Un suo profilo tracciato da Mario Ajello su Il Messaggero.it

Ma adesso che è stato designato a presiedere la Commissione di Vigilanza Rai, Zavoli - classe 1923, nato a Ravenna ma riminese di fatto come il suo amico Federico Fellini non indossa la maschera del “commosso” ma quella del prudente. «Accetto solo se c’è, davvero e non solo a parole, il consenso di tutti», ha ripetuto ieri fino a sera. Perché prima dell’arrivo del consenso berlusconiano verso l’ora di cena, Zavoli un po’ sembrava crederci alla nomina e un po’ non voleva cantare vittoria troppo presto, «in modo da evitare figuracce». Anzi, la vuole quella presidenza (lui che già ha presieduto la Rai dal 1980 al 1986) e ne è felicissimo, ma «qui cambia tutto con una tale velocità che...». Che è meglio fare gli scongiuri.
Zavoli è uno che ragiona per tappe non a caso è il mitico inventore del «Processo alla tappa», programma cult della storia della televisione e del ciclismo e ha paura che prima di arrivare al traguardo possa accadere qualche incidente. Ma odora la vittoria e non riesce a negare la propria soddisfazione: «Se sono tutti d’accordo e mi considerano un presidente di garanzia, io ci sto. Ma aspettiamo e vediamo». Lo spumante non è ancora stappato, ma il bicchiere è pronto ad essere riempito. Che cosa può rovinare la festa di questo anziano giornalista, ormai in politica da tre legislature al Senato: prima con i Ds, poi con l’Ulivo e poi col Pd? Può rovinargliela il fatto che, per tante ore, ieri pomeriggio, Villari il neo presidente ostile al proprio dimissionamento voluto da Veltroni e da altri lanciava proclami all’insegna del «resistere-resistere-resistere» e insomma non voleva cedere il passo a Zavoli. Che stava lì a ”succhiargli le ruote”, come si dice in gergo ciclistico, pronto a superarlo. Uno aspetta di entrare alla presidenza, l’altro non vuole mollarla. Ma poi arriva il via libera di Berlusconi «Zavoli è assolutamente idoneo a presiedere la Commissione di Vigilanza» e l’anziano giornalista è più sicuro di sé. «Sarò garante del pluralismo», fa trapelare: «Ma prima di lanciare proclami e programmi aspetto le dimissioni di Villari».
Lui di televisione ne ha fatta tantissima, e tanto bene. Ha firmato “Nascita di una dittatura” (sul fascismo) e altre inchieste fra le migliori della storia della tivù (“Viaggio intorno all’uomo”, “Nostra padrona televisione”, “Credere o non credere”, “Viaggio in Italia”). Ha raccontato il Vietnam, l’Algeria, la Somalia. Nel ’67 diventa condirettore del telegiornale per i servizi speciali. Ha coordinato dal ’73 il tiggì e poi diventa direttore del Gr1. È entrato in azienda nel ’47 a ventiquattro anni. Ha diretto Il Mattino nel ’93. Ha presieduto la televisione di San Marino e quando precedentemente ha guidato la Rai negli anni ’80 lo ha fatto nella fase difficile della fine del monopolio e della nascita dell’emittenza privata.
Ora, il “commosso viaggiatore” ricomincia, a 85 anni, dalla Vigilanza. Ci si avvia, filosoficamente, con queste idee riguardo all’universo televisivo: «Come trasmettere anche il senso delle cose comunicate se, per garantirsi il consenso del pubblico, si è fatto largo il costume di privilegiare l’effimero e l’inusuale, il suggestivo e il violento, strumentalizzando e banalizzando persino la sacralità della vita e della morte? Di questo passo, dovremo arrenderci alla spettacolarità del reale con la discolpa del disordine che la governa?».
Speriamo che i membri della Commissione lo capiscano.
Nessun commento:
Posta un commento