loro memoria storica ed la loro appartenenza all'identità dello stato.
Questa dovrebbe essere la funzione civile del patrimonio culturale in una regione che è stata sottomessa a soprusi, rapine di ogni genere, che ne hanno provocato la sua povertà''.

MOSTRA DI FALSI D’AUTORE CERTIFICATI A CATANZARO

Dal 7 al 9 novembre 2008 alla Galleria “Mattia Preti”

CATANZARO - Mostra di falsi d’autore certificati e complementi di arredo dal 7 al 9 novembre, presso la Galleria “Mattia Preti” del Circolo Unione di Catanzaro.
Ad organizzarla saranno Rossella Cerminara e Luciano Sacco, dell’Associazione “InChiostro”, che per l’occasione si avvarranno della collaborazione delle
Edizioni Ursini e della “Nuova Accademia dei Bronzi”.
La mostra, ad ingresso libero, sarà aperta dalle ore 9,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 20,00.
Tra gli altri saranno esposti “falsi” di Leonardo (La dama con l’ermellino), Dalì (Cigni che riflettono elefanti, La persistenza), Picasso (Dora Mar, ritratto), Fede Galizia (Natura morta con pesche), Modigliani (Nudo, Jeanne Hébuterne con cappello), Van Gogh (La stanza), Sconosciuto fiammingo (Natura morta), Claesz P. (Natura morta), Monet (Il Parlamento, La Grenouillére), Klimt (Il Bacio, Signora con cappello e boa di piume, Le amiche, Donna con ventaglio, Danae), Manet (Garofani e clematide in vaso di cristallo), Brueghel (Bouquet), Caravaggio (Bacco), Gauguin (Donna con mango) e Vouet (Vergine con Bambino e la rosa).
“Il nostro obiettivo - ha dichiarato Rossella Cerminara - è quello di fare emozionare il visitatore attraverso le copie d’autore riprodotte da qualificati artisti contemporanei. Il colore, le forme, la preziosità degli elementi, conferiscono ai “falsi” il carattere di autentiche opere d’arte che vale la pena di ammirare e collezionare. Un settore, questo, in forte espansione che susciterà certamente grande interesse anche nella nostra regione”.
“Ovviamente sono copie. - aggiunge Vincenzo Ursini - Ricordiamoci, tuttavia, che stiamo parlando di falsi d'autore, quindi di riproduzioni ad olio di opere di grandi pittori come Van Gogh, Caravaggio, Gauguin, da parte di artisti contemporanei più o meno noti che certificano la originalità delle loro riproduzioni. Niente illusioni, quindi, ma la certezza di avere a disposizione quadri di autentica bellezza a costi certamente accessibili”.
Per eventuali informazioni o prenotazioni di visite fuori orario galleria è possibile telefonare al numero 339.5953389 di Rossella Cerminara.

Rossella Cerminara e Luciano Sacco

Patto fra ’ndrangheta e Casalesi per il controllo delle attività commerciali della Capitale

Secondo i pm «Alla rampa» è controllato dal clan della strage di Duisburg 
«Roma, la ’ndrangheta in piazza di Spagna»
 La Dda: sigilli al ristorante di politici e intellettuali

Articolo di Flavio Haver - Corriere della Sera del 21.10.08

ROMA — Le mani dei boss della ’ndrangheta e dei Casalesi su numerose, redditizie attività commerciali nel centro storico della Capitale. L’inchiesta, delicatissima, rischia di provocare un terremoto: andati avanti per sei mesi nel silenzio più assoluto tra intercettazioni, pedinamenti e visure societarie, gli accertamenti hanno avuto un clamoroso sviluppo negli ultimi giorni. La procura ha chiesto la misura di prevenzione del sequestro del ristorante «Alla rampa». Situato alla base della scalinata Mignanelli che collega lateralmente piazza di Spagna a Trinità de’ Monti, nel cuore di Roma, il locale frequentato da alte cariche dello Stato e da vip del mondo dello spettacolo, della cultura e del giornalismo è ufficialmente di un’azienda. Ma in realtà, secondo chi indaga, è controllato da personaggi vicini al gruppo Pelle-Vottari-Romeo a cui appartenevano i sei morti uccisi dai killer a Duisburg: la strage di Ferragosto del 2007 nel ristorante «Da Bruno» della città tedesca maturata nell’ambito della faida di San Luca, nella Locride.

