sabato 29 novembre 2008

La storia d'Italia

Corrado Alvaro - 1946

"La storia considerata come una vicenda di buono e di cattivo tempo, di uragani e di sereni, ecco che cos'è la storia per un italiano. Per questo scetticismo della storia non si sono prodotti tanti tragici fenomeni in Italia, dove nulla è mai scontato interamente, dove tutti possono avere la loro parte di ragione, dove tutti hanno torto, dove si ritrovano viventi i residui di tutte le catastrofi e di tutte le esperienze e di tutte le epoche. Ci sono ancora i guelfi, i neoguelfi, i separatisti, i federalisti, i sanfedisti, i baroni, i feudatari, ecc. Questi caratteri italiani sono l'origine delle più strane sorprese e delle più incedibili involuzioni".
Corrado Alvaro, Quasi una vita, Bompiani, Milano 1994, p. 395.

Ndrangheta: scrivere in Calabria. Fra insulti, indifferenza e silenzio, la rabbia della parola

di BIAGIO SIMONETTA
Articolo pubblicato su Ndrangheta.it

E’ freddo. Fuori. L’inverno bussa timido. Pigro. Attimi, in Calabria. Una serata come le altre. Morti ammazzati, spaccio, arresti, intimidazioni, sangue. Monotonia d’una terra vinta. Perdente. Raccontare. Scrivere al Sud, periferia dell’impero. Scrivere al fronte Meridionale. Un posto diverso dagli altri. Troppo diverso.
In Calabria se hai un Suv sei un mito. Meriti rispetto solo per quello. Comandi la strada, e oltre. Poi non importa se fai lavorare la gente a 200 euro al mese, se evadi tasse e galere, se spacci, ammazzi, punisci. Hai il Suv. Basta.
In Calabria se racconti sei un rotto in culo. Denunciare non serve. Denunciare ti isola, ti uccide, lentamente. Scrivere in Calabria, oggi, è affacciarsi al balcone del giudizio, dell’infamia. Mentre batti con forza le nocche sui tasti e guardi il monitor, le arterie si irrigidiscono, il cuore pulsa più forte. E’ rabbia. Sai già di esporti. Sai già cosa faranno quelle righe. Cosa diranno loro. Gli altri.
Fuoco incrociato. Ndranghetisti, asserviti, assessori. Chi tocca lo statu quo di una terra senza più speranze, sconfitta dalla ‘ndrangheta e dai cappuccetti, è un folle, un vile, un blasfemo.
Di Roberto Saviano, mio amico, a Casal di Principe strappano pure i manifesti. I ragazzini di 14 anni imbrattano i muri con scritte forti: “Saviano infame”, “Saviano bastardo”. Ha denunciato con forza le logiche dei clan, i loro affari, come hanno ucciso quella terra. Ha spiegato perché a Castelvolturno, nei locali, bevono tutti la stessa bevanda al caffè.
Ma Saviano “è nu strunz”, come mi disse chiaramente la cassiera di un bar triste, a Villa Literno. Era giornata di ricordo, quella.
Come Gomorra, La Società Sparente.
Di Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio, a San Giovanni in Fiore non hanno strappato alcun manifesto. Lì, addirittura, li hanno fatti.
Mocio e Siringa, li hanno definiti. Emiliano ha “pagato” la sua acconciatura per niente Skin, Saverio il suo passato in un posto che non ti perdona niente, se non hai il Suv.
Il loro libro mise a soqquadro una città. Manco fosse Madame Bovary, I fiori del male. Del carattere antropologico del testo, della forte denuncia sociale, delle verità mai dette, nessuno prese atto. La Società Sparente non è un libro su San Giovanni in Fiore. Eppure molti sparlano. Molti che neanche hanno letto.
Si cercò lo scandalo in ogni rigo, la diffamazione ad ogni costo. Volevano i picciuli, ora. Strano. In un posto che non conosce l’indignazione. In Calabria ai padroni tutto è concesso. Lobby, affari, assunzioni e frodi alla 488.
La gente è pigra, qui. Non si incazza. A Crotone gli hanno costruito le scuole dei figli su montagne di fosforite, rifiuti tossici. Roba da tumore al pancreas, fegato, reni. Bambini che si ammalano giocando a calcio su campi di polvere maledetta. Nessuno è sceso in piazza. Nessuno s’è indignato. E’ normale, in Calabria.
Ma anche qui, come a Casal di Principe, la pigrizia finisce quando qualcuno rompe gli equilibri. L’amore per la propria terra ritorna prepotente quando si scrive che il tuo paese è posto di narcotrafficanti, di massoni. I rifiuti tossici non fanno male quanto una pagina di un libro, ai calabresi.
Ancora oggi leggo e ascolto commenti disarmanti, minacce, offese di ogni genere. Gente che passa giornate intere nei bar a parlare di niente. Asserviti al politicuccio da due soldi, che gli ha promesso tanto in una vita di illusioni e amarezze.
Non ce l’ho con chi scrive sui blog “Biagio Simonetta sei un figlio di puttana”, “Ti spacchiamo il culo”. No, non è l’utente che mi insulta a ferirmi. Ma è la mia terra. Il posto dei Suv.
Io ho ancora la forza di indignarmi. Qui, nella Calabria dei vinti.

venerdì 28 novembre 2008

Presentato il secondo Festival internazionale “Cinema, Ambiente e Paesaggio”

Promosso dalla Fondazione Calabria film commission, dal Comune di Catanzaro e dalla Regione Calabria.
L’edizione 2008 del “Calabria Film Festival” si svolgerà a Catanzaro dal 2 al 6 dicembre.

Il Presidente della Giunta regionale Agazio Loiero ha presieduto a Catanzaro la conferenza stampa di presentazione del secondo Festival internazionale “Cinema, Ambiente e Paesaggio”, organizzato dalla Fondazione “Calabria Film Commission” e patrocinato dai Ministeri dell’Ambiente e per i Beni e le Attività culturali, dalla Regione Calabria e del Comune di Catanzaro.
All’incontro con i giornalisti sono intervenuti l’assessore regionale al Turismo Damiano Guagliardi, il sindaco di Catanzaro Rosario Olivo e l’assessore comunale alla Cultura Antonio Argirò, il presidente della Fondazione “Calabria Film Commission” Francesco Zinnato, la direttrice artistica del Festival Patrizia Tallarico.
Di “manifestazione importante” ha parlato il presidente Loiero “perché - ha detto - l’idea su cui poggia questo mix tra ambiente e paesaggio è alla base dell’impegno e del lavoro istituzionale che abbiamo messo in campo sin dal nostro insediamento”. “Sono convinto - ha proseguito Loiero - che la Calabria è una terra votata per la filmistica: con i suoi colori e i suoi paesaggi è un set cinematografico naturale. In questo settore dobbiamo puntare di più, perché una filmografia di qualità può dare risultati straordinari alla regione”.
L’edizione 2008 del “Calabria Film Festival” si svolgerà a Catanzaro dal 2 al 6 dicembre prossimi. I concorsi previsti dalla kermesse sono: “Concorso internazionale”, presidente della giuria Giancarlo Giannini, con film provenienti, anche dalla Germania, dall’Iraq, dal Kurdistan, dalla Francia, dalla Finlandia; “Un racconto da vedere”, intitolato a Leopoldo Trieste, presidente della giuria Walter Pedullà, che prevede un premio per il miglior elaborato narrativo, che abbia la potenzialità di essere tradotto nel linguaggio cinematografico; il terzo, presidente della giuria l’assessore regionale all’Ambiente Silvio Greco, premia il miglior documentario con oggetto le “Aree protette della Calabria”.
Le sezioni del Festival sono quattro: “Calabria nel cinema” che valorizza una ricca e variegata cinematografia troppo spesso erroneamente trascurata; “Lungo le vie della seta” incentrata sulla storica via della seta che collegava il lontano Oriente alla provincia catanzarese, attraverso, tra l’altro, la proiezione di quattro lungometraggi provenienti dai paesi attraversati dal commercio itinerante; “Panorami italiani” è, invece, il titolo della sezione nella quale proietteranno le proprie opere Maria Sole Tognazzi con “L’uomo che ama”, Roberto Milani con “Piano, Solo” e Marco Cucurnia con “Solometro”; “Eventi speciali” che rende omaggio ai grandi autori legati alla Calabria come i registi Carlo Carnei e Carlo Rambaldi.
La rassegna, che prevede anche ospiti eccellenti del mondo del cinema e della cultura, si concluderà giorno 6 dicembre, con le premiazioni al teatro Politeama di Catanzaro.
“Il programma della manifestazione - ha affermato Guagliardi - è sostenuto con convinzione dall’assessorato regionale al Turismo come nuovo e qualificato elemento di quel fermento culturale che contraddistingue il nostro territorio nel momento di rilancio del vecchio e promozione di nuove idee anche attraverso le tematiche naturalistiche dell’ambiente. Spettacolo e natura - ha evidenziato - viaggiano su un binario unico che guarda ad un mondo ed a una regione a misura d’uomo”.
Il sindaco Olivo ha ringraziato il presidente Loiero e Francesco Zinnato per aver scelto Catanzaro come “luogo di iniziative di alto livello culturale che fanno bene alla comunità e che sarà un’importante opportunità per la città”. “Un’iniziativa - ha aggiunto Olivo - ricca di interesse per i temi che propone in sintonia con le risorse eccellenti e con le potenzialità che abbiamo in Calabria”.
Entrando nel dettaglio dell’iniziativa il presidente Zinnato ha detto che “si è ritenuto di continuare ad approfondire il tema dell’ambiente e del paesaggio anche dal punto di vista della promozione culturale. Un tema di interesse internazionale - ha evidenziato - che si riscontra anche dalla partecipazione al concorso di circa 100 film provenienti da ogni parte del mondo”.
“La kermesse - ha detto l’assessore Argirò - rappresenta una grande opportunità per la città di Catanzaro e per l’intero territorio regionale per i forti connotati culturali e per le poliedriche suggestioni che esso incarna. Ne è testimonianza la sezione dedicata alle vie della seta che rimembra le origine storiche del capoluogo che, già tra il X ed il XV secolo, costituiva il primo centro in Europa per la produzione del pregiato tessuto”.
La direttrice artistica Tallarico ha parlato di “un festival che pone l’accento sul territorio come bacino culturale, come geografia esistenziale, come luogo dell’anima: le tante sezioni del ‘Calabria Film Festival’ - ha detto - cercano, provano, forse riescono a tracciare una mappa di tutto questo”. p.g.
Fonte: Regione Calabria

giovedì 27 novembre 2008

Mostra Pop Art Lamezia 2008

Pop Art Lamezia 2008. Pasquale Maria Cerra. Prologo
a cura di Maria Rosaria Gallo


Inaugurazione: 29 novembre 2008 ore 18.00

Galleria Pramantha Arte
via Pirandello 9 (accanto mobilificio Cerra)
Lamezia Terme - Sambiase

Tel. 0968 355549 - Fax: 0968 432613

Sul finire di Novembre un tempo ad Atene avevano luogo le feste Dionisiache: feste chiassose ed orgiastiche, a volte selvagge, in cui uno stuolo invasato di donne e fanciulle dai corpi ornati di serpi, agitando aste appuntite e fiaccole vivamente lucenti, sfilavano in una processione acrobatica accompagnate da tamburelli e flauti e venivano a infrangere la quieta morte della città, a spossessare le coscienze, sacrificando un caprone e cantando inno a Dioniso con l’urlo ossessivo Evoè, Evoè … viva lui.

