mercoledì 10 giugno 2015

CAMINIA DI STALETTI' - LAVORI IN CORSO A PANAIA
A rischio l'area archeologica?

Il capogruppo consiliare Gregorio Aversa, di “Staletti da Vivere”, rende noto di avere presentato un esposto per la realizzazione di «lavori irregolari in località Panaia». Il consigliere sostiene che sarebbe stato «commesso un grave danno per l'ambiente, in quanto nelle immediate vicinanze persiste il rudere archeologico dell’antica chiesetta di “Panaia”, bene archeologico censito dalle autorità archeologiche» (leggi l'articolo).

di Domenico Condito, stalettese

PANAGHIA ELEOUSA
Facciata della Chiesa dell'Eremo di Panaghia Eleousa 
Lago di Prespa - Macedonia
Il sito archeologico di Panaia, a Caminia di Stalettì, è tanto prezioso quanto misconosciuto da coloro che dovrebbero esserne i custodi più prossimi sul territorio: la autorità comunali e, per altri versi, le istituzioni religiose locali. Fa bene dunque il consigliere di minoranza Gregorio Aversa a richiamare l’importanza archeologica dell’area.
D’altronde, a Stalettì, sono veramente in pochi ad avere consapevolezza della valenza storica e culturale del sito di Panaia, ma anche del suo valore spirituale e religioso. Innanzitutto, l'agiotoponimo “Panaia” deriva dal greco “Panaghia”, un attributo antichissimo della Madonna che vuol dire “Tutta Santa”. Nell’Oriente cristiano esistono diverse chiese che portano questo nome, così come esistono antiche e splendide raffigurazioni iconografiche dedicate alla “Panaghia”, la “Tutta Santa”. Anche le residue testimonianze archeologiche affioranti a Panaia sono riferibili a un antichissimo luogo di culto di matrice greco-bizantina. 

Chiesa dell'Eremo di Panaghia Eleousa
Lago di Prespa - Macedonia


Negli anni 30, il prof. W. Telfer, dell’Università di Cambridge, aveva già ipotizzato l’esistenza di una chiesa bizantina a Caminia, a poca distanza dalla Grotta di San Gregorio (e non si riferiva alla chiesa di Santa del Mare, che conosceva molto bene). Lo studioso inglese sosteneva, fra l’altro, che potesse trattarsi della prima chiesa ad aver accolto le reliquie di San Gregorio Taumaturgo, Patrono di Stalettì, dopo l’approdo sulla costa ionica, dove erano state condotte dai monaci migrati dall'Oriente. Ma fino al mese di luglio del 1991, non era stata realizzata nessuna indagine archeologica nell’area più prossima alla Grotta, ovvero l’attuale baia di Caminia. All’epoca, ero Delegato alla Cultura e ai Beni Culturali del Comune di Stalettì, quando la prof.ssa Ghislaine Noyé, archeologa dell’École Française de Rome, impegnata in una campagna di scavi con la sua équipe sul sito del “Castrum” di Santa Maria del Mare, si rivolse a me e all’assessore Narciso per chiedere la disponibilità di un mezzo meccanico per realizzare uno scavo d’emergenza proprio a Panaia. Il sondaggio fu eseguito il giorno dopo dagli archeologi francesi, con la collaborazione della sezione locale dell'Archeoclub d'Italia (Rosario Casalenuovo e Antonio Froio). Lo scavo confermò l’esistenza di un'antichissima chiesa bizantina in quella località. “Prima dell'intervento - scrive la prof.ssa Noyé - era visibile la sommità di una volta a semicatino intonacata attribuibile ad una abside (orientata verso nord-est) quasi sepolta. L'agiotoponimo Panajia o Panaia (= panagia), molto frequente nella zona di Catanzaro, che designava pure una sorgente vicina, lasciava supporre l'esistenza di un luogo di culto bizantino dedicato alla Madonna. Il saggio (m. 2,80 x 2,20) ha messo in luce l'angolo nord-ovest e parte del muro laterale dell'edificio che prolunga l'abside. Tale muro, di notevole spessore (m 1,55 circa), è costituito da blocchi di granito locale e tegole medievali cementati con malta solida; esso è stato parzialmente distrutto in antico e leggermente piegato dal crollo di un masso granitico e prosegue oltre la zona esplorata verso sud-ovest. Questa cortina pare anteriore alla parete, più sottile (cm 50 circa), nella quale si apre l'abside: sembra quindi possibile che una prima struttura, di funzione originaria da precisare, sia stata riutilizzata per la sistemazione di una chiesa medievale. Il sito doveva appartenere ai possedimenti della chiesa o monasterio di San Martino, i cui vestigi sono stati individuati e scavati sul promontorio di Copanello, a nord di Santa Maria del Mare” (Ghislaine Noyé, Scavi medievali in Calabria, A: Staletti, scavo di emergenza in località Panaja, Archeologia Medievale, 20, 1993, 499-501).  Dopo l’effettuazione dei rilievi archeologici necessari per documentare l’esistenza della chiesa, il sito venne ricoperto.

