Ministero dell’Università e della Ricerca
CONSERVATORIO DI MUSICA
CONSERVATORIO DI MUSICA
Stanislao Giacomantonio
Portapiana - Convento di S. Maria della Grazie
COSENZA
I grandi anniversari
Chopin e Schumann
nel bicentenario della nascita
nel bicentenario della nascita
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CONCERTO PER PIANOFORTE E ARCHI
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Costantino Catena (pianoforte), Gabriella Iusi (violino),
Francesco Solombrino (viola), Sandro Meo (violoncello)
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Musiche di Schumann
Cosenza, Teatro Rendano
Lunedì 24 maggio 2010 - ore 20.30
Ingresso libero
Francesco Solombrino (viola), Sandro Meo (violoncello)
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Musiche di Schumann
Cosenza, Teatro Rendano
Lunedì 24 maggio 2010 - ore 20.30
Ingresso libero
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Prosegue con successo il ciclo “I grandi anniversari: Chopin e Schumann”. Si tratta di otto concerti, programmati da aprile a settembre 2010 dal Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza per celebrare il bicentenario della nascita dei musicisti romantici, figure fondamentali della storia della musica.I primi due appuntamenti sono stati interamente dedicati alla produzione pianistica di Chopin; dal terzo in poi la musica da camera è centrale, ma non mancano i brani per pianoforte solo, strumento prediletto di entrambi i compositori. Sarà così anche nel prossimo concerto, dedicato a Robert Schumann. Il pianista Costantino Catena eseguirà Grande Humoreske op. 20, poi si affiancherà alla violinista Gabriella Iusi, al violista Francesco Solombrino e al violoncellista Sandro Meo per il Quartetto op. 47.
Brani di grande impegno strumentale, affascinanti e molto coinvolgenti all’ascolto, che qui vengono affrontati da professionisti affermati e legati al Conservatorio di Cosenza in quanto docenti (Catena, Solombrino, Meo) ed ex allieva (Iusi), nonché dallo stesso Conservatorio invitati a creare il gruppo in occasione del ciclo di concerti.
L’appuntamento è per lunedì 24 maggio alle ore 20.30 al Teatro “Rendano” di Cosenza. Come di consueto per le manifestazioni del “Giacomantonio”, l’ingresso è libero.
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Note di sala a cura di Daniela Piraino
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R. Schumann: Grande Humoreske op. 20
Schumann in questa composizione pianistica cerca di indagare la natura dell’umorismo servendosi della musica. Per lui, l’unione tra sentimento e umorismo conduce alla “massima potenza della genialità”.
Inoltre ha la convinzione, molto diffusa all’epoca, che l’umorismo sia una categoria estetica tra le più importanti e che sia profondamente radicato nella nazione tedesca, come spiegò a un suo ammiratore.
Il brano, secondo l’autore, vuole essere “felice esaltazione del sogno e di spirito bizzarro”, ma anche “poco allegro […] malinconico”. Dunque siamo lontani dall’attuale accezione del termine umorismo.
Formalmente si presenta come una sequenza di variazioni in cui si ravvisano chiaramente derivazioni strutturali tripartite o proprie del rondò. Tuttavia una categorizzazione dell’opera sarebbe impropria; meglio parlare di sezioni in contrasto che si avvicendano rapidamente nel moto e nel carattere. Momenti sognanti, cantabili, di travolgente sensibilità si alternano ad altri di febbrile inquietudine, ansia crescente e turbinosa in un vorticoso accelerando. Tutti i contrasti hanno luogo in uno stretto ambito tonale intorno a si bemolle e sol minore. L’epilogo si identifica in una tenera meditazione cui segue una stretta coda fatta di accordi in successione cromatica discendente e spirali di semicrome alla sinistra. Scritta nel 1839, la Grande Humoreske op. 20 di Schumann è composizione dal carattere enigmatico, complesso e monumentale, capace di creare “un proprio mondo autonomo, separato dalla realtà, ma pienamente espressivo” (Charles Rosen).
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R. Schumann: Klavierquartett op. 47
Scritto tra l’ottobre ed il novembre 1842- con dedica al conte russo Mathieu Wielhorsky, portato in pubblico nel 1844 ed edito l'anno seguente- il Quartetto in mi bemolle maggiore op. 47 si caratterizza per una scrittura sottilmente viva, venata di malinconia struggente, che testimonia in musica un'emozione intima e accorata.