Pop Art Lamezia 2008 è il canto Libero di Pasquale Maria Cerra espresso in un Prologo fatto di tavole danzanti e vibranti, sfibrate e intrise dal laborioso, costante e ritmato lavoro gestuale di un artista che non contiene sé stesso nel cuore e nella mente e… diffonde.

Da superfici cromatiche profonde, raffinate e lontane, con tratti incisivi, falsamente ingenui e semplificati, come folgori dal fondo buio della notte, compare un popolo traboccante di carnalità e calore, imprigionato nel culto moderno dell’esteriorità e del consumo, impantanato nell’illusoria eternità dell’artificio.

Pop Art Lamezia 2008 racconta l’affermarsi di una umanità cosmetica e omologata, con una pittura figurativa fresca e irresistibile, che attinge all’universo iconografico della moda e della pubblicità, si appropria dell’immagine stereotipata, la esaspera e ne svela il potere demiurgico sugli individui, lamentando la perdita delle singolarità e delle differenze personali, del pensare e del sentire e ostentando, però, una indomabile, ironica e poetica riluttanza.

Forse un po’ romantico forse un po’ idealista, sicuramente intollerante, Pasquale Maria Cerra è uno di quei pochi artisti rimasti a contrastare un sistema in cui la pornografia mediatica si è fatta modello etico-politico, in-formando le anime, penetrando le esistenze, programmando le menti. La sua opera è una dichiarazione di resistenza: in piena cacofonia etico/visiva non rinuncia all’espressione, non rinuncia alla critica e non smette di invocare il potere del corpo e il pudore intellettuale.

lunedì 24 novembre 2008

LA CRISI IN CALABRIA: A RISCHIO 15MILA LAVORATORI PRECARI

Lo sostiene Cgil Calabria

(ASCA) - Catanzaro, 24 nov - ''Le misure del Governo mettono a rischio immediato oltre 400.000 precari in Italia ed oltre tre milioni di giovani con contratti di lavoro a termine, in Calabria sono oltre 15.000 i precari che, se non interverranno modifiche normative, al 31 dicembre 2008 resteranno senza lavoro e senza salario''. Lo sostiene in una nota la Cgil Calabria.

''A perdere il posto di lavoro saranno per primi proprio quei lavoratori che hanno meno tutele, e nessun ammortizzatore sociale, nè cassa integrazione, nè indennità di disoccupazione, gli ex LSU, attualmente con contratti di collaborazione, che svolgono mansioni amministrative, e quelli stabilizzati nei servizi di pulizia, nelle scuole. Ma a rischio sono tutti i precari della pubblica amministrazione - si legge ancora nella nota - impegnati nella Regione, nelle Provincie, nei Comuni e nelle società partecipate, i tagli interessano infatti tutti i settori, a rischio sono anche le stabilizzazioni nei call center, ma tutto il settore privato non è esente da rischi, il venir meno dei finanziamenti interesserà infatti anche tutte le cooperative sociali che operano in regime di convenzione con gli enti pubblici per lo svolgimento di servizi all'infanzia, agli anziani e ai disabili''.

''A pagare il prezzo della crisi - conclude la nota - sarà, quindi, soprattutto il Sud, i tagli ai servizi colpiranno, in particolare, le donne della Calabria, sulle quali ricadrà il compito di cura di bambini, anziani e disabili, chi si ritroverà a vivere in famiglia condizioni di disabilità, di non autosufficienza di genitori o nonni, sarà costretta ad lasciare il posto di lavoro anche se a termine, alla precarietà lavorativa si aggiungerà la precarietà delle condizioni di vita''.

Lettera del Rettore dell'UniCal, Giovanni Latorre, agli studenti e ai ricercatori

Dopo la participazione alla trasmissione Anno Zero: "Sono orgoglioso di Voi"

Carissimi studenti e ricercatori,

permettetemi di dirVi che sono orgoglioso di Voi e della determinazione con cui, durante la trasmissione “AnnoZero”, giovedì scorso, dall’Aula Filologia 8, avete difeso il buon nome della nostra Università e ciò che essa rappresenta per la Calabria.
Interpreto certamente il sentimento di tutto l’Ateneo, se individuo nelle Vostre parole e nelle argomentazioni che avete sostenuto, non soltanto il desiderio che accompagna la Vostra quotidianità, di essere protagonisti del cambiamento nella nostra regione, ma anche la ferma volontà di impedire che l’Ateneo di Arcavacata finisca nel tritacarne della generalizzazione scandalistica; vittima anch’essa del clima di caccia alle streghe con cui da qualche tempo i media, e alcuni settori politici del Paese, considerano e pretendono di affrontare i problemi dell’università italiana.
Grazie ai Vostri interventi, e alle puntuali e competenti riflessioni utilizzate nella circostanza, l’immagine dell’UniCal non ha subìto i contraccolpi temuti e, dopo le vicende dei giorni scorsi, il suo cammino lungo il percorso che la vede impegnata, ha ripreso lo slancio di sempre.
Quel che avete detto, durante il collegamento, è esattamente ciò che avrei sostenuto anch’io, se mi fosse stato chiesto di intervenire alla trasmissione; ciò che, con la stessa forza e determinazione mostrata da Voi, mi sarei impegnato a rivendicare, in quel difficile e imprevedibile faccia a faccia mediatico.
Ripeto: sono orgoglioso di Voi e di ciò che avete sentito e saputo fare, ma anche delle critiche che esprimete e che vi capiterà di avanzare in futuro.
Non mi preoccupo, certo, per questo; anzi, grazie alle qualità che avete messo in evidenza, guardo a Voi e al Vostro futuro, e a quanti altri, come Voi, rivendicano un ruolo dinamico e propulsivo all’interno dell’Ateneo, con ammirazione, fiducia e ottimismo.
Allo stesso modo, e per le stesse ragioni, mi appare oggi ancora più positiva e incoraggiante la prospettiva di questa Università, che ha più di un motivo per rallegrarsi della presenza di tanti giovani pronti a far valere le proprie idee e il diritto ad un’esistenza dignitosa e gratificante. Giovani che chiedono anche e soprattutto a noi maggiore attenzione.
Quel che è accaduto, non posso, non possiamo negarlo, al di là degli aspetti giudiziari che impongono un atteggiamento tanto rispettoso per l’azione dei magistrati quanto garantista per le persone coinvolte nell’inchiesta, merita il massimo di autocritica e il più fermo impegno a mettere in campo ogni misura capace di scongiurare il ripetersi di altre situazioni come queste. Sono, siamo consapevoli che qualcosa ha funzionato male e che servono meccanismi di controllo ancora più severi di quelli esistenti, in grado di frenare sul nascere qualunque elemento di potenziale condizionamento dell’attività scientifica e della gestione dell’Ateneo. Questo, ripeto, sarà oggetto di approfondita valutazione e di una conseguente applicazione sul campo.
Ma oggi, la scommessa che posso, che possiamo tutti affermare di aver vinto è quella di aver lavorato bene non solo sul fronte, certamente importante, della formazione e della crescita culturale degli studenti, ma anche sul versante, per molti aspetti, forse, ancora più decisivo, della maturazione ideale e della coscienza civile dei nostri ragazzi.
Vi chiedo, Vi chiediamo tutti, di continuare su questa strada, con pacatezza ed equilibrio, e di essere, come avete dimostrato, la speranza e la certezza non solo dell’Università, ma della Calabria.
Ve ne saremo sempre grati e, orgogliosamente, lo testimonieremo fin quando ci sarà possibile farlo.
Vi abbraccio.
Prof. Giovanni Latorre
Rettore Università della Calabria

LA GRANDE CRISI

Corrado Alvaro - 1941

“Oggi la nostra esperienza è tale da permetterci di raffigurare tutte le grandi crisi del passato, comprendendole e spiegandole, quasi le avessimo sofferte: nascita di religioni, trasmigrazioni di popoli, tramonto di epoche. Potremmo oggi riscrivere la storia dell’umanità come se ne avessimo fatta l’intera esperienza. Posteri e insieme contemporanei. E possiamo riconoscere nelle grandi mutazioni passate quegli indizi che, meglio delle teorie da cui furono annunziate, capovolsero la società e i costumi, cioè quelle necessità da cui è nato ogni nuovo principio, che sono necessità umane e quotidiane. Noi abbiamo veduto e vediamo, come non accadde mai in così breve giro di tempo (tanto da lasciar pensare che da questi fatti immani il mondo risorgerà con la prontezza con cui il gigante risorgeva dalla lotta appena toccato col piede la terra) abbiamo veduto profezie e teorie divenire realtà, annunzi incredibili avverarsi, avvertendo il momento in cui si distaccano dall’immaginazione e diventano fatto. E come? Guardiamo l’uomo che si orienta in queste necessità nuove e guardiamo noi stessi”.
Corrado Alvaro, Quasi una vita, Bompiani, Milano 1994, p. 269.

domenica 23 novembre 2008

Pasquale Maria Cerra. L’arte che racconta il suo tempo

di Maria Rosaria Gallo

Pasquale Maria Cerra può dirsi tra i più originali interpreti della corrente figurativa di matrice pop sviluppatasi in Europa a partire dagli anni ’60: una pittura che opera un superamento della figurazione fredda tipica della pop-art, assume una valenza più etica e sociale e si rivolge all’uomo.