Non è un caso che l’inchiesta avviata dall’ex capo della Direzione distrettuale antimafia di Roma Italo Ormanni e ora seguita dal pm Filippo Vitello proceda in collegamento con la Dda di Reggio Calabria. E che le indagini siano affidate al gruppo specializzato in criminalità organizzata del Ros. I carabinieri, lavorando sotto traccia, hanno svolto accertamenti approfonditi su molti fronti. Primo fra tutti, l’acquisto di attività commerciali da parte di società. Ed è emerso che, in molti casi, prestanome occultavano i veri proprietari di locali e licenze. È stato necessario scavare a f o n d o , spesso tra mille difficoltà, per portare alla luce intrecci e presenze di personaggi sospetti, inquietanti. Sono una ventina le compravendite di alberghi, ristoranti e grandi c e n t r i con centinaia di negozi di Roma nel mirino del Ros. Un filone d’indagine riguarda «Alla rampa». E anche gli altri promettono sviluppi eclatanti. Tra ’ndrangheta e Casalesi sarebbe stato stipulato un patto sulla Capitale: ai boss calabresi, i locali del centro storico. Alla camorra, il controllo degli ipermercati nelle periferie. Le cosche hanno l’esigenza di riciclare il denaro sporco proveniente dai traffici di droga, dalle estorsioni, dall’usura. Con gli acquisti, spesso perfezionati dopo trattative-lampo e a prezzi di molto superiori a quelli di mercato, i soldi vengono «lavati ». Così gli incassi puliti di hotel, ristoranti e negozi sono pronti per essere reinvestiti, in una catena infinita che non manca di infiltrarsi negli appalti per le opere pubbliche. E il contenuto di un’intercettazione tra un insospettabile e un boss la dice lunga sull’importanza della posta in ballo: «Bisogna trovare subito 500 milioni... ».

lunedì 20 ottobre 2008

IN CALABRIA E' A RISCHIO LA CIVILTA' DEL NOSTRO PAESE

L'EMERGENZA CALABRIA NON E' SOLO UN AFFARE REGIONALE
Riflessioni sulle accuse di LUIGI DE MAGISTRIS a "una parte rilevante della magistratura calabrese..."

Domenico Condito

Solo ieri abbiamo espresso la nostra fiducia “nell’assoluta irreprensibilità dei magistrati, di tutti i magistrati, che operano in Calabria”, ma non possiamo sottacere le ultime dichiarazioni di Luigi De Magistris, ex pm della Procura di Catanzaro, che, al contrario, accusa la magistratura calabrese di essere in parte “collusa” con la criminalità organizzata.

"Una parte rilevante della magistratura calabrese non è affatto estranea al sistema criminale che gestisce affari di particolare rilevanza in Calabria", ha affermato Luigi De Magistris nel corso di un’intervista a Sky Tg24. "Sono dell'idea - ha aggiunto - che se la magistratura avesse remato tutta da una stessa parte e se la legalità, alla quale ogni magistrato si dovrebbe attenere, rappresentasse un patrimonio vero di tutta la magistratura calabrese, non staremmo qui a discutere come mai in 10 anni non è cambiato proprio nulla. Senza una parte della magistratura collusa la criminalità organizzata sarebbe stata sconfitta. E il collante in questo sistema sono i poteri occulti che gestiscono le Istituzioni. Io stavo indagando su questo fronte, e ritengo che uno dei motivi principali del fatto che io sia stato allontanato dalla Calabria risiede proprio in questi fatti". Sulla sua ricollocazione a giudice del Riesame di Napoli, deciso dal Csm, De Magistris ha detto che "quello che mi è accaduto è molto grave. E' un messaggio negativo nei confronti di un territorio che doveva ricevere altri messaggi. Il Consiglio superiore della magistratura avrebbe dovuto dare un segnale positivo alla Calabria e starmi vicino".

Qualora le affermazioni di De Magistris fossero fondate, si prospetterebbe ai nostri occhi uno scenario d’una gravità inquietante, unico in Occidente: la Calabria sarebbe controllata da “forze oscure”, infiltratesi nelle Istituzioni, capaci di vanificare l’operato di coloro che si battono, all'interno delle Istituzioni e della società civile, per il riscatto etico e civile della regione.

E’ dovere dello Stato verificare la fondatezza di tali accuse, è diritto dei cittadini esigere con forza tale chiarimento, soprattutto nella difficile congiuntura che affligge questa Terra.

La drammatica vicenda dei rifiuti tossici di Crotone è emblematica della condizione di estremo degrado in cui versa la regione, ma l’emergenza ambientale è l’espressione di un pericolo ancora più esteso e profondo: IN CALABRIA E’ A RISCHIO LA CIVILTA’. In questo senso, la "vicenda dei veleni" rappresenta la possibile soglia del non-ritorno, il pericoloso crinale della morte etica e civile di questa Terra: a partire da Crotone, o la Calabria troverà il modo d’invertire la perversa spirale di autodistruzione in cui si è immiserita, o è destinata a perire in una cloaca immonda.

Noi crediamo che i Calabresi siano capaci d’innescare questo difficile movimento di risalita dall’Inferno, ma forte e senza ambiguità dev’essere il sostegno dello Stato, senza il quale vano sarebbe ogni sforzo di cambiamento. A maggior ragione le recenti affermazioni di Luigi De Magistris, Servitore dello Stato, meritano la massima attenzione delle Istituzioni e di tutti coloro che hanno a cuore la rinascita di questa Terra martoriata. I Calabresi, e con essi l’intero Paese, hanno diritto di sapere se è vero che in Calabria l’amministrazione della Giustizia sia inquinata da infiltrazioni criminali, capaci di compromettere il lavoro dei tanti magistrati perbene e delle forze dell’ordine che rischiano quotidianamente la vita in questa regione.