Le suggestioni letterarie di Jean Paul e di Hoffmann, i moti romantici tesi a liberare gli istinti contraddittori dell'animo attraverso una forma generata dall'espressione, trovano in quest’opera un vero e proprio manifesto.
La composizione, contraddistinta da affascinanti intrecci strumentali, si compone di quattro movimenti: un "Allegro ma non troppo", preceduto da una sezione "Sostenuto assai"; un breve "Scherzo: Molto vivace"; un tenero "Andante cantabile"; un "Finale: Vivace". Quest’ultimo tempo conduce a una conclusione dalla tensione emotiva esuberante, in cui gli elementi contrappuntistici, presenti sin dal primo movimento, maturano in estensione e compiutezza, creando un effetto trascinante.
Il Quartetto op 47, come il Quintetto op. 44, è legato alla figura di Clara Wieck Schumann: in molte occasioni, è lei la prima esecutrice della musica di suo marito Robert. Pianista di straordinario valore, Clara è l’interprete perfetta per musiche quali il terzo movimento del Quartetto, pagina ispirata e di profondo lirismo, all’apice dell’espressività musicale di Schumann.
Schumann in questa composizione pianistica cerca di indagare la natura dell’umorismo servendosi della musica. Per lui, l’unione tra sentimento e umorismo conduce alla “massima potenza della genialità”.
Inoltre ha la convinzione, molto diffusa all’epoca, che l’umorismo sia una categoria estetica tra le più importanti e che sia profondamente radicato nella nazione tedesca, come spiegò a un suo ammiratore.
Il brano, secondo l’autore, vuole essere “felice esaltazione del sogno e di spirito bizzarro”, ma anche “poco allegro […] malinconico”. Dunque siamo lontani dall’attuale accezione del termine umorismo.
Formalmente si presenta come una sequenza di variazioni in cui si ravvisano chiaramente derivazioni strutturali tripartite o proprie del rondò. Tuttavia una categorizzazione dell’opera sarebbe impropria; meglio parlare di sezioni in contrasto che si avvicendano rapidamente nel moto e nel carattere. Momenti sognanti, cantabili, di travolgente sensibilità si alternano ad altri di febbrile inquietudine, ansia crescente e turbinosa in un vorticoso accelerando. Tutti i contrasti hanno luogo in uno stretto ambito tonale intorno a si bemolle e sol minore. L’epilogo si identifica in una tenera meditazione cui segue una stretta coda fatta di accordi in successione cromatica discendente e spirali di semicrome alla sinistra. Scritta nel 1839, la Grande Humoreske op. 20 di Schumann è composizione dal carattere enigmatico, complesso e monumentale, capace di creare “un proprio mondo autonomo, separato dalla realtà, ma pienamente espressivo” (Charles Rosen).
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R. Schumann: Klavierquartett op. 47
Scritto tra l’ottobre ed il novembre 1842- con dedica al conte russo Mathieu Wielhorsky, portato in pubblico nel 1844 ed edito l'anno seguente- il Quartetto in mi bemolle maggiore op. 47 si caratterizza per una scrittura sottilmente viva, venata di malinconia struggente, che testimonia in musica un'emozione intima e accorata.
Le suggestioni letterarie di Jean Paul e di Hoffmann, i moti romantici tesi a liberare gli istinti contraddittori dell'animo attraverso una forma generata dall'espressione, trovano in quest’opera un vero e proprio manifesto.
La composizione, contraddistinta da affascinanti intrecci strumentali, si compone di quattro movimenti: un "Allegro ma non troppo", preceduto da una sezione "Sostenuto assai"; un breve "Scherzo: Molto vivace"; un tenero "Andante cantabile"; un "Finale: Vivace". Quest’ultimo tempo conduce a una conclusione dalla tensione emotiva esuberante, in cui gli elementi contrappuntistici, presenti sin dal primo movimento, maturano in estensione e compiutezza, creando un effetto trascinante.
Il Quartetto op 47, come il Quintetto op. 44, è legato alla figura di Clara Wieck Schumann: in molte occasioni, è lei la prima esecutrice della musica di suo marito Robert. Pianista di straordinario valore, Clara è l’interprete perfetta per musiche quali il terzo movimento del Quartetto, pagina ispirata e di profondo lirismo, all’apice dell’espressività musicale di Schumann.
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