Un animo sensibile come pochi, la formazione sociologica, l’appartenenza ad una terra problematica e marginale come la Calabria, la responsabilità dell’insegnamento e il contatto costante con gli adolescenti, sono gli elementi che rendono viva, unica, attuale e dirompente la sua produzione artistica.

Il contesto sociale calabrese e le nuove generazioni rappresentano per l’artista un vero e proprio osservatorio sul mondo che cambia e si trasforma, incessantemente, sotto la scientifica direzione di una società mediatica e tecnologia.

Il tema dell’opera di Pasquale Maria Cerra è la trasformazione antropologica attuata dalla cosiddetta società della tecnica, caratterizzata dalla progressiva perdita dei confini tra realtà e finzione, natura e artificio. Un tema espresso con grande poesia nell’elaborazione di figure e segni quasi ossessivamente replicati, sortiti dalla decodificazione di immagini pubblicitarie, dove ad essere invocata è la potenza del femminile.

Le figure dipinte esplodono dalla superficie pittorica, debordano il quadro, si moltiplicano, si frantumano e si esibiscono: colori ipnotici, posture ammiccanti, smorfie irriverenti, sguardi caldi e volti carichi presentano l’essere prodotto dalla cosmesi. Un processo di spersonalizzazione in cui la simulazione diviene realtà e l’immagine-oggetto spodesta l’umano e diventa, essa stessa, soggetto. I segni del processo sono chiari nell’opera: il corpo perde carnalità e sensazione e si fa silhouette, sagoma modellata e de-sessuata su cui, tra decori e ricami, si intravedono i tratteggi di nuove e inquietanti cuciture: il XXI secolo che produce i suoi golem.

Ma nel volto cosmetico e artificiale, uno sguardo tradisce emozione, un’espressione lamenta tristezza, un tratto comunica gioia e la vita esplode in un urlo: l’urlo graffiante, stridente e giocoso che arriva dal Sud.

Forse un po’ romantico forse un po’ idealista, sicuramente intollerante, P. M. Cerra è uno di quei pochi artisti rimasti a contrastare un sistema in cui la pornografia mediatica si è fatta modello etico-politico, in-formando le anime, penetrando le esistenze, programmando le menti. La sua opera è una dichiarazione di resistenza: in piena cacofonia etico/visiva non rinuncia all’espressione, non rinuncia alla critica e non smette di invocare il potere del corpo e il pudore intellettuale.

Pop Art Lamezia 2008 - Pasquale Maria Cerra

Prologo

Inaugurazione: Sabato 29 novembre 2008 ore 18.00
Periodo: 29 novembre - 20 dicembre
Orari e giorni di apertura: 16.30 - 19.30, da martedì a sabato. Fuori orario per appuntamento
C/o Galleria Pramantha Arte, via Pirandello 9 (accanto mobilificio Cerra) Sambiase - Lamezia Terme
Tel. 0968 355549 - Fax: 0968 432613

Direzione artistica: Maria Rosaria Gallo
Direzione amministrativa: Antonio Bruno Umberto Colosimo

L’agenda espositiva di Pramantha Arte prosegue con la personale pre-antologica di Pasquale Maria Cerra, intenso e originale interprete di una tra le più rappresentative espressioni dell’arte contemporanea: la Pop Art.

La mostra si presenta come Prologo di un racconto favoloso: l’evoluzione dell’opera di un artista incontenibile, dedito all’arte fin dagli anni ‘70, che ha trovato il suo linguaggio in una Pop Art tutta personale, intrisa di una sensibilità poetica, di un’intolleranza ironica e di una forza utopica, inequivocabilmente mediterranee.
Pop Art Lamezia 2008 racconta l’affermarsi di una umanità cosmetica e omologata, con una pittura figurativa fresca e irresistibile, che attinge all’universo iconografico della moda e della pubblicità, si appropria dell’immagine stereotipata, la esaspera e ne svela il potere demiurgico sugli individui, ostentando, però, una indomabile resistenza.

Volti ipnotici, sagome irriverenti e superfici dai colori ammalianti rivendicando la vera capacità sensuale e sensoriale di un corpo sempre più compromesso dalla labilità di una psiche moderna che vaga nella simulazione e si impantana nell’illusoria eternità dell’artificio.

Le figure dipinte esplodono dalla superficie pittorica, debordano il quadro, si moltiplicano, si frantumano e si esibiscono: colori ipnotici, posture ammiccanti, smorfie irriverenti, sguardi caldi e volti carichi presentano l’essere prodotto dalla cosmesi. Un processo di spersonalizzazione in cui la simulazione diviene realtà e l’immagine-oggetto spodesta l’umano e diventa, essa stessa, soggetto.

Pop Art Lamezia è una mostra che mette in scena il tratto saliente del nostro tempo: il trionfo del culto dell’immagine e del consumo, cogliendone gli effetti là dove questi risultano più stridenti e lamentando il pericolo di una perdita delle differenze e delle singolarità personali e territoriali. Ma soprattutto, del pensare e del sentire.

L’appuntamento conferma la scelta che ispira l’azione promozionale di Pramantha Arte: presentare al pubblico l'importante realtà artistica vivente e operante sul territorio calabrese e farsi veicolo della creatività contemporanea, nel senso più immediato della parola, quella più prossima e presente, con l’intento di restituire alla "galleria d'arte" il ruolo che le è proprio, ossia promuovere l'arte là dove l'arte vive, contamina e racconta il suo tempo, per recuperare un senso dell’investimento nell’arte e ri-capovolgere il senso dell'investimento nell'arte.

Fantasmi

Senza

Simile

venerdì 21 novembre 2008

Libertà di pensiero

Corrado Alvaro – 1943

“Vedo tutte le sere un fenomeno commovente. Un redattore politico, costretto per anni a non esprimere il suo pensiero, ridotto a prendere il tono dal foglietto di velina con gli ordini di servizio per la stampa, mi porta la sua nota, che ha incarico di scrivere, come se aspettasse il giudizio di un pedagogo, con lo stesso atteggiamento di tanti anni servili; mi dà uno struggimento come a vedere una bella immagine quasi divisa, oltraggiata e imbrattata. E’ intelligente, ha cultura, ha opinioni, è uno scrittore politico di prim’ordine. Gli lodo quello che fa, ed egli mi guarda stupito con un sorriso di compiacimento in cui ritrova un lampo dell’orgoglio dell’intelligenza e la gioia di essere se stesso. Si conquista tutti i giorni una personalità smarrita”.
Corrado Alvaro, Quasi una vita, Bompiani, Milano 1994, p.301

giovedì 20 novembre 2008

I MERIDIONALI

E IL LORO AMORE PER I MITI 
Una riflessione di Corrado Alvaro

"I poeti sono bugiardi a furia di inventare favole. I Greci sarebbero divenuti tali appunto pel loro amore dei miti. Un paese come la Francia, dove ha grande voga la letteratura, si immagina diverso da quello che è, fino a quando la realtà non lo svegli. Dei Greci, i meridionali hanno preso il loro carattere di mitomani. E inventano favole sulla loro vita che in realtà è disadorna. A chi come me si occupa di dirne i mali e i bisogni, si fa l'accusa di rivelare le piaghe e le miserie, mentre il paesaggio, dicono, è così bello".
Corrado Alvaro, Quasi una vita, Bompiani, Milano 1994, p. 199.

mercoledì 19 novembre 2008

SERGIO ZAVOLI E L'AFFARE MORO

Prima parte:




Seconda parte:

SERGIO ZAVOLI

designato alla presidenza della Commissione Vigilanza RAI.
Un suo profilo tracciato da Mario Ajello su Il Messaggero.it

ROMA (19 novembre) - E' stato soprannominato il «commosso viaggiatore», per la sua capacità anche teatrale a immedesimarsi nella storia, magari triste, che stava raccontando in giro per l’Italia. E di lui, cioè di Sergio Zavoli, uno degli inventori del giornalismo televisivo, è difficile dimenticare il pathos che metteva nelle interviste ai brigatisti, spesso pentiti e ogni tanto piangenti, che mandò in onda nella «Notte della Repubblica» (a cura anche di Paolo Graldi). Chi non ricorda il terrorista Gennaro Maccari il quale, davanti alle telecamere di Zavoli e al suo volto calato nella tragedia fino a impossessarsene, racconta in lacrime il rapimento, la prigionia e la morte di Aldo Moro?
Ma adesso che è stato designato a presiedere la Commissione di Vigilanza Rai, Zavoli - classe 1923, nato a Ravenna ma riminese di fatto come il suo amico Federico Fellini non indossa la maschera del “commosso” ma quella del prudente. «Accetto solo se c’è, davvero e non solo a parole, il consenso di tutti», ha ripetuto ieri fino a sera. Perché prima dell’arrivo del consenso berlusconiano verso l’ora di cena, Zavoli un po’ sembrava crederci alla nomina e un po’ non voleva cantare vittoria troppo presto, «in modo da evitare figuracce». Anzi, la vuole quella presidenza (lui che già ha presieduto la Rai dal 1980 al 1986) e ne è felicissimo, ma «qui cambia tutto con una tale velocità che...». Che è meglio fare gli scongiuri.
Zavoli è uno che ragiona per tappe non a caso è il mitico inventore del «Processo alla tappa», programma cult della storia della televisione e del ciclismo e ha paura che prima di arrivare al traguardo possa accadere qualche incidente. Ma odora la vittoria e non riesce a negare la propria soddisfazione: «Se sono tutti d’accordo e mi considerano un presidente di garanzia, io ci sto. Ma aspettiamo e vediamo». Lo spumante non è ancora stappato, ma il bicchiere è pronto ad essere riempito. Che cosa può rovinare la festa di questo anziano giornalista, ormai in politica da tre legislature al Senato: prima con i Ds, poi con l’Ulivo e poi col Pd? Può rovinargliela il fatto che, per tante ore, ieri pomeriggio, Villari il neo presidente ostile al proprio dimissionamento voluto da Veltroni e da altri lanciava proclami all’insegna del «resistere-resistere-resistere» e insomma non voleva cedere il passo a Zavoli. Che stava lì a ”succhiargli le ruote”, come si dice in gergo ciclistico, pronto a superarlo. Uno aspetta di entrare alla presidenza, l’altro non vuole mollarla. Ma poi arriva il via libera di Berlusconi «Zavoli è assolutamente idoneo a presiedere la Commissione di Vigilanza» e l’anziano giornalista è più sicuro di sé. «Sarò garante del pluralismo», fa trapelare: «Ma prima di lanciare proclami e programmi aspetto le dimissioni di Villari».
Lui di televisione ne ha fatta tantissima, e tanto bene. Ha firmato “Nascita di una dittatura” (sul fascismo) e altre inchieste fra le migliori della storia della tivù (“Viaggio intorno all’uomo”, “Nostra padrona televisione”, “Credere o non credere”, “Viaggio in Italia”). Ha raccontato il Vietnam, l’Algeria, la Somalia. Nel ’67 diventa condirettore del telegiornale per i servizi speciali. Ha coordinato dal ’73 il tiggì e poi diventa direttore del Gr1. È entrato in azienda nel ’47 a ventiquattro anni. Ha diretto Il Mattino nel ’93. Ha presieduto la televisione di San Marino e quando precedentemente ha guidato la Rai negli anni ’80 lo ha fatto nella fase difficile della fine del monopolio e della nascita dell’emittenza privata.
Ora, il “commosso viaggiatore” ricomincia, a 85 anni, dalla Vigilanza. Ci si avvia, filosoficamente, con queste idee riguardo all’universo televisivo: «Come trasmettere anche il senso delle cose comunicate se, per garantirsi il consenso del pubblico, si è fatto largo il costume di privilegiare l’effimero e l’inusuale, il suggestivo e il violento, strumentalizzando e banalizzando persino la sacralità della vita e della morte? Di questo passo, dovremo arrenderci alla spettacolarità del reale con la discolpa del disordine che la governa?».