ABSIDE DELLA CHIESA DI PANAGHIA
Caminia di Stalettì - Fonte immagine

La chiesa fu edificata nel luogo in cui si trovava l’approdo marittimo al Castrum di S. Maria del Mare, e nella seconda metà dell’XI secolo fu donata da Ruggero I, Conte di Sicilia e di Calabria, all’Abbazia benedettina della SS. Trinità di Mileto.
Oggi il punto in cui affiora il rudere è recintato ed è ancora visibile l’abside semi-cilindrica orientata a Nord-Est, ma le mura della chiesa, con il materiale del crollo, si estendono nel sottosuolo ben oltre la recinzione. È evidente che per tutelare il bene sia necessario mantenere lo stato dei luoghi, compresa la vegetazione che al momento può contribuire a riparare il sito. Almeno fino a quando non sarà possibile avviare una campagna di scavi archeologici per riportare alla luce l'antico luogo di culto e indagarne l'area circostante. Sicuramente la realizzazione in quest'area di bagni pubblici, rete fognaria e di un'area pic-nic con relativo chiosco non risponde a questa importante esigenza di tutela. È necessario un ribaltamento di prospettiva: guardare questo luogo con gli occhi della mente e del cuore, e non anteporre alle “ragioni dell'anima” quelle della pancia dei bagnanti.

Se è vero, come sostiene il Telfer, che la chiesa “vicino alla grotta” sarebbe stata la prima a custodire le reliquie del Taumaturgo, quel “luogo sacro” rappresenta il “cuore” delle radici cristiane di Stalettì. La leggenda agiografica dell’approdo miracoloso delle reliquie del Taumaturgo nella Grotta di San Gregorio è una sorta di “mito di rifondazione” del nostro territorio attorno a un elemento cultuale cristiano. Alla luce di questa lettura in chiave meta-storica, la chiesa di Panaia, edificata probabilmente per accogliere proprio quelle reliquie, acquista una valenza simbolica enorme: in quel luogo si costituì la comunità cristiana da cui discende quella stalettese, in quel luogo ebbe inizio, in un certo senso, la storia di Stalettì. Come dire, fra i “luoghi dell’anima” presenti sul nostro territorio, la chiesa di Panaia, con tutta l’area circostante (ancora da indagare), è certamente il più “sacro”. Nel mondo ortodosso, dove si coltiva il senso della memoria dei luoghi sacri, Panaia sarebbe diventata la meta di una “peregrinatio” incessante. Prendersi cura dell’anima di un popolo significa anche preservarne l’identità. E non c’è identità senza memoria, luoghi, simboli. Non credo che i sacerdoti a cui è affidata la cura pastorale della Comunità di Stalettì abbiano sufficiente consapevolezza di ciò. Non credo che siano a conoscenza dell’esistenza della chiesa di Panaia, e di ciò che rappresenta realmente per il nostro territorio. E dovrebbero essere i primi a voler tutelare a ogni costo questo remoto “luogo dell’anima”. È una forma d’ignoranza che alimenta colpevolmente ulteriore ignoranza, rendendo forse possibile qualsiasi disastro. Come quello che uno sconsiderato piano di “sderrupo” possa fare scempio di qualche millennio della nostra storia. Voglio credere che tutto questo non sia vero e che non lo sarà mai, ma oggi Panaia, la tutta santa, il sogno dei nostri Padri, giace dimenticata sotto il “rifeo fronzuto monte, grembo di notte scura ove la luce è forestiera”.

CAMINIA DI STALETTI'
In basso, l'ingresso via mare alla Grotta di San Gregorio

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