La questione è ineludibile, e da come sarà affrontata e risolta dipenderanno il futuro di questa Terra e la fiducia dei Calabresi nelle Istituzioni dello Stato.

Ma non si tratta solo di un affare regionale.

Non sarà un Paese civile il nostro, finchè esisterà l’emergenza Calabria, capace di screditare agli occhi del mondo l’onorabilità e il funzionamento delle nostre Istituzioni. Senza contare che la Calabria rappresenta oggi ciò che l’Italia potrebbe diventare domani. Se lo Stato dovesse fallire in questa regione, difficilmente potrà salvare il Paese dalla deriva che innescherebbe tale sconfitta. L’implosione dello Stato in Calabria genererebbe quel “buco nero” capace di risucchiare ogni speranza di legalità e di futuro civile per il nostro Paese. Chi vive in questa Terra ha la netta percezione che ciò che emerge alla cronaca dei media è solo la punta di un bubbone immane… Altrettanto chiaro è che l’emergenza Calabria non è fra le priorità del nostro Governo.

Ma il rischio è grande e reale per tutto il Paese: QUI O SI FA LA CALABRIA, O SI MUORE!

domenica 19 ottobre 2008

Disastro ambientale di Crotone: indagò per primo De Magistris nel '98

LE DICHIARAZIONI DELL'EX PM DI CATANZARO ALL'EMITTENTE CALABRESE VIDEOCALABRIA

di Domenico Condito

Fu Luigi De Magistris, ex magistrato della Procura di Catanzaro, a condurre la prima inchiesta sullo smaltimento illecito delle scorie tossiche provenienti dalla Pertusola Sud di Crotone. E’ lo stesso De Magistris a ricordarlo in un’intervista esclusiva rilasciata all’emittente calabrese Videocalabria. Nel corso di quella prima inchiesta, che risale al 1998, furono indagate 19 persone, fra imprenditori della società ATMC Sud, politici e funzionari. Contro di loro furono formulate accuse gravissime: avrebbero dovuto smaltire tonnellate di rifiuti di ferriti di zinco provenienti dalla Pertusola, con le autorizzazioni ottenute dall’Assessorato all’Ambiente, ma, secondo le tesi accusatorie, le scorie tossiche non avrebbero mai raggiunto il sito di smaltimento in Sardegna, e sarebbero state sotterrate nella Sibaritide. Ben 11 furono le persone arrestate, e fra queste figurava anche Sergio Stancato, all’epoca Assessore regionale all’Ambiente, del CCD.

Fin da subito fu accertata l’estrema gravità del disastro ambientale contestato agli accusati. “Scoprimmo – afferma De Magistris - un traffico di rifiuti di ferrite di zinco per circa 30 mila tonnellate, che dalla Pertusola Sud venivano portati in varie parti, in particolare nella Sibaritide e nella zona di Rossano, dove ci sono campi di agricoltura, frutteti ed altro. Quindi, un’indagine molto importante che portò ad emissione di ordinanze di custodia cautelare e consentì di ricostruire fatti che provocano pericolo alla salute pubblica e danni evidenti. Negli atti si evinceva un aumento di tumori vicino la zona della Pertusola. Sull'indagine vi fu anche attenzione della commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, perché fu contestato il reato di disastro ambientale doloso. Credo che fu la prima applicazione in sede custodiale di questo tipo di reato".

"Sono molto contento – afferma ancora De Magistris nell'intervista - che ci sia questa attenzione a 10 anni di distanza da quell'inchiesta, perché ritengo che ci sia un filo conduttore tra i fatti del '98 e quelli del 2008. Quello che sconcerta, però, è che prima di andar via da Catanzaro feci di tutto per poter esercitare l'azione penale e la richiesta di rinvio a giudizio. Sono andato via da Catanzaro nel 1998, sono tornato nel dicembre del 2002, il fascicolo era ancora all'udienza preliminare. Io non so se è possibile che un fascicolo possa star fermo per quattro anni in udienza preliminare".

I ritardi nell’inchiesta provocarono nel 2007 la prescrizione dei reati contestati. Ne beneficiò anche Sergio Stancato, rieletto nel frattempo Consigliere regionale nelle liste del Nuovo PSI nel 2005.

La vicenda raccontata da De Magistris è sconcertante. La prescrizione di reati così gravi per decorrenza dei termini non è degna di un paese civile, e solleva interrogativi inquietanti. Ci chiediamo se si trattò solo di cattivo funzionamento della giustizia, o se invece l’affossamento dell’inchiesta di De Magistris non sia stato determinato dall’azione di qualche magistrato colluso. Noi non possediamo elementi per affermare ciò, e crediamo ancora nell’assoluta irreprensibilità dei magistrati, di tutti i magistrati, che operano in Calabria. Ma la domanda è legittima, e ancora più doverosa dovrebbe essere la risposta.