Speriamo che i membri della Commissione lo capiscano.

“PAGINE DELL’OTTOCENTO CATANZARESE”

La presentazione del volume di Francesca Rizzari Gregorace sabato 22 novembre, ore 17.30, al Circolo Unione di Catanzaro

CATANZARO - Confermata per sabato 22 novembre, con inizio alle ore 17,30, nei Saloni del Circolo Unione, la presentazione del volume “Pagine dell’Ottocento catanzarese” di Francesca Rizzari Gregorace, pubblicato nei giorni scorsi dalle Edizioni Ursini di Catanzaro ed inserito nella collana “Galassie”.
Alla presentazione, a cura dell’Associazione culturale “Accademia dei Bronzi”, con l’autrice e l’editore, interverranno G. Battista Scalise, (Responsabile culturale dell’Accademia dei Bronzi e delle Edizioni Ursini), Rossella Capitelli Pascali, e Oreste Sergi. Voce narrante: Elvia Gregorace.
Nata a Catanzaro nell’agosto del 1945, Francesca Rizzari, allieva di Carlo Salinari, Edoardo Sanguineti e Gabriele La Rosa, si è laureata in lettere con una interessante tesi su Mattia Preti, relatore il chiarissimo professor Filiberto Menna.
Il volume edito da Ursini offre una suggestiva presentazione della società catanzarese ottocentesca, evocando spunti reali di vita quotidiana, basata su convivenze tra le varie classi sociali. Non mancano modi di dire, canzoni popolari, filastrocche e fiabe ambientate in determinati spazi urbani e ispirate a fenomeni sociali.
“Gli avvenimenti storici proposti da Francesca Rizzari - spiega Vincenzo Ursini - sono molto interessanti perché inediti e quasi del tutto dimenticati. Un libro, quindi, che, tra i tanti pubblicati da vari studiosi, propone elementi nuovi che aggiungeranno altri significativi tasselli alla storia gloriosa della città”.

martedì 18 novembre 2008

Commissione Vigilanza Rai: si sono dimessi Leoluca Orlando e Pancho Pardi

di Domenico Condito

Leoluca Orlando si è dimesso da consigliere della Commissione Vigilanza Rai. L'annuncio è stato dato dallo stesso Orlando nel corso d'una conferenza stampa convocata alla Camera con i vertici del suo partito, l'Italia dei Valori. "Ho deciso di dimettermi - ha detto Orlando - quale contributo all'accertamento della verità" e perchè "ritengo inaccettabile la mortificazione del Parlamento e della Commissione di Vigilanza".
A seguire sono arrivate anche le dimissioni di Pancho Pardi, compagno di partito dello stesso Orlando. Durissima la presa di posizione di Pardi: "Non ha nessun senso restare per fare il passa carte. La vera commissione di vigilanza Rai sta ad Arcore e a Palazzo Chigi".

Intanto il Partito Democratico e l'Italia dei Valori sono ai ferri corti.
Antonio di Pietro: "La nostra fuoriuscita dalla Vigilanza è fatta con un senso di responsabilità. Ora deleghiamo al segretario Veltroni il compito di individuare con le altre opposizioni una soluzione condivisa, sempre se Villari si dimette. Noi non interferiremo nella scelta". "Ovviamente - prosegue il leader dell'Italia dei Valori - il nome non potrà essere dell'Idv perché noi non ci saremo".

Divide et impera, ovvero la "nuova" strategia del potere berlusconiano: dividere e frammentare l'opposizione per renderla inoffensiva, incapace di perseguire un obiettivo comune. La nuova interpretazione della locuzione latina sta producendo risultati significativi, sia sul fronte sindacale che su quello politico, favorendo unicamente la svolta autoritaria già in atto nel Paese. Che Berlusconi ci provi è scontato, che l'opposizione faccia da sponda è politicamente devastante e demenziale.
A che servono tre milioni di sostenitori in piazza, per poi cadere così miseramente in trappola?

Mala tempora cucurrunt!!

Il senatore Riccardo Villari non si dimette da Presidente della Commissione Vigilanza RAI

“Chi è cagion del suo mal pianga se stesso” ...
di Domenico Condito

Nel mese di aprile del 1960 il governo Tambroni, un monocolore DC, ottiene la fiducia alla Camera con il voto determinante del MSI. Immediata la reazione della Democrazia Cristiana: si dimettono tre Ministri (Giulio Pastore, Giorgio Bo e Fiorentino Sullo) e due sottosegretari (Antonino Pecoraro e Nullo Biaggi), e la stessa direzione del partito invita Tambroni a recarsi al Quirinale per rimettere il suo incarico. La Direzione della DC rileva che “il dibattito ed il voto alla Camera dei Deputati hanno... attribuito al Governo un significato politico in contrasto con le intenzioni, le finalità e l'obiettiva funzione politica della DC nella vita nazionale… pertanto ritiene opportuno che sia riaperta la crisi ministeriale”. E Tambroni si dimette. Intelligenza politica e senso delle Istituzioni: la tanto “famigerata” Democrazia Cristiana non prestò il fianco a una operazione chiaramente strumentale, volta a seminare confusione e a intorpidire il quadro politico e istituzionale del Paese.
Non così Riccardo Villari, Senatore del PD, eletto presidente della Commissione di Vigilanza Rai con i voti della maggioranza. Certamente la Commissione di Vigilanza non vale un Governo, ma svolge una funzione essenziale al buon funzionamento della democrazia nel nostro Paese, dove il Presidente del Consiglio incassa quotidianamente i benefici economici e politici di un abnorme conflitto d’interessi ancora irrisolto. Walter Veltroni, segretario nazionale del PD, ha chiesto al senatore Villari di rassegnare le dimissioni, ma lui si oppone. “Ci troviamo di fronte a una procedura inusuale, e cioè il neoeletto presidente Villari, eletto dal centrodestra, che si erge a garante ed esploratore per una soluzione condivisa. Una situazione imbarazzante, se non inquietante”. Ad affermarlo è Giorgio Merlo (Pd), componente della Commissione di Vigilanza, nel corso di un'intervista rilasciata a Econews. “Se uno appartiene ad un partito – prosegue Merlo - e viene votato da un altro schieramento, dopo che il suo stesso partito ha detto che chiunque fosse stato votato si dimetteva dopo un secondo, a casa mia questo si chiama trasformismo, e adopero un termine nobile”.
“Chi è cagion del suo mal pianga se stesso” era il titolo del Dramma Burlesco di Filippo Acciaiuoli, mandato in scena a Roma nel 1682, ma che potrebbe essere assunto a metafora della condizione attuale del Partito Democratico. Il senatore Riccardo Villari non è stato “scelto” dagli elettori, ma “nominato” nelle liste blindate del PD, nelle cui fila militano i principali responsabili della mancata soluzione del “conflitto d’interessi” che mortifica ancora la vita democratica del nostro Paese. Ad indignarsi, a ragion veduta, dovrebbero essere gli elettori del PD, e non solo contro il senatore Villari...

Squillace alla XI edizione internazionale della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum

di Salvatore Taverniti

SQUILLACE - Anche il Comune di Squillace è stato presente, con un proprio stand, dal 13 al 16 novembre scorsi, alla XI edizione internazionale della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum. Si tratta di una delle più grandi esposizioni italiane del prodotto turistico archeologico, una possibilità unica per consolidare e aprire nuovi rapporti tra operatori professionali.
La partecipazione del Comune di Squillace è stata un’occasione privilegiata, un efficace strumento di marketing relazionale con tutto il sistema del turismo archeologico. Il gruppo squillacese, guidato dal sindaco Guido Rhodio, era composto dagli assessori comunali Agazio Mellace e Aurelia Lioi e dalle archeologhe Chiara Raimondo e Raffaella Cicero. L’iniziativa ha avuto il fine di presentare alle professionalità del turismo archeologico anche le eccellenze di Squillace: la Raimondo, responsabile degli scavi archeologici del castello Normanno, e la Cicero hanno portato all’attenzione il sito attualmente oggetto di scavo, illustrando gli interventi fin qui compiuti, che nelle scorse settimane hanno restituito testimonianze importantissime che fanno risalire al VI-VII secolo le origini dell’attuale centro abitato di Squillace.
Il 9 giugno scorso, nell’ambito di un intervento di recupero del castello squillacese, era stato dato l’avvio alla nuova campagna di scavi archeologici diretti dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria e finanziati dall’amministrazione comunale di Squillace. Gli scavi sono stati affidati dal Comune alla professoressa Raimondo, che si avvale della collaborazione di archeologi medievisti, specialisti del settore dei rilievi topografici e altri operatori (oltre alla Cicero, Angela Bosco, Paola Dedonè, Achiropita Scorpiniti, Francesca Conidi, Tobia Virgilio e Anna Pisano).
A Paestum il Comune di Squillace, nello spazio assegnato, ha anche proposto tre video riproducenti sia la necropoli bizantina del castello, sia alcuni dvd turistici sulla città, sui suoi beni architettonici e monumentali e naturalmente sulla produzione della ceramica artistica e tradizionale. Nello stand, visitato, tra gli altri, dal presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, e dall’assessore regionale al Turismo della Calabria, Damiano Guagliardi, sono stati allestiti grandi pannelli per la promozione turistica ed archeologica della cittadina, mentre gli operatori hanno distribuito migliaia di depliants illustrativi.
Gli amministratori comunali squillacesi si dicono convinti che il patrimonio storico locale possa diventare risorsa catalizzatrice di nuova ricchezza: l’amministrazione sta lavorando anche per lo sviluppo del turismo integrato con la valorizzazione dei beni archeologici e culturali.

La delegazione del Comune di Squillace a Paestum
A Paestum era presente anche il Sindaco di Squillace, Guido Rhodio

lunedì 17 novembre 2008

La prima intervista di Barack Obama

Barack Obama: "Via dall'Iraq e la chiusura di Guantanamo"
Il presidente eletto ha parlato alla Cbs dei suoi piani: dalla crisi finanziaria alla guerra al terrorismo, senza tralasciare aspetti privati. Sotte esame le finanze dei Clinton per la nomina di HillaryQuotidiano.net

New York, 17 novembre 2008 - Per la prima volta da quando è stato eletto presidente Barack Obama ha rilasciato un’intervista a tutto campo a una televisione. Il presidente eletto ha parlato alla Cbs dei suoi piani politici, dalla crisi dell’auto e dei mercati finanziari alla guerra in Iraq e alla lotta al terrorismo, senza tralasciare anche aspetti privati dei futuri inquilini, prima famiglia afro-americana, della Casa Bianca.
Affiancato dalla moglie Michelle, nel faccia a faccia con la Cbs registrata venerdì alla vigilia del vertice del G20 di Washington, Obama ha detto che una delle sue priorità sarà "restituire un senso di equilibrio" al regolamento dei mercati finanziari ma si è detto contario a un cosiddetto "nuovo New Deal" per l’America.
Obama ha ammesso che ci sono paralleli tra la crisi di oggi e i problemi della Grande Depressione, ma ha detto di essere a favore di soluzioni "in linea con i nostri tempi" perchè "ricreare oggi quello che esisteva negli anni Trenta sarebbe come perdere l’autobus". Il presidente eletto si è detto convinto che "il governo abbia un ruolo nel rimettere in moto un’economia che si è fermata, anche che il principio del libero mercato che ha funzionato per noi, che crea innovazione, debba essere egualmente difeso".
Secondo Obama l’economia americana sta attraversando "circostanze straordinarie": il presidente eletto si è pronunciato a favore di un piano di assistenza a favore del settore dell’auto, "ma non di un assegno in bianco". E ha ricordato che "le banche non fanno più credito, neanche alle aziende che vanno bene, ancor meno a quelle che vanno male. In queste condizioni le opzioni abituali non sono forse più possibili": per questo la bancarotta per Gm potrebbe essere fatale.
Si è parlato di lotta al terrorismo: catturare Osama bin Laden è una priorità: "Un aspetto cruciale della eliminazione di al Qaeda", perchè Bin Laden "non è soltanto un simbolo, è il capo operativo di una organizzione che trama attacchi contro interessi americani".
Il presidente eletto ha anche confermato la volontà di avviare il ritiro delle truppe Usa dall’Iraq dopo il suo arrivo alla Casa Bianca il 20 gennaio 2009 "particolarmente alla luce di quel che succede in Afghanistan".
Sì anche alla chiusura di Guantanamo: "Un gesto per permettere all’America di ritrovare il suo rango sul piano morale".
La transizione è in corso e Obama, che si sta preprando agli onori e agli oneri dell’Oval Office leggendo gli scritti del "saggio" Abraham Lincoln, ha già annunciato le prime nomine del suo staff. Alla Cbs che lo ha intervistato venerdì a Chicago, il presidente eletto ha confermato che porterà al governo almeno un repubblicano, ma di più non ha voluto dire.
L’intervista ha permesso a lui e Michelle di parlare del futuro della loro famiglia alla Casa Bianca: "La cosa che piu; mi preme è che le nostre figlie possano continuare a sentirsi normali", ha detto il presidente eletto annunciando che "probabilmente" sua suocera verrà a vivere con loro e che il cane promesso a Talia e Sasha non arriverà che dopo l’insediamento.
Molte cose cambieranno, anzi sono già cambiate, nella vita della famiglia Obama. Ora che è stato eletto presidente ed è seguito a stretto contatto di gomito dalla scorta del Secret Service, Obama si è reso conto cosa significa aver perso la privacy: "E' la cosa che mi manca di più. Non poter andare a fare una passeggiata indisturbato. Andare a farmi tagliare i capelli dal mio barbiere: ora è lui che deve raggiungermi in un luogo top secret. Le piccole routine che ti tengono con i piedi per terra’’.

Barack Obama con la sua famiglia

AL MICROSCOPIO LE FINANZE CLINTON
Lo staff che cura la transizione del presidente eletto Barack Obama sta esaminando a fondo le finanze e le attività dell’ex presidente Bill Clinton per accertare che non ci sia nulla che precluda la nomina della moglie Hillary a segretario di stato. Secondo il New York Times alcuni collaboratori di Obama e della Clinton ci sono buone possibilità che a Hillary sia offerto il posto di capo della diplomazia americana: il ragionamento è che lui non l’avrebbe scomodata per farla venire a Chicago se non fosse convinto almeno in linea di principio che la cosa si possa fare. Si starebbe valutando adesso cosa dovrebbe fare Clinton per evitare un conflitto di interessi con i compiti della moglie che sarebbe interessata ad accettare il posto. "Sarebbe una grande segretario di stato", ha detto ieri Bill Clinton ai margini di una conferenza in Kuwait. Da New Delhi ha elogiato Hillary e la sua competenza in politica estera anche l’ex segretario di Stato Henry Kissinger: "Sarebbe straordinaria".

Il ministro Brunetta e i "fannulloni di sinistra"

L'assalto al sindacatodi EDMONDO BERSELLI - la Repubblica.it
17 novembre 2008

L'ultimo exploit del ministro Renato Brunetta ("I fannulloni stanno a sinistra") andrebbe liquidato come un sintomo di quell'attacco di volgarità che contagia vari esponenti del Pdl. Erano passate poche ore dagli insulti di Maurizio Gasparri a Walter Veltroni, ed ecco le trovate di Brunetta. Enunciate al convegno dei circoli di Dell'Utri a Montecatini, e quindi con l'intento di galvanizzare i combattenti della libertà ivi riuniti, ma non per questo meno spiacevoli.

Non è mai uno spettacolo gradevole quando il governo getta discredito sull'opposizione; e la sensazione peggiora se gli attacchi sono incartati nella solita unzione ideologica, con cui Brunetta spiega che la vera sinistra è lui, "socialista in Forza Italia", e che quindi l'esistenza dei fannulloni a sinistra lo addolora personalmente. Tutto ciò è in buona misura folclore politico. Di mediocre qualità, e reso euforico dal successo delle fiction manichee di Brunetta contro i pigri e i cattivi. Ma ciò che conta davvero in questi giorni non è tanto la decenza della retorica politica, quanto il fatto che gli insulti di Brunetta sono allo stesso tempo un indizio preciso dell'azione complessiva del governo sul fronte sindacale, e in particolare delle iniziative assunte verso la Cgil. Perché anche i colpi bassi del ministro non sono estemporanei: rispondono a una logica, che consiste nel colpire "i santuari del potere della sinistra". In parole appena meno enfatiche, ciò significa che Brunetta è uno dei registi dell'attacco contro i luoghi e le istituzioni dove si addensa il voto a sinistra. Il pubblico impiego, la scuola, l'università. E in parallelo il sindacato, uno dei pochi contropoteri rimasti sul campo, dopo che il dibattito parlamentare è stato strozzato dalla maggioranza-testuggine, dalla decretazione d'urgenza e dal voto di fiducia.
Se il governo di destra volesse prodursi in un attacco al sindacato simile a quello di Margaret Thatcher contro i minatori, si tratterebbe di una strategia criticabile ma lineare. Invece il governo Berlusconi ha altre modalità d'azione. Sta provando a isolare il sindacato più importante, la Cgil, indicandolo all'opinione pubblica come un ostacolo intollerabile alle riforme governative. Nel frattempo, come si è visto con le cenette e i tête-à-tête, tenta di creare un rapporto preferenziale con le altre due confederazioni, Cisl e Uil. Non è difficile vedere in questa strategia un tentativo di dividere le rappresentanze sindacali, il mondo del lavoro e qualunque settore civile che possa rappresentare un'opposizione. Qua e là sembra di assistere a una specie di revanscismo, espresso da quelle personalità socialiste, come Maurizio Sacconi e lo stesso Brunetta, che lasciano trapelare un rancore storico verso la sinistra e la Cgil. Per altri versi si assiste alla ripresa della manovra "neocorporativa" di Craxi, che portò al referendum sulla scala mobile nel 1985: ma allora esisteva un progetto razionale per spegnere l'inflazione, mentre oggi di progetti notevoli non se ne vedono, e di riforme neppure. Si vedono tagli e, davanti a una recessione grave, misure tendenzialmente recessive. Forse il governo riuscirà così nel tentativo di crearsi un nemico interno su cui scaricare le responsabilità della crisi economica e delle prevedibili ripercussioni in termini di reddito e di occupazione. Ma questa non è un'azione politicamente fruttuosa a priori: assomiglia semmai a una rappresaglia preventiva, e a un ricatto continuo, contro le ultime resistenze. Se si considerano le difficoltà in arrivo, è puerile attaccare gli avversari proprio mentre sarebbero desiderabili relazioni intelligenti (conflittuali sugli interessi e solidali sulle regole di fondo). Aggiungere che "certo sindacalismo di sinistra ha sempre difeso i fannulloni anche quando questi erano indifendibili", come ha fatto in replica Brunetta, significa cercare rogna. Comunque ferire chi può rispondere all'isolamento e alla frustrazione soltanto con l'arma a doppio o triplo taglio dello sciopero. Alle boutade sui fannulloni che allignano a sinistra si può rispondere in tanti modi. Ricordando con cortesia che la pigrizia è bipartisan. Ma anche segnalando che attaccare con ilare irresponsabilità chi sta all'opposizione e chi rappresenta settori consistenti del mondo del lavoro equivale a far serpeggiare flussi di risentimento civile: cioè aizzare una guerricciola che renderà ancora più nevrotico e instabile il tempo difficile che ci troviamo a fronteggiare.