Sappiamo, invece, che le Istituzioni politiche, sia di destra che di sinistra, ai massimi livelli nazionali, erano pienamente a conoscenza del disastro ambientale che si stava consumando in Calabria, se è vero, e lo è, che il caso fu trattato all’interno della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, con la contestazione del reato di disastro ambientale doloso. Ma quali furono gli atti conseguenti? Perché non s'intervenne negli ultimi dieci anni? Quali ulteriori e disastrose conseguenze per l'ambiente e la salute dei cittadini deriveranno dai mancati interventi degli anni passati?

Su quante coscienze peseranno le morti dei calabresi “svenduti” per un piatto di lenticchie?

sabato 18 ottobre 2008

La Grangia di Montauro e il suo territorio

Un libro edito da Ursini dell’archeologa catanzarese Marialetizia Buonfiglio.

Montauro - Sul finire dell’ XI secolo i Normanni conquistano, o meglio riconquistano, l’Italia meridionale, sottraendola al controllo di Bizantini, Arabi e Longobardi. Il generale “riordinamento” seguente venne coadiuvato anche da vari ordini monastici che si avvalsero di donazioni e privilegi nel comune intento di “latinizzare” e recuperare regioni in parte abbandonate a causa di guerre e razzie.
Bruno di Colonia ricevette in dono dal Conte Ruggero alcuni terreni posti nelle Serre Calabresi, a S. Maria della Torre, nucleo di quella che poi diventerà la Certosa di Serra San Bruno, terreni che a distanza di pochi anni si arricchirono con i casali di Aurunco (oggi Montepaone) e quindi di Montauro, Oliviano e Gasperina, nel cuore della Diocesi di Squillace.
Nel territorio di Montauro tra la fine del XI e l’inizio del XII secolo sorge quindi una Grangia, la prima tra quelle di proprietà della Certosa fino al '700, dedicata a S. Giacomo (Giacomo il maggiore, Apostolo) in cui la severa regola certosina viene mitigata in benedettina per favorire gli anziani e i novizi ma soprattutto per poter gestire le risorse della zona.
Nel 1193 la Certosa e le sue dipendenze passano all’ordine cistercense ed in seguito avviene anche il cambio di dedica nella Grangia: da S. Iacopo a S. Anna. Nei i secoli XIV-XV le notizie relative alla Grangia sono scarsissime.
Nel 1513 tutti i possedimenti della Certosa ritornano all’ordine certosino ed è probabilmente a partire da questo momento che l’edificio originario viene ristrutturato e munito di un imponente recinto fortificato.
Sono notizie, queste, tutte ricostruite e documentate da Marialetizia Buonfiglio, specializzata presso la Scuola nazionale di archeologia di Roma, nel volume “La Grangia di Montauro e il suo territorio”, pubblicato di recente dalle Edizioni Ursini di Catanzaro.
“Questa struttura - commenta l’autrice - è stata gravemente danneggiata dal disastroso terremoto del 1783 in conseguenza del quale, per finanziare la ricostruzione dei territori distrutti vengono confiscati i beni ecclesiastici con l’istituzione della Cassa Sacra. Il patrimonio archivistico e librario della Certosa venne in parte distrutto ed in piccola parte trasportato a Napoli e a Catanzaro. Il territorio da noi esaminato si trova nel Golfo di Squillace (Catanzaro) poco a sud dell’area di Scolacium-Squillace.
Il promontorio di Stalettì separa topograficamente, insieme allo scoglio di Pietragrande, le fasce collinari di Montauro, Gasperina, Montepaone, Petrizzi, dalla piana che comprende la Scolacium romana e la Skylletion greca e che introduce, a nord, alla zona della marina di Catanzaro e quindi alla zona più stretta della Calabria (istmo Lamezia-Catanzaro lido) e della penisola italiana.
I paesi citati, Montauro, Gasperina e Montepaone occupano una fascia collinare posta a circa 300-400 m s.l.m. preceduta verso il mare da una serie di pianori intermedi, più o meno allineati, che si affacciano su una zona di pianura costiera, la piana di ‘Sanginario’, spezzata a sud dalle colline della Soverato vecchia e dal centro costiero di Soverato.
La Grangia di S. Anna è posta in cima ad uno sperone intermedio tra i vicini paesi di Montauro e Gasperina, a circa 400 metri sul livello del mare. Il recinto dell’edificio è a pianta rettangolare con portale di accesso sul lato interno Ovest, feritoie e finestroni su tutti i lati.
La fonte principale per lo studio della Certosa e dei suoi possedimenti è la monumentale opera del bibliotecario certosino Benedetto Tromby, Storia critico cronologica diplomatica del patriarca S. Brunone e del suo Ordine cartusiano, pubblicata a Napoli in 10 volumi tra il 1773 ed il 1779, cioè pochi anni prima del terremoto del 1783 e quindi della distruzione e dispersione della maggior parte del materiale conservato nella biblioteca della Certosa. L’Autore ricerca e riporta fedelmente tutti i documenti di donazione e le conferme papali presenti nella biblioteca della Certosa (ed in altre biblioteche appartenenti all’ordine) nel XVIII secolo, alcuni dei quali di dubbia autenticità ma che permettono di arricchire il quadro della situazione nel territorio della Grangia di Montauro.
Il volume pubblicato dalle Edizioni Ursini, vuole tentare di chiarire le trasformazioni insediamentali che anticipano l’insediamento della Grangia e poi ne creano le condizioni per il futuro sviluppo. Focalizzando l’attenzione soprattutto sul periodo romano e altomedievale ricostruisce l’evoluzione di un territorio sottoposto per circa sette secoli alla giurisdizione di un ente ecclesiastico che ne ha condizionato la vita sociale e culturale per cercare di scoprire i “segni” lasciati nel tempo da queste comunità. 

La Grangia di S. Anna - Montauro (CZ)
Foto di Laura Za

Particolare della Grangia di S. Anna

venerdì 17 ottobre 2008

UNIVERSITA': negli atenei occupazioni e assemblee CONTRO LA GELMINI

Si manifesta in tutt'Italia.
In Calabria uno dei principali movimenti della protesta

ROMA, 17 ott. (Apcom) - Continuano le mobilitazioni degli studenti negli atenei di tutta Italia con occupazioni, cortei e assemblee contro la riforma del ministro Gelmini.
A Firenze prosegue l'occupazione dell'edificio D5 di Novoli, che vede tra i partecipanti anche la Sinistra Universitaria-Udu Firenze. A Palermo si svolgerà in mattinata un'attesa assemblea d'Ateneo, organizzata dall'Udu Palermo, in collaborazione con docenti e ricercatori. A Ferrara oggi si chiude il ciclo di assemblee negli studentati organizzate dalla Rua-Udu Ferrara, mentre anche Parma avrà luogo nella facoltà di Economia un'assemblea degli studenti.
In Calabria si è costituita un'Assemblea Permanente che ha occupato l'Aula Filol.8 della Facoltà di Lettere e Filosofia. Si è inoltre costituito il Comitato Unical per opporsi alla riforma Gelmini: lo stato di assemblea permanente si sta estendendo in tutte le altre Facoltà (Ingegneria, Farmacia, Economia, Scienze matematiche fisiche e naturali, Scienze Politiche). A Brescia per domani è previsto un presidio davanti al rettorato dell'associazione Studenti Democratici.
"Lo stato di agitazione diffuso evidenzia la volontà di non fermarsi in questa mobilitazione che si espande e cresce di forza ogni giorno sempre di più", spiega in una nota l'Unione degli Universitari: "Vogliamo proseguire questo percorso fino a quando gli articoli 6 e 66 della Legge 133/08 verranno abrogati".

giovedì 16 ottobre 2008

SOLIDARIETA' A MARCO TRAVAGLIO

DI PIETRO: "LA CONDANNA E’ UNA STELLA AL MERITO"

(AGI) - CAGLIARI, 16 ott. - “E’ una stella al merito che ha Marco Travaglio per aver detto ciò che è scritto nelle carte”. Ne è convinto il presidente nazionale dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, riguardo la condanna del giornalista per diffamazione ai danni dell’ex ministro Cesare Previti. Il leader dell’IdV a Cagliari per sostenere la campagna referendaria contro il Lodo Alfano, ha manifestato la propria solidarietà al cronista che nel 2002, sul settimanale L’Espresso, pubblicò l’articolo “Patto scellerato tra mafia e Forza Italia”. “E’ una prima sentenza che dovrà passare, e sicuramente lo farà in modo diverso, al vaglio del giudice d’appello”, ha aggiunto l’ex magistrato di Mani Pulite sottolineando “che, a volte, bisogna avere le tacche, le mostrine sulla spalla, proprio perchè si fa libera informazione”. Io stesso sono stato processato tante volte per aver scritto delle carte che non piacevano ai potenti di Stato”, ha ricordato Di Pietro, “ma bisognerebbe vedere cosa stanno combinando questi potenti, invece di prendersela con il Travaglio della situazione”. (AGI)

La pittura del '700 in Piemonte e Calabria: a confronto PIER FRANCESCO GUALA e TOMMASO MARTINI

Guala e Martini, Monferrato e Calabria a confronto e gemellaggio

La valorizzazione e il confronto tra artisti del '700 del Piemonte e della Calabria, è l'oggetto dell'evento organizzato dall'associazione “Tommaso Martini”, operante nel capoluogo Subalpino.
L'iniziativa si terrà il 18 e 19 ottobre a Torino, presso l' Istituto Scolastico “Croce – Morelli” di via Cecchi, 18.
Si concentrerà su due momenti essenziali:
- sabato 18 pomeriggio alle ore 15:30 e domenica 19, per l'intera giornata a partire dalle ore 10:00, una mostra dedicata alle opere di Pier Francesco Guala, di Casale Monferrato, e di Tommaso Martini, di Bivongi (Calabria);
- sabato 18, alle ore 16:30, si terrà un convegno per riscoprire la pittura del periodo Barocco, ripercorrendo la vita e le opere di due artisti considerati ingiustamente “minori” nella storia dell'arte: il Casalese Pier Francesco Guala e il Bivongese Tommaso Martini.
Con questi propositi è nato pochi anni fa il C.L.E. - Centrum Latinitatis Europae - Associazione per la salvaguardia delle culture classiche con sede in Aquileia (Udine).
L'iniziativa ha inoltre lo scopo di promuovere sotto il profilo turistico-culturale i luoghi del Monferrato e quelli dell' Alta Locride attraverso la loro storia, l'arte, le bellezze naturalistiche e l'enogastronomia.

Pier Francesco Guala, Ritratto di gentiluomo


Opera di Tommaso Martini

Tre anni fa l'assassinio di Fortugno: il ricordo del Presidente Giorgio Napolitano

(AGI) - ROMA, 16 ott. - Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della cerimonia commemorativa per il terzo anniversario del vile assassinio del Vice Presidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, ha inviato alla vedova, la parlamentare Maria Grazia Laganà, e ai figli, un messaggio di deferente omaggio alla memoria di suo marito e a tutte le vittime del dovere e dell'impegno civile: "L'esecrabile delitto - si legge - ha confermato l'insidiosa minaccia della criminalità organizzata, mostrandone ancora una volta la ferocia ed il brutale disprezzo per la vita umana e per i principi su cui si fonda la civile convivenza. Il sacrificio di suo marito non è stato vano. Ne è conferma il rinnovato sentire che ha unito, nel segno della consapevole e determinata opposizione ad ogni mafia, le istituzioni, le associazioni, singoli cittadini e, soprattutto, moltissimi giovani, testimoni dell'accresciuto radicamento di un'autentica cultura della legalita' e della giustizia". (AGI)

mercoledì 15 ottobre 2008

Ritrovamenti archeologici nei cantieri ANAS dell'autostrada A3

I risultati degli scavi archeologici sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa nella sede della Provincia di Reggio Calabria.


Sono stati presentati, nella sede della Provincia di Reggio Calabria, i risultati della campagna di scavi archeologici svolta all'interno dei cantieri Anas dell'autostrada A3. Alla conferenza stampa hanno partecipato il Direttore centrale Nuove costruzioni dell'Anas, Gavino Coratza; l'assessore allo Spettacolo, cultura e beni culturali della Provincia di Reggio Calabria, Santo Giuffré; la sovrintendente per i Beni archeologici per la Calabria, Caterina Greco, e la responsabile del territorio della Sovrintendenza, Rossella Agostino.
"Durante i lavori di costruzione del V macrolotto dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria - è detto in un comunicato dell'Anas - sono state individuate due aree di elevato interesse scientifico in corrispondenza di un sito destinato al deposito di materiali di scavo. Le indagini archeologiche, finanziate con fondi dell'Anas e condotte dalla Soprintendenza già a partire dal 2006, hanno interessato l'area compresa tra gli svincoli di Gioia Tauro e di Scilla, in località Piani della Corona nel comune di Bagnara Calabra, e hanno portato alla luce un sito archeologico pluristratificato di notevole importanza che occupava la parte finale dell'esteso terrazzo che, aperto verso il mare, domina l'area dello Stretto di Messina".
"Le scoperte archeologiche rinvenute nei cantieri del V macrolotto - ha detto Gavino Coratza - sono la testimonianza, ancora una volta, che la realizzazione di infrastrutture e il rispetto del patrimonio storico non sono in contraddizione e che, anzi, i lavori stradali rappresentano occasioni a volte uniche per ricostruire le vicende storiche di questi luoghi".
"Le aree interessate da una particolare concentrazione di materiale archeologico - si afferma ancora nella nota - sono posizionate nella parte sud del pianoro e sono state indagate da un'equipé di archeologi coordinata da Maria Maddalena Sica, docente presso la scuola di specializzazione in Archeologia di Matera dell'Università della Basilicata, nei mesi di gennaio-aprile 2007 e successivamente nel periodo gennaio-luglio 2008. Tali indagini hanno consentito di portare alla luce un sito risalente all'età pre e protostorica che testimonia un utilizzo dell'area riconducibile al Neolitico finale (V millennio a.C.) e alle fasi più antiche dell'età del Bronzo (inizi del II millennio a.C.)".
"E' bene ricordare - ha spiegato Coratza - l'eccezionalità dell'intero complesso e dei rinvenimenti finora documentati, caratterizzati da strutture capannicole, da un'articolata stratigrafia, da tombe, da manufatti litici e ceramici, da un complesso sistema di raccolta e canalizzazione delle acque, dimostrato dalla presenza di almeno una cisterna e diversi canali di deflusso". "L'attività sinergica tra Anas, Sovrintendenza ed enti locali - ha concluso Coratza - ha consentito il regolare svolgimento dei lavori nel cantiere Anas tra Gioia Tauro e Scilla, dove l'avanzamento percentuale dei lavori è pari al 35%".

Riforma Gelmini, il Comitato di Lotta Unical propone una Rete Nazionale di Lotta


Si diffonde a macchia d'olio il movimento di protesta negli atenei italiani per i «tagli» previsti dalla Finanziaria e per i provvedimenti messi in cantiere dal ministro Gelmini. Presso l’Università della Calabria, durante le ultime assemblee di facoltà e di ateneo è stato deciso di proclamare lo stato di agitazione e la costituzione di un'Assemblea Permanente con l'obiettivo di costruire un percorso di iniziative. Il Comitato di Lotta Unical, nato nelle scorse settimane, si pone come obiettivo anche quello di costruire una Rete Nazionale di Lotta (tra Università e Scuole Italiane) con un movimento di mobilitazione generale e generalizzata transpolitica.

La pittura calabrese fra Ottocento e Novecento in mostra a Catanzaro


CALABRIA FELIX
L’estro e la poetica del vero nelle opere degli artisti calabresi tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.

VERDUCI ARTE
Via Duomo, 18 - Catanzaro
15 ottobre - 8 novembre 2008

COMUNICATO STAMPA
La pittura calabrese non è stata estranea al grande flusso dell’impressionismo europeo quando gli artisti avvertirono in modo profondo il cambiamento, nel secolo della rivoluzione industriale ma anche della “crisi” di identità dello Stato, soprattutto di intellettuali, uomini e donne della nuova società borghese. La scienza offriva le sue spiegazioni e l’uomo veniva analizzato col metodo positivista. Eppure si stavano perdendo i criteri e le certezze tradizionali: si relativizza la vita, la scienza, se stessi. E l’artista vive la crisi come un adolescente: osserva tutte le novità, le studia, le guarda, le rielabora e le trasforma in messaggio universale per l’umanità. L’Europa era una fucina degli ingegni. La Calabria seguiva l’afflato, lo spirito delle intelligenze del tempo. Così le opere rimaste a noi sono universali. Nulla di storicistico, destinato ad essere superato dagli eventi. Palpitazioni, sangue, vita presente in tutta la produzione artistica. E’così ineliminabile – anzi continuamente rinnovato e rinnovabile - il rapporto tra lettore / spettatore e ciascuna, singola opera. Questi artisti nati e cresciuti in Calabria tra Ottocento e Novecento hanno percorso le lunghe strade dal meridione fino al cuore della cultura, a Parigi. Ma sono anche tornati in Calabria nei luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza. A Rebours , sembrerebbe. Il sole, il mare, la terra calabrese hanno dato così un contributo, non risibile, alla pittura nel periodo del suo massimo cambiamento, anzi durante e prima della rivoluzione impressionista. Infatti la storia della pittura calabrese tra Ottocento e Novecento assume un carattere eccezionale in virtù della derivazione culturale nella quale si forma e si sviluppa: l’ambiente florido della gloriosa scuola napoletana dell’800. Anche questa seconda edizione di “Calabria Felix”, curata in modo scrupoloso dal prof. Antonio Falbo, si apre con una oculata scelta di opere provenienti da collezioni private italiane e straniere, e quest’anno verrà riproposta e presentata, in collaborazione con l’associazione culturale CALABRO–LOMBARDA, nella GALLERIA D’ARTE MINOTAURO di Palazzolo sull’Oglio in provincia di Brescia.

In questa occasione spiccano alcune opere di assoluto interesse che ci aiutano a capire il livello raggiunto da alcuni nostri maestri che hanno diffuso i colori e la luce della Calabria in tutta Europa. Alcune opere esposte in questa rassegna sono state ammirate in Italia e all’estero recentemente, mentre alcune sono inedite.

Tra queste conquista lo spettatore la raffinata tela di Achille Talarico intitolata “Malinconia” ed esposta nella mostra “OBRAS-PRIMAS “ da Calàbria ed organizzata dalla Soprintendenza ai beni culturali , presso il “ MUSEU DE ARTE BRASILEIRA” San Paolo del Brasile nell’anno 2005. Achille Talarico fu un pittore solitario e forse il più poetico dei maestri catanzaresi; per i suoi ritratti viene addirittura accostato alla raffinatezza di Degas, pur senza appartenere a nessun gruppo, fu anch’egli preso dallo screening della realtà, seguì con estrema perizia le vie del pre-verismo e godette, se pur solo per un certo periodo, successo e celebrità, tanto da essere invitato nel 1873 all’esposizione universale di Vienna. L’artista catanzarese, in questa tela, esprime tutto lo spiccato senso plastico e la gran perizia pittorica di cui era dotato. Lo sguardo della donna effigiata è carico di trepidazione interlocutoria e si offre quasi pudicamente all’osservatore. Talarico smussa con abilità i contorni, accarezzando i lineamenti del viso incipriato della nobildonna incorniciato dall’accurata acconciatura. Passando ancora in rassegna spiccano le sorprendenti tavole di Antonio Cannata, il quale meritò, per l’assoluta padronanza tecnica, la stima di G. Casciaro, inedita ed evocativa per richiami simbolici e antropologici; risulta essere l’opera “A’ Vucata”, qui esposta per la prima volta; essenziale e pregevole l’acquerello di Salvatore Petruolo, raffigurante un paesaggio boschivo della Sila piccola . Salvatore Petruolo, anche lui tra i più apprezzati maestri catanzaresi, si trasferì giovanissimo a Napoli alla scuola dello Smargiassi, diventando presto un esponente di spicco della scuola di Posillipo assieme a Edoardo Dalbono. Il suo cromatismo colto gli valse il successo presso prestigiose committenze in Italia e all’estero. Triste e silente l’elegante assicella di Domenico Colao raffigurante due contadini che tanto richiamano alla mente l’Angelus di F. Millet; singolare per scelta del supporto, una tavolozza, appare la scena agreste dipinta da Domenico Augimeri, pittore di Palmi. Quanto mai tra le più rare, si mostra in tutta la sua la ricercata raffinatezza la tela di Federico Tarallo che riprende una composizione con un bouquet di fiori e una bella anfora su un tavolo cosparso di oggetti.

Questi sono solo alcuni degli artisti calabresi che potremo ammirare in questo contesto espositivo, artisti per la maggior parte operanti lontano dalla loro terra d’origine, avvertono con forza la morsa nostalgica. Ecco perché sviluppano nei loro dipinti una pittura di genere bucolico, quasi una ricerca delle proprie origini, dei colori, degli odori, delle ombre, della bellezza della terra e del mare visti per la prima volta con occhi di bambino. Si possono individuare i luoghi in cui l’elemento agreste risultava meno contaminato dalla modernità: le loro opere sprigionano, ancora oggi, spiragli primitivi di una sacralità remota. I cromatismi sono caratterizzati da consolidate e fresche tonalità rivelano spesso il vento che spira da sempre impetuoso su questi luoghi dell’entroterra calabro ed è intriso di verdi e di blu primaverili, di ocra ambrati. I colori primari risaltano spesso, contrastando la neutralità dello sfondo. Sono essi gli artisti che ritroviamo spesso, come ci è testimoniato da qualche vecchio signore ancora superstite, ad animare ed immortalare con i loro treppiedi le campagne, i “vineddj”, le fiumare alla ricerca di luci, usi e costumi tipici.

L’estro e la poetica del vero nelle opere degli artisti calabresi tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento
orario:
tutti i giorni dalle 9 alle 13, domenica su appuntamento
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 15 ottobre 2008.

curatori:
Antonio Falbo
autori: Domenico Augimeri, Antonio Cannata, Domenico Colao, Salvatore Petruolo, Achille Talarico, Federico Tarallo
genere: arte moderna e contemporanea, collettiva
email: falboantonio@alice.it
info: +39 0961721347

martedì 14 ottobre 2008

LEGAMBIENTE: COMMISSIONE D'INCHIESTA SULLE NAVI DEI VELENI IN CALABRIA

La richiesta arriva dopo le recenti dichiarazioni di un ex boss della 'ndrangheta.
Sollecitato anche un attento monitoraggio ambientale nelle aree interessate dagli affondamenti

(ASCA) - CATANZARO, 14 ott - ''Istituire immediatamente la commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e mettere i traffici delle ecomafie all'ordine del giorno come suo obiettivo prioritario''. Sono le richieste di Legambiente alla luce delle recenti dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ex affiliato alla 'ndrangheta, che rilanciano l'annosa questione delle navi dei veleni e dello smaltimento illecito di rifiuti tossico-nocivi.
''Le rivelazioni del pentito - dichiara Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente - evidenziano il peso del traffico di rifiuti negli affari della criminalità organizzata, di cui sarebbe diventato il primo business, superiore addirittura al traffico di sostanze stupefacenti.
Egli si diffonde, inoltre, sulla pratica dell'affondamento di navi dei veleni, cariche di rifiuti tossico nocivi e radioattivi, quantificando in ''alcune decine'' gli affondamenti sospetti. Legambiente che, per prima, alla fine degli anni 80 sollevò la questione del legame tra la criminalità organizzata e la pratica dello smaltimento illecito dei rifiuti con il sistema dell'affondamento delle navi chiede che sulla base di queste nuove dichiarazioni si proceda a un puntuale monitoraggio ambientale nelle aree interessate dagli affondamenti e al rilancio delle indagini sui traffici dei rifiuti e l'affondamento di navi sospette''.
''Chiediamo inoltre - aggiunge Venneri -, l'istituzione immediata della commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, che deve mettere all'ordine del giorno come obiettivo prioritario i traffici delle ecomafie''.
Fonte: ASCA
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