domenica 16 novembre 2008

Brunetta: "I fannulloni sono di sinistra"

di Domenico Condito

Affermare che i “fannulloni” sono di sinistra è come affermare che gli “stronzi” sono tutti di destra. Tanto cretina la prima enunciazione, quanto sciocca e paradossale la seconda, anche se qualche politico di alto rango sembra fare di tutto per avvalorarne la fondatezza. Espressioni irresponsabili, dove non c’è traccia né del senso dello Stato, né di quello dell’opportunità politica.
Il Paese attraversa una crisi economica drammatica, dagli sviluppi imprevedibili, mentre la tensione sociale cresce e i conflitti s’inaspriscono. A maggior ragione sorprende la faciloneria di coloro che buttano benzina sul fuoco, adottando programmaticamente la politica dello scontro, della divisione del sindacato, della provocazione gratuita.
La corsa a chi la spara più grossa non ci salverà dal disastro economico che rischia di abbattersi sul Paese, dove urge favorire il concorso di tutte le forze politiche e sociali alla risoluzione dei problemi, pur nella distinzione dei ruoli e delle competenze. E se il Governo non sottovaluta la gravità della crisi economica, certamente sopravvaluta la sua capacità di risolverla autonomamente, senza il concorso dell’opposizione e delle forze sociali.
Le conseguenze della crisi economica saranno acuite da questa assoluta mancanza di coesione sociale, perseguita irresponsabilmente dal Governo a forza di decreti e battute infelici.
Il rischio è che il Paese imploda. Serietà, misura, umiltà potrebbero risparmiare agli italiani le conseguenze peggiori.
Ma questo è il tempo della “nanocrazia”, più propensa alla contrapposizione ideologica che non alla pacificazione sociale e alla soluzione reale dei problemi.
Verrà forse il tempo in cui si farà appello alla Solidarietà nazionale, ma meglio sarebbe prevenire la catastrofe sociale ed economica che non ricostruire sulle macerie...

venerdì 14 novembre 2008

Convegno su Cesare Pavese a 100 anni dalla nascita

A Vibo Valentia, il prossimo 15 novembre, l'evento dedicato alla figura del celebre letterato italiano
 
VIBO VALENTIA, 13 nov. (Adnkronos Cultura) - Con il titolo "Un respiro profondo di mare. La Calabria di Cesare Pavese" si terrà il prossimo 15 novembre a Vibo Valentia un convegno nazionale di studi dedicato alla figura del celebre letterato italiano nell'ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita.
Negli spazi del Valentianum a partire dalle ore 9.15, i lavori, coordinati dal saggista Giovanni Carteri ed aperti dal saluto introduttivo del Cavaliere del Lavoro Pippo Callipo, vedranno la partecipazione di Giuseppe Bova, presidente del consiglio regionale della Calabria; Davide Cariglio, presidente del consiglio regionale del Piemonte; Domenico Cersosimo, vice presidente della giunta regionale della Calabria; Franco Sammarco, sindaco di Vibo Valentia; Fiorenzo Alfieri, assessore alla Cultura del comune di Torino; Francesco De Nisi, presidente della provincia di Vibo Valentia; Francesco Bevilacqua della Commissione Cultura del Senato; Alessandro Laterza, editore e presidente della Commissione Cultura di Confindustria; il viceprefetto Francesca Crea, commissario straordinario del comune di Brancaleone.
Nel corso del convegno si alterneranno gli interventi di Mariarosa Masoero, docente dell'Università degli studi di Torino; Gianni Venturi, docente dell'Università degli studi di Firenze; Elio Gioanola, docente dell'Università degli studi di Genova; Marzio Mutterle, docente dell'Università degli studi di Venezia; le testimonianze del fotoreporter Mario Dondero e di Vito Teti, docente dell'Università degli studi della Calabria.
Le conclusioni della giornata di studi saranno affidate a Giuliano Soria, docente dell'Università degli studi di Roma Tre, mentre alcuni testi pavesiani saranno letti dall'attore Nino Racco. 

L’attore Nino Racco
Noi di “Utopie Calabresi” ricordiamo con nostalgia e gratitudine il tempo
in cui l’attore si esibiva a Stalettì (Catanzaro) su testi di Bertolt Brecht.
A lui un caro saluto da tutto lo staff.

giovedì 13 novembre 2008

L’ARS MAGNA DI RAIMONDO LULLO

Un incontro promosso dalle Edizioni Ursini

CATANZARO - “L’Ars Magna di Raimondo Lullo” è l’argomento di un interessante incontro promosso dalle Edizioni Ursini e dall’Associazione Accademia dei Bronzi, che si terrà mercoledì 19 novembre, alle ore 17,30, nei locali del Circolo Unione di Catanzaro.
Il convegno prende spunto dal testo “Il Re degli alchimisti” di Jacob Phanus, (noto studioso catanzarese) pubblicato di recente da Ursini, libro che sta suscitando grande curiosità non solo tra gli studiosi del Medioevo.
Nel libro, Phanus va al di là della diatriba se sia veramente Lullo, o lo pseudo-Lullo, l'autore di numerosi testi alchemici a suo nome, molti dei quali sono raccolti nella Biblioteca Chemica Curiosa e nel Theatrum Chemicum.
Al protagonista "storico", Lullo, l'Autore ne affianca uno inventato, Mundanus. Dai dialoghi e dalle interazioni fra i due, Phanus mette anche, fra le righe, il frutto del suo studio e delle sue tante traduzioni.
Ricercatore molto conosciuto soprattutto nel Nord-Italia, Phanus si è specializzato nella traduzione dal latino di testi medievali. Apprezzatissima la sua presentazione delle epistole di Sendivogio. Dalle lunghe conversazioni davanti i forni, ha ricavato idee chiare su una dottrina sconosciuta; idee che hanno ispirato il libro pubblicato dalle Edizioni Ursini, inserito nella collana “Incontri”.
L’interesse su Lullo, venerato in Spagna come Beato, non è mai cessato e molti scrittori hanno approfondito l’argomento nel corso dei secoli ed in particolare negli ultimi decenni.
“Il romanzo di Phanus - sottolinea Tonna - svela e rivela i segni della grande opera, filtrati nelle espressioni sublimi dei canti poetici che si ispirano al bellissimo libro lulliano dell’amico e dell’amato, anche nella trama avvincente della narrazione che necessariamente cede talvolta il passo a brani di saggistica. Spesso l’autore sacrifica il dato biografico per celebrare significati e messaggi trascendenti l’evento umano, col risultato meritevole di rendere interessante ed attraente una dottrina che può dire qualcosa di suo anche alla scienza moderna continuamente sottoposta alla falsificabilità”.

lunedì 10 novembre 2008

“UTOPIE CALABRESI” HA SUBITO UN GRAVE ATTACCO INFORMATICO

Il nostro blog è una “voce libera”, ma ha solo quattro mesi di vita e non è ancora abbastanza conosciuto da occupare una posizione rilevante sulla rete. Eppure non è sfuggito all’attenzione di coloro che vogliono impedire il riscatto etico e civile della nostra Terra. Evidentemente il controllo del territorio da parte dei criminali, che violentano quotidianamente la nostra Regione, si attua anche attraverso il controllo minuzioso della rete informatica, al punto che anche “UTOPIE CALABRESI” ha subito un grave atto d’intimidazione. L’attacco è arrivato sotto forma di un commento al post:

IN CALABRIA E' A RISCHIO LA CIVILTA' DEL NOSTRO PAESE
L'EMERGENZA CALABRIA NON E' SOLO UN AFFARE REGIONALE
Riflessioni sulle accuse di LUIGI DE MAGISTRIS a "una parte rilevante della magistratura calabrese..."


I commenti ai post di “UTOPIE CALABRESI” vengono notificati tramite email al curatore del blog prima di essere pubblicati, perché soggetti a moderazione. E’ attraverso questa via che è stato attaccato il PC utilizzato per la pubblicazione di “UTOPIE CALABRESI”.
Ma siamo ancora qui.
Certo è che se anche una piccola realtà come il nostro blog arriva già a subire attacchi così vili e violenti, la libertà di parola nella nostra Regione è gravemente in pericolo.


SVEGLIAMOCI!

Domenico Condito

sabato 8 novembre 2008

BERLUSCONI E OBAMA - CONTINUA LA POLEMICA

DOPO LE PAROLE DEL PREMIER ITALIANO SUL NEOPRESIDENTE AMERICANO
Berlusconi-Obama, tam tam in Rete «Scendiamo in piazza abbronzatissimi».
La proposta del blogger Mascia: «Troviamoci tutti a Largo Argentina». Gruppo ad hoc su Facebook.

ROMA - Le dichiaraioni del premier Silvio Berlusconi sul neopresidente americano Barack Obama («è bello, giovane e abbronzato») hanno scatenato un vero e proprio tam tam in Rete. Il blog «The Caucus» del New York Times è stato invaso da commenti al breve articolo della corrispondente Rachel Donadio sulla battuta del premier. Italiani e americani hanno voluto dire la loro sulla definizione di «abbronzato» data al presidente eletto Usa riempiendo 48 pagine del blog. Ora online si trovano anche un gruppo costituito ad hoc su Facebook e un blog costruito al volo: in home page c’è un banner con Obama e con il blogger Gianfranco Mascia con la faccia "annerita". Proprio Mascia, famoso per avere inventato i comitati Bobi (Boicotta il Biscione) nel 1993, lancia una proposta dal suo blog: «Troviamoci tutti a Roma, dalle 17.30 in poi, a Largo Argentina, davanti alla Feltrinelli. Con le nostre facce Abbronzantissime. Fieri di essere imbecilli, coglioni e Abbronzantissimi».

«SIAMO CON OBAMA» - «Possiamo diventare tutti Abbronzantissimi e Abbronzatissime, magari non giovani e belli. Ma Abbronzantissimi, sì. Abbronzantissime e Abbronzantissimi, tutti scemi per Obama - si legge sul blog di Mascia - . Siamo con lui, perché è la speranza di un mondo migliore. Un mondo in cui non sei indicato per il colore della pelle, la condizione economica, la religione, l’età o la sessualità. Un mondo in cui non ci sarà più posto per un signore che dà dell’imbecille a chi lo critica, del coglione a chi la pensa diversamente e dell’abbronzato al Presidente degli USA».

APERTA MOSTRA “FALSI D’AUTORE” A CATANZARO

Alla Galleria “Mattia Preti” del Circolo Unione

CATANZARO - “Una bella mostra che fa onore all’editore Vincenzo Ursini e al gruppo “InChiostro” diretto da Elio Frandina. E’ il commento a caldo dei tanti catanzaresi, quasi tutti appassionati d’arte, che ieri sera hanno partecipato all’inaugurazione della mostra “falsi d’autore” allestita nei locali della Galleria “Mattia Preti” di Catanzaro.
Venticinque soggetti, realizzati da qualificati artisti contemporanei che offrono un variegato panorama sull’arte italiana ed europea dei secoli appena trascorsi.
“Il nostro obiettivo - ha dichiarato Rossella Cerminara - è quello di fare emozionare il visitatore attraverso le copie d’autore riprodotte da qualificati artisti contemporanei. Il colore, le forme, la preziosità degli elementi, conferiscono ai “falsi” il carattere di autentiche opere d’arte che vale la pena di ammirare e collezionare. Un settore, questo, in forte espansione che susciterà certamente grande interesse anche nella nostra regione”.
“Ovviamente sono copie. - aggiunge Vincenzo Ursini - Ricordiamoci, tuttavia, che stiamo parlando di falsi d'autore, quindi di riproduzioni ad olio di opere di grandi pittori come Van Gogh, Caravaggio, Gauguin, da parte di artisti contemporanei più o meno noti che certificano la originalità delle loro riproduzioni. Niente illusioni, perciò, ma la certezza di avere a disposizione quadri di autentica bellezza a costi veramente accessibili”.
Tra gli altri sono esposti “falsi” di Leonardo (La dama con l’ermellino), Dalì (Cigni che riflettono elefanti, La persistenza), Picasso (Dora Mar, ritratto), Fede Galizia (Natura morta con pesche), Modigliani (Nudo, Jeanne Hébuterne con cappello), Van Gogh (La stanza), Sconosciuto fiammingo (Natura morta), Claesz P. (Natura morta), Monet (Il Parlamento, La Grenouillére), Klimt (Il Bacio, Signora con cappello e boa di piume, Le amiche, Donna con ventaglio, Danae), Manet (Garofani e clematide in vaso di cristallo), Brueghel (Bouquet), Caravaggio (Bacco), Gauguin (Donna con mango) e Vouet (Vergine con Bambino e la rosa).
La mostra, ad ingresso libero, rimarrà aperta sino a domani sera, dalle ore 9,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 20,00.
“Sono convinto – ha aggiunto Ursini – che a Catanzaro esistono collezionisti attenti che sanno apprezzare anche questo genere di opere, così come stanno facendo i collezionisti di molte altre città d’Italia e del mondo. Nei prossimi mesi programmeremo altre simili iniziative, coinvolgendo gli artisti calabresi più meritevoli per i quali organizzeremo valide iniziative promozionali”.

Da sinistra: Elio Frandina, Rossella Cerminara,
Caterina Petit e Luciano Sacco

Un angolo della mostra “falsi d’autore”
nella Galleria “Mattia Preti” di Catanzaro

venerdì 7 novembre 2008

La frase del presidente Berlusconi su Obama

Reazioni in tutto il mondo: facciamoci riconoscere!!!
di Domenico Condito

La politica ridacciana di Berlusconi non sembra riscuotere grande successo nel mondo, dove infuriano le polemiche per la frase pronunciata ieri a Mosca sul nuovo presidente americano: “Obama è bello, giovane e abbronzato''. Quindi, aveva aggiunto il Presidente-battutista, “ha tutte le qualità per andare d'accordo con il Presidente russo Dmitri Medvedev”.
L’interpretazione in chiave “macchiettistica” delle relazioni diplomatiche è stata immediatamente rilanciata sui siti internet dei principali quotidiani internazionali: dai britannici Guardian e Times al tedesco Spiegel, fino agli spagnoli El Mundo e El Pais. Il sito di Herald Tribune definisce quantomeno ''non convenzionale'' lo stile politico di Berlusconi che ''non sarebbe nuovo a confondere l'ironia con la diplomazia''.
Particolarmente dura la reazione di Walter Veltroni, segretario del Pd: ''Le espressioni di Berlusconi colpiscono gravemente l'immagine e la dignità del nostro paese sulla scena internazionale. Un uomo di Stato non può consentirsi, con battute da cabaret, questa mancanza di rispetto''.
L'allegro Presidente, beato lui, ha tenuto a precisare che la sua voleva solo essere una “carineria” nei confronti di Obama. Peccato che il resto del mondo non l’abbia capito!
Il commento finale dell’Homo ridens è stato: “Dio ci salvi dagli imbecilli”.
Che avrà voluto dire?

Lo scrittore amanteano Vincenzo Facchinieri a Milano per la presentazione del suo libro “Finalmente l’alba”

Comunicato stampa ricevuto da Amantea.net.

AMANTEA - Il 22 novembre p.v., presso la Sacrestia del Bramante, Basilica di Santa Maria delle Grazie in Milano, nell’ambito di una manifestazione culturale organizzata dall’Accademia Internazionale III Millennio, sarà presentato il romanzo dal titolo “Finalmente l’alba”, pagg.198, edito nel mese di agosto c.a. dalla Casa editrice Pagine in Roma, dello scrittore Amanteano Vincenzo Facchinieri. Per la sua intensa attività letteraria, volta anche al sociale, nel 2003 il Facchinieri è stato insignito del titolo di Accademico onorifico dalla Presidenza della citata Accademia. Alla manifestazione figurano come invitati il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, i Direttori delle più importanti testate giornalistiche italiane nonché il Magistrato di origine calabrese Corrado Calabrò. Il volume del Facchinieri sarà presentato dal Generale dei Carabinieri Basilio Viola. Raggiunto telefonicamente, il Facchinieri ha riferito che l’evento in questione, voluto dalla Presidenza dell’Accademia, è volto a divulgare la sua attività letteraria ed umanitaria ad una platea decisamente più ampia, attività della quale sembra non accorgersi, puntualizza lo scrittore, proprio la Comunità in cui egli vive, ossia la cittadina di Amantea – dato oggettivo desunto dallo scarso numero di copie vendute nella città natia in confronto all’ottimo riscontro che di volta in volta registra fuori dalle mura amanteane. La polemica dell’autore, comunque composta, è anche supportata dal fatto che proprio in quella che lui continua comunque a definire la Sua città, i suoi libri non hanno mai avuto la possibilità di essere presentati. Viceversa, il Facchinieri ha trovato ampi consensi sia nella città in cui lavora, Catanzaro, che nell’intera Provincia del Capoluogo Regionale ove, come nel caso della pubblicazione dei libri “Vicini di casa” e “Il tunnel”, entrambi scritti a seguito della sua esperienza in Bosnia-Erzegovina, sia l’Assessorato alla Cultura sia i Dirigenti scolastici degli Istituti operanti nell’intera Provincia, lo hanno fortemente richiesto per tenere conferenze e quant’altro. L’autore precisa di essersi proposto alle corrispondenti Autorità amanteane, ottenendo da queste un assoluto silenzio. Questa mancanza di considerazione amareggia e al tempo stesso rafforza il Facchinieri che, comunque, continuerà imperterrito sulla sua strada, sicuro che un giorno non tanto lontano, gli sarà offerta la possibilità di dedicarsi esclusivamente alla professione di scrittore. La manifestazione che si terrà in Milano, per lui è un punto d’inizio e non un punto d’arrivo.

"LUNGO I CHIOSTRI" di Rosa Minei Astarita

Il nuovo volume edito da Ursini

CATANZARO - Dopo ben 17 libri di poesie, racconti, saggi, e la monografica “L’equilibrio dell’interiorità” curata da Fulvio Castellani, Rosa Minei Astarita, docente di Lettere in pensione, pubblica in questi giorni, sempre per i tipi delle edizioni Ursini di Catanzaro, un nuovo corposo volume di narrativa dal titolo “Lungo i chiostri”.
Citata nell’opera “Poeti Moderni Contemporanei” e nel “Dizionario dei Poeti”, nonché nella “Storia della letteratura italiana” di Miano, Minei ha vinto decine di premi ed è presente in alcune antologie scolastiche.
“Lungo i chiostri” si articola in diciassette racconti a sé stanti e compiuti, ombelicalmente collegati, comunque, l’uno all’altro sia per la presenza quasi sempre di un chiostro, sia per il fatto che il narrato vive alla grande il desiderio di luce interiore che trova compiutezza nell’altro, nella gioia del dare e del ricevere.
“È sempre stato un piacere - scrive il giornalista Fulvio Castellani, nell’introdurre il testo - leggere le pagine che Rosa Minei Astarita ha via via mandato in onda con un tocco di estrema sincerità e d’amore per la vita, per quanti agiscono accanto a lei, per chi soffre e spera in una mano amica. Lo è stato e lo è anche in questa circostanza; sì, perché appena ho aperto il primo squarcio del suo percorso di vita ho riassaporato, in maniera intensa, il profumo inconfondibile della sua umanità e del suo saper veicolare emozioni forti, genuinamente ancorate alla quotidianità di un passato vissuto e di un presente in attesa”.
Ogni racconto è una piccola-magica storia che si sviluppa e si concretizza a tu per tu con un Convento e, di conseguenza, all’ombra di un chiostro, ossia in un luogo dove l’accoglienza non è una moda ma una vocazione, dove l’amore e la fede svolgono un ruolo di primaria importanza in direzione dell’Oltre, di Dio, dell’Amore per eccellenza.
“Basterebbe soffermarci sul primo racconto, che non a caso dà il titolo al libro, - aggiunge Castellani - per comprendere a fondo quello che è il mondo di Rosa Minei Astarita e per suggerne la bellezza, le sfumature, i rimandi talvolta storici, gli arcobaleni di luce che ogni momento del vivere è in grado di offrire anche in frangenti legati a difficoltà pratiche, alla paura, alla sofferenza, al doversi dare in maniera forzosa…”.
C’è anche la guerra, la presenza dei soldati in paese, l’attesa di un padre sofferente che trova il sorriso davanti al Santissimo Sacramento… a tratteggiare i vari racconti che si susseguono sempre compenetrati di umanità e di fede.
La figura di Donna Rusinè, madre di sette figli e con il marito non in grado di lavorare, troneggia poi per quel dover agire allo scopo di sfamare la famiglia usando quanto ogni soldato pretende in cambio di pane e di altri generi di prima necessità.
“Leggendo e rileggendo questa raccolta di racconti o, se preferiamo, questi scampoli di vita (singolari ed efficaci quanto mai i dialoghi in dialetto che ci danno la freschezza di una parola che ora la modernità globalizzante va, purtroppo, frantumando) ecco, pertanto, - conclude Castellani - che non posso che confermare quanto da me scritto nella monografia dedicata a questa brava scrittrice e poetessa, ossia che la sua scrittura evidenzia a tutto tondo un equilibrio interiore che trasuda purezza spirituale, relazione continua con l’umanità che la circonda e con l’ambiente magico della sua terra d’origine. Un ambiente che, in questo caso, si tonifica ulteriormente con la presenza dei chiostri e grazie all’irradiarsi di una luce che non ha eguali, quella luce, per intenderci, che nel racconto conclusivo, il padre della “piccola Fracci” si ritrova sul viso nel momento della sua dipartita: quella di Dio.
«La fede fabbrica un ponte da questo mondo all’altro», ha scritto Edward Young, ed un tanto è il messaggio che fuoriesce da questa nuova fatica letteraria di Rosa Minei Astarita, inserita dalle edizioni Ursini di Catanzaro nella collaudata collana “Incontri”.

Gelmini: varato il decreto legge sull’Università - A Reggio Calabria, l’Unical, l'Università della Calabria, organizza lezioni in piazza

Studenti universitari in piazza contro il decreto Gelmini.
In tutta Italia pronte le manifestazioni contro il decreto sull'Università varato dal Ministro dell'Istruzione

ROMA - Ieri il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha varato il decreto legge sull’Università con fondi per gli atenei migliori e blocco del turn over più morbido, oggi collettivi universitari, facoltà in mobilitazione e studenti liceali tornano sul piede di guerra: sono previste diverse iniziative di protesta locali nelle maggiori città contro la finanziaria e la legge Gelmini. Sarà una sorta di "prova generale" dello sciopero nazionale dell’università che si terrà venerdì prossimo 14 novembre con un grande corteo a Roma.

Proprio nella capitale sfileranno dalle 9 di mattina tre cortei di studenti medi, liceali e universitari: gli studenti universitari de La Sapienza partiranno da piazzale Aldo Moro alle 9, i liceali e gli studenti medi da Piazza Barberini sempre alle 9 e gli universitari di Roma Tre da Piramide ancora alle 9. I cortei convergeranno poi a piazza Venezia. L’università Roma Tre ha invece preparato la ’Notte della Ricercà: dalle 18 alle 23 si seguiranno osservazioni al telescopio, visite ai laboratori di ricerca, lezioni all’aperto, esposizioni di poster scientifici, letture, seminari. Conclude un concerto di Mimmo Locasciulli.

A Torino, al Politecnico, dove è in programma l’inaugurazione dell’anno accademico, i collettivi universitari hanno annunciato una "ControInagurazione": ’Sarà un momento d’incontro nel quale docenti, intellettuali ed artisti si potranno incontrare e dare un contributo propositivo alla nostra lotta, contro gli articoli 16 e 66 della Legge 133 che prevedono pesanti tagli al Fondo di finanziamento ordinario, nuovi vincoli posti alle assunzioni di personale docente e la possibilità di trasformare le Università pubbliche in fondazioni, spiegano. Nel capoluogo piemontese la giornata è organizzata attorno a due tavole rotonde: la prima, che ha per tema "Oltre la Legge 133, per un’altra Università", è un momento in cui discutere e approfondire i temi che riguardano il futuro deglil atenei; la seconda tavola rotonda ha invece per tema "L’opportunità in tempo di crisi: per una svolta economica ed ambientale": partendo da un’analisi del Dpef 2008, presentato a luglio dal Ministro dell’Economia, gli studenti vogliono analizzare le spese tagliate e gli investimenti previsti dal Governo nei prossimi anni.

Tra gli ospiti delle tavole rotonde Piergiorgio Odifreddi, Beppe Rosso e Giulietto Chiesa. Anche Napoli sono previsti cortei (il più grande quello regionale) degli studenti medi e universitari contro le riforme che distruggono la scuola, l’università e la ricerca pubbliche, mentre a Palermo - dove ieri un guppo di studenti universitari ha fatto irruzione nella sala Gialla di Palazzo dei Normanni mentre era in corso un incontro fra sei rettori di atenei del sud - alcune università del meridione (Palermo, Enna, Messina, Seconda Università di Napoli, Reggio Calabria) hanno chiesto al governo pari condizioni per competere con gli atenei del centro-nord, in modo che i tagli della riforma Gelmini non finiscano per penalizzare indiscriminatamente atenei che risiedono in territori economicamente e socialmente più deboli.

Sempre al sud, a Reggio Calabria, l’Unical (Università della Calabria) ha organizzato lezioni in piazza (alle 15 col prof. Sonnino "Geologia e vino" in piazza M.L.King), incontri e dibattiti (alle 17 "Ndrangheta University" con perfomance artistico-musicali, facoltà di Filologia), spettacoli treatrali e musicali. A Bologna si prepara invece al "No Gelmini night parade": l’appuntamento è per le 18 in piazza Verdi, in zona universitaria, da dove partirà un corteo notturno in zona universitaria, durante il quale mettere in piedi azioni creative e comunicative per segnalare a tutta la città i nodi più importanti della discussione. A Cagliari un corteo dalle ore 9.30 in maniera pacifica sfilerà per la città, partendo da Piazza del Carmine e confluendo in Piazza San Domenico verso le ore 13. Moltissimi istituti superiori, infine, continuano ad essere in mobilitazione, con occupazioni, autogestioni e anche loro lezioni in piazza: per il 17 novembre - storicamente la data di mobilitazione internazionale degli studenti - l’Unione degli studenti (UdS) lancerà con lo slogan "Io voglio sapere" una settimana di agitazioni nelle scuole per costruire dal basso una scuola ed una società diverse.

giovedì 6 novembre 2008

LICIO GELLI, LA P2 E LA CALABRIA

La Calabria e la P2: il patto storico tra la ‘ndrangheta, l’eversione nera e la massoneria deviata negli anni della tensione.
L'inchiesta di Agostino Cordova, ex Procuratore di Palmi, fra gli anni '80 e '90.

di Domenico Condito

Nei giorni scorsi, “Utopie Calabresi” ha riservato una certa attenzione alla presenza di Licio Gelli in televisione. Dallo scorso lunedì, Odeon TV ha cominciato a mandare in onda il programma “Venerabile Italia”, dove il più torbido personaggio del Paese intende propinare agli italiani una “ricostruzione inedita della storia dell’ultimo secolo, dalla Guerra di Spagna agli anni ’80, dai salotti di Roma alle rive del lago di Como, dall’epoca fascista al crac del Banco Ambrosiano”. L’iniziativa ha suscitato profondo sgomento e sdegno nel Paese, ma anche qualche consenso. Quest’ultimo particolare non è da sottovalutare. Evidentemente il clima politico in Italia è cambiato, e ciò che fino a ieri non sarebbe stato neanche ipotizzabile, oggi conquista l’onore della ribalta televisiva, senza che alcuna autorità costituita intervenga per censurare l’operazione.

Licio Gelli, “Maestro Venerabile” della loggia massonica segreta P2, per qualcuno vicino alla Cia, è stato accusato d’aver avuto un ruolo in Gladio, e dopo la scoperta della loggia P2 fuggì in Svizzera. Qui fu arrestato, ma riuscì ad evadere e si rifugiò in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987. E’ stato condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e per bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano: 12 anni).
Ma l’interesse di “Utopie Calabresi” per il “Maestro Venerabile” è dovuto anche ai suoi rapporti fitti e protratti con la Calabria, che sono stati fatti oggetto di diverse inchieste della magistratura. Vi proponiamo la lettura di un Dossier giornalistico, pubblicato qualche anno fa da “ilQuotidiano”, che ricostruisce vicende a cavallo fra gli anni sessanta e settanta:

Il patto storico tra la ‘ndrangheta, l’eversione nera e la massoneria deviata. Fatti e personaggi degli anni della tensione. I summit e quelle strane coincidenze.CALABRIA SOTTO IL SEGNO DELLA P2Il misterioso incontro alla villa “La Spagnola” di Parghelia (visualizza il documento)

Ma la presenza di Licio Gelli in Calabria fu segnalata e indagata anche in tempi più recenti. A partire dalla metà degli anni ottanta, Agostino Cordova, al tempo Procuratore di Palmi, condusse un’inchiesta clamorosa su un traffico internazionale di droga e armi, arrivando a chiedere il rinvio a giudizio per Gelli e altri inquisiti calabresi (visualizza l'articolo del Corriere della Sera). Ma Cordova fu trasferito a Napoli e l’inchiesta fu archiviata: dopo quasi otto anni, quella ch’era diventata la maxi inchiesta sulle logge massoniche in Italia, approdata poi a Roma, fu archiviata dal gip Augusta Iannini, che ha dichiarato il non «doversi promuovere l’azione penale» nei confronti dei 64 massoni indagati.

"Curiose" le analogie fra la vicenda di Cordova e quella più recente di un certo De Magistris...
Ci chiediamo se la massoneria deviata, o l’uso deviato della massoneria, continui a rappresentare ancora un pericolo per il funzionamento delle Istituzioni calabresi, e se il “Maestro Venerabile” sia ancora in grado di esercitare su di esse un qualsiasi controllo o influenza.

Allo Stato il compito di tutelare la legalità in Calabria, ma la fiducia dei calabresi nelle Istituzioni ha toccato il suo minimo storico. E’ un dato drammatico che mette ancora più a rischio la democrazia e il corretto funzionamento delle Istituzioni nella Regione